"Mater Natura" nasce per dare una voce a chi è oramai stufo e spaventato delle continue ingerenze della chiesa e dei giochi politici di contorno che appoggiano queste palesi discriminazioni sociali in nome di un Dio.Chiedo dunque ai milioni d'omosessuali,coppie sterili,conviventi,atei e moderati cristiano/cattolici di sfogarsi,fermando e dicendo BASTA agli inquisitori del terzo millennio!
"..era come quando studiavamo il fascismo a scuola,non so chi di voi ha avuto il piacere?..vedavamo le foto di queste folle enormi di persone ed io ero piccola e già pensavo fosse quello il mostro,non il cazzone di turno...eh,già perchè che ci sia una persona che voglia il potere assoluto è clinicamente possibile,ma che ci siano milioni di persone disposte ad affidargli la propria vita è un concetto più difficile da spiegare e accettare.."(Sabina Guzzanti - "Reperto Raiot")
Rai, cacciato Vauro da "Anno Zero" per vignetta su sisma
Il nuovo direttore generale della Rai [RAI.UL] Mauro Masi ha deciso oggi di allontanare dal video il vignettista Vauro Senesi, a seguito delle polemiche seguite alla puntata della trasmissione "Anno Zero" sul terremoto in Abruzzo. Alla stessa trasmissione si chiede di "riequilibrare" i servizi sul terremoto andanti in onda la scorsa settimana. (REUTERS)
Segnalo questo sito della RAI dove poter far sentire il nostro dissenso. Scrivete numerosi!
Il Giornale di Berlusconi, organo di propaganda del padrone, ospita oggi un pezzo di uno dei suoi servi più zelanti dal titolo: "Col marchio di Grillo vendono sesso e pannolini". Si insinua che io abbia qualcosa a che fare con un sito che vende sesso e pannolini. Io non ho nulla da spartire con il sito beppegrillo.tv come ho riportato il 18 gennaio nel blog. Valuterò se sporgere querela contro il padrone e il servo del quotidiano. Il ricavato sarà destinato ai terremotati in Abruzzo.
Dal Giornale:
"Con Beppe Grillo e Marco Travaglio tu odi i politici, odi i giornalisti, odi in generale e al tempo stesso trovi lavoro, trovi sesso e trovi anche soldi. La dimostrazione definitiva che Grillo e Travaglio sono solamente dei cinici commercianti di odio civile (da vendere a un ben individuato target di beoti, spesso poveri ragazzi in buona fede) è fornita una volta per tutte da beppegrillo.tv, sito non ufficiale dove i contenuti del blog ufficiale sono replicati per attirare lo stesso pubblico e quindi piazzargli prodotti degni del brand che rappresenta: impieghi inesistenti, illusioni, piccole truffe, dvd di Travaglio, pannolini e femmine dell’Est....
Sta di fatto che l’orrenda e ordinaria pubblicità, nel frattempo, è comparsa su beppegrillo.tv e sul gemello «marcotravaglio.tv», parenti illegittimi fondati non si sa da chi: e vai a sapere chi accidenti sia quell’Hernando Pereira che risulta aver registrato i domini. La grafica è diversa dal sito originale di Grillo, ma i contenuti pochissimo... "
sospeso vauro, il vignettista del manifesto e di annozero, per "riequilibrare" la trasmissione dopo le polemiche sulla puntata scorsa.
adesso stanno esagerando.
da http://politicaesocieta.blogosfere.it/2009/04/terremoto-in-abruzzo-anna-blogger-de-laquila-parla-coi-medici-oltre-1000-morti.html
Dietro Miss Kappa c’è Anna Pacifica Colasacco, nata a L’Aquila il 22 luglio 1956 e residente, fino al 6 aprile 2009, in via Costa Masciarelli, 8. Vi dico solo una cosa: Onna conta all’incirca 600 abitanti e danno 48 morti (più o meno) L’Aquila ha 42.000 abitanti e vi dicono che i morti sono, compresi quelli di Onna, poco più di 200. A voi le conclusioni. I morti sono quasi mille.
Qui invece siamo a quota 278. Anna è una blogger e nel suo ultimo post ha lasciato il suo numero di cellulare. La chiamiamo.
“Sono stanca, non mangio dalla scossa della notte di domenica, solo un po’ di latte. Devo trovare un pc e una chiavetta per aggiornare il blog. Gli ultimi due post sono riuscita a scriverli io, i due precedenti li ho dettati a un’amica di Bologna, per avvertire che ero viva“.
Dove ti trovi adesso?
Sono a casa di amici in campagna, tra Loreto Aprutino e Penne.
Ma abitavi a L’Aquila.
Si, nel centro storico. Lì avevo anche il mio negozio di antiquariato che ora sarà distrutto, suppongo. Ora hanno transennato tutto. Prima del blocco mio marito voleva rientrare ma c’è stata un’altra scossa ed è scappato.
Nel tuo blog parli di politica e attualità, ma anche del terremoto. Quando hai iniziato a occupartene?
Almeno quattro mesi fa. Già allora eravamo soli, ci tranquillizzavano. Siamo stati portati a morte e i responsabili sono il sindaco Massimo Cialente, Stefania Pezzopane Presidente della Provincia e della Regione Gianni Chiodi oltre al suo predecessore Ottaviano Del Turco. Siamo stati dimenticati e non hanno pensato a un piano di emergenza.
Si parlava di scosse da dicembre.
Ci sono state tutti i giorni a partire dal 12 e 13 gennaio. Gli ultimi due mesi sono stati intensi. Ma se parlavi a un pescarese delle scosse de L’Aquila diceva che no, non poteva essere vero. I giornali stavano zitti, le autorità pure. Calma piatta.
Ma le avvisaglie c’erano.
Il 30 marzo una scossa aveva lesionato la mia casa. Ho chiamato i vigili del fuoco. Secondo loro si trattava solo di una crepa nell’intonaco. Ma io me ne sono andata.
Dove?
Nella mia casa a Santo Stefano di Sessanio, vicino a Paganica, epicentro del terremoto. Ora ho perso anche quella. Sono rimasta lì due giorni, poi volevo tornare a L’Aquila per lavorare.
Quindi sei tornata. E arrivano le 23.30 di domenica.
Sento una scossa fortissima e accendo la tv, ma le autorità dicono che l’epicentro è a Forlì. Non ci credo. Io e mio marito usciamo di casa, andiamo da alcuni amici a Paganica che vivevano al piano terra. Alle 3.30 ci crolla tutto addosso, ci salviamo in mezzo a una nebbia fittissima.
Siete riusciti ad uscire subito dalle macerie?
Si, mio marito ci ha aiutati. Siamo andati in macchina al parcheggio del Multisala Garden a Monticchio. Era sventrato, i vetri sfondati. Entriamo al bar, prendiamo acqua e ricarichiamo i cellulari. In macchina la radio trasmetteva ancora canzonette, le prime notizie sono arrivate alle 6. I primi aiuti e le ambulanze alle 7. Eravamo in campagna e la terra continuava a tremare.
Nel parcheggio del multisala hanno allestito anche un campo.
Sì, è piccolo. Sono arrivati in molti della Protezione civile da Milano e dal Friuli e noi ci siamo spostati. Sono efficientissimi, non manca niente, anche se sembra una zona militare. Ora abbiamo tutto, sono disponibili anche gli alberghi sulla costa. Poi ci dimenticheranno.
Dormi nelle tende?
No, c’è chi ha più bisogno. Sono stata in macchina.
Stanotte c’è stata un’altra scossa.
Sì, scene di panico.
Nel tuo post hai parlato di mille morti. Sono cifre che stravolgono i conteggi.
Due medici de L’Aquila mi hanno detto che tanti dei ricoverati negli ospedali morti a seguito del terremoto non sono stati conteggiati fra le vittime. E i nostri medici non possono entrare negli ospedali dei campi perché sono considerati sfollati. E poi facciamo un conto.
Prego.
Onna aveva 600 abitanti, è stata distrutta. L’Aquila, che ora è un ammasso di calcinacci, ne aveva 42.000. E saremmo a 270 morti, compresi i 48 di Onna. Le cifre non tornano.
Quindi i morti che mancano all’appello sarebbero nascosti negli ospedali.
Sì. Per ora non li vogliono dire. Preferiscono comunicarli un po’ alla volta.
Per ora sono confermati 278 vittime, staremo a vedere. L’Aquila è zona sismica e gli abruzzesi sono abituati a convivere con le scosse, ma c’è chi sostiene che con un piano di emergenza si potevano salvare molte vite.
Certo. Le scosse andavano avanti da tre mesi consecutivi, questa non era la normalità. Gli stessi precedenti si verificarono solo una volta.
Quando?
Nel 1730, quando L’Aquila venne rasa al suolo dal terremoto. Ne parla anche Anton Ludovico Antinori e la dinamica è stata la stessa: prima lo sciame sismico, poi le scosse minori e infine quella decisiva. La sequenza è stata identica, il piano d’emergenza e l’allestimento preventivo di campi e tende era doveroso.
Su Facebook, in tv e sui giornali ci sollecitano ad inviare aiuti, ma tu inviti a stare attenti. A chi consigli di donare?
All’ANA (Associazione Nazionale Alpini). Mi sembra la più affidabile. Di certo non al conto corrente della Regione Abruzzo: prima abbiamo avuto Del Turco e ora i nostri politici che ci hanno portato alla tragedia.
Parliamo di informazione. Hai letto i giornali o visto le tv in questi giorni?
No, ascolto la radio che ho in macchina. So che nei campi vengono distribuiti Il Tempo e Il Centro che pubblica la lista dei morti.
E ora che fai?
Cerco di capire, torno al campo. Voglio vedere cosa sta succedendo e aggiornare il blog.
Blog Guzzanti
14 Aprile 2009
Undicesimo: non perdonare
Undicesimo: non perdonare
(8:41)
Di fronte al mare, all’immenso, viene da pensare alla natura, alla perfezione della natura. Il mare, la spiaggia, i detriti che porta il mare che poi se li riprende, poi li riporta, la sabbia, i ciottoli, i ciottoli. Sabbia, poi va via la sabbia, rimangono i ciottoli, vanno via i ciottoli, arriva la sabbia, è un ripercuotersi di cose perfette che si intercalano in un disegno fantastico, allora viene spontaneo parlare di natura, di terremoti. Il terremoto ce l’abbiamo dentro, non siamo mai fermi, la terra si muove, abbiamo piccole scosse. Sempre piccole scosse, noi conviviamo con un disegno più alto di noi che ha cinque miliardi di anni. L’unica cosa che sappiamo, che non c’è responsabilità più in niente, non sappiamo nulla, vanno giù le case, dovevano andare giù nel terremoto dell’Abruzzo, dovevano rimanere su, chi è il responsabile, mettiamo in galera Giuliani, quel tecnico che aveva semi-previsto, perché non si può neanche dire che poteva avere semi-previsto, c’era uno sciame di scosse in Abruzzo da un mese, allora mettiamo in galera lui per tentata cosa, non so, mettiamo in galera Travaglio? Santoro? Mettiamo in galera questo, questa gente deve andare in galera. L’Impregilo no? L’Impregilo deve essere perfetta, la nostra grande impresa del Creato che mette tutto a posto, che costruisce magari con questa sabbia. Costruisce ospedali, abitazioni, ma soprattutto l’ospedale dell’Abruzzo, de L’Aquila, che è andato giù, che non è agibile per il 90%, sono sempre gli stessi! Sempre gli stessi sono!
Vai a vedere chi ha l’Imprégilo, o Impregìlo, lì ci sono sempre gli stessi, ci sono i Benetton, c’è Gavio, Ligresti, questa gente vorrebbe fare le centrali nucleari anche in Abruzzo! Siamo senza ormai ritegno, ci meritiamo di scomparire tutti, ma Dio, Dio, Dio, per l’amor di Dio dove sei? Dio non perdonare perché questi sanno quello che fanno!
Allora voglio capire, si poteva prevedere, non si poteva prevedere, non voglio accusare nessuno, ma sono rimasto esterrefatto, sono incazzato come una bestia! Il terremoto avviene alle 3 di notte e la Prefettura viene avvisata a mezzanotte, quelli della Prefettura portano via i coglioni a mezzanotte, il terremoto avviene alle 3, quelli della Prefettura che dovrebbero essere il centro della raccolta, dell’unità di crisi, si parla di unità di crisi, la grande Prefettura portano via i coglioni di notte senza dire niente a nessuno?! I funzionari si salvano e i cittadini muoiono? E devo sentirmi dire queste cose in televisione da Travaglio, ho fatto un salto così dalla sedia e questo Fini, questa pezza da piedi che dice delle cose… è esterrefatto, ha detto: “è una vergogna la RAI”, te lo dico io (Musso)Fini te lo dico io, sei tu una vergogna che non l’hai neanche vista la trasmissione, qui parliamo di prevenire le cose, non di dire… scappa la Prefettura, non ho mai visto… è come se qui, nella pineta prende fuoco la pineta, arrivano i pompieri e scappano, ma stiamo scherzando?! La vergogna caro (Musso)Fini, la vergogna è questa gente che fa spot sulla pelle degli altri! La grande vergogna è vedere in televisione Del Turco, Presidente dell’Abruzzo, arrestato per aver preso tangenti per la sanità e il suo ospedale, dentro la sua regione è venuto mezzo giù, questa è la vergogna, far parlare questa gente! Questa è la grande vergogna, la vergogna dell’informazione che date, non di Travaglio e di Santoro, la vergogna vera è di quell’altra pezza da piedi che è Riotta, ricotta che se ne va alla grande. 70 secondi di RAI, pagate dal mio canone, toh, non ti do più una lira e con noi 160 mila persone non ti danno più il canone e saremo sempre di più, bene, fa 70 secondi sullo share dei morti, dicendo: il nostro Tg ha fatto l’audience, il nostro Tg ha le 15 ha fatto l’audience, alle 17 ha fatto l’audience, fate schifo! Fate schifo! E siamo scemi, moriamo come stupidi, senza poter dire nulla, fare nulla, siamo ormai dei coglioni.
Un uomo, un uomo che è stato Ministro della… come chiamarlo Stanca, era un magazziniere dell’Ibm, fa una roba incredibile su… fa un sito www.italia.it, ve lo ricordate? Rimettiamo 40 milioni di Euro di investimento che non si sa dove sono andati a finire, bastavano 200 mila Euro per fare un sito così, non è mai stato aperto, uno così da mandare via a calci nel culo, lo chiamano per fare l'amministratore delegato450 mila Euro
Allora siamo noi stupidi, chi siamo? Abbiamo gente così al governo con due lavori? Ghedini, Ghedini, l’Avvocato di Berlusconi, che va in televisione a fare "co, co, co, co" prende due stipendi? E quando fa il deputato uno così? Se è sempre a fare processi per difendere quel nano lì che ormai è uguale a quello che mettono sul carro a Viareggio, è di cartone arancione con i cappelli di cemento? Fosse il cemento che si sbriciola come le case dell’Abruzzo, gli si sbriciolassero i capelli! Siamo in mano a dei dementi, della gente che… ci vuole veramente uno psichiatra qui, ci vuole uno psichiatra! E adesso questi manager intoccabili, li vedi sono sempre gli stessi. Buora scappa, se ne va dalla Telecom e dall’Impregilo, allora sono sempre gli stessi, porta di una puttana. Allora adesso c’è il boss-napping, adesso vanno a prenderli, finalmente! Hanno cominciato a Bruxelles, hanno sequestrato per modo di dire, li hanno sequestrati nel proprio ufficio, tre dirigenti della FIAT perché avevano licenziano 15 persone, in Piemonte abbiamo fatto di più! Grandi in Piemonte. Per aver licenziato 140/150 persone di Benetton, hanno sequestrato il manager che firma, basta, è finita l’epoca che firmate, mandate a casa migliaia di persone e voi ve ne andate con i bonus e le stock option, è finita, deve finire! Bernabè ti vedo già, dovrai licenziare dalle 6 mila alle 10 mila persone, ti terranno 3 mesi a te nell’ufficio, stai molto attento!
Quindi questo è un mio sfogo che voglio fare tutte le settimane, questo 168 deve diventare un appuntamento pazzesco, mi sto sfogando perché, non so neanche io perché mi devo sfogare tutte le volte. Faccio un annuncio, Gavio, Ligresti, Benetton, per fare l’Expo, quello che farete, per fare le vostre centrali nucleari, guardate che bella sabbia che c’è qua, non costa un cazzo, venite a prendervela, non costa niente, fate le vostre centrali nuclearine, ci dite che sono sicure e noi siamo contenti, possiamo solo scomparire, polverizzarci o essere radioattivi, grazie di tutto, buona Pasqua anche a voi che spero sia l’ultima! dell’Expo, lui chiede 750 mila, loro gliene danno 450 mila, lui accetta 450 mila Euro l’anno per fare l’amministratore delegato, uno così, mantenendo il suo posto di Deputato o Senatore, non so se è deputato o senatore, con il doppio lavoro, 250 mila Euro per essere deputato o senatore, per fare amministrare una cosa demenziale che è l’Expo!
"Buongiorno a tutti.
Dopo una settimana di terremoto, capita di incontrare sui giornali titoli come questi: “Sisma? Colpa del governo. Deliranti accuse di Santoro, Annozero approfitta della tragedia abruzzese per mettere sotto accusa Protezione Civile e Bertolaso. Non hanno ascoltato le profezie di Giuliani e buttano via i soldi per il G8”.
Questo c'è da aver paura a prenderlo in mano perché ci si sporca: “Il dolore e gli sciacalli. Funerali in Abruzzo, speculazione in TV”. Da una parte le bare, dall'altra Santoro, a proposito di Sciacalli e di speculazioni in TV. E c'è il pezzo di quel soggettino del direttore, che non nomino neanche per non sporcarmi – appunto - il quale ha fatto una figuraccia ad Annozero. Vedete, ad Annozero si invitano le persone a parlare, se poi dicono stronzate fanno brutta figura e allora si incavolano e il giorno dopo scrivono sul giornale per prendersela con la trasmissione che non gli ha consentito di fare la solita messa cantata che, invece, gli viene consentita nelle TV e nei programmi di regime.
Ma abbiamo anche il Corriere della Sera, che in questi giorni ha cambiato direttore e che a fianco di un bellissimo articolo di Gianantonio Stella che, praticamente unico fra gli unici, segnala ogni volta tutte le inadempienze legislative – dopo ne vedremo qualcuna – riporta anche un altro articolo intitolato: “Santoro, in onda l'abuso di libertà”, e dentro c'è un titolo che dice che si getta zizzania in televisione.
E' un bel complimento per i giornalisti, perché i giornalisti devono gettare zizzania altrimenti è inutile che esistano.
Lezione (teorica) di giornalismo
Vi leggo, a questo proposito, l'editoriale che è comparso il giorno prima di questi articoli, cioè venerdì. E' l'editoriale di saluto di Ferruccio De Bortoli che torna dopo cinque anni alla direzione del Corriere, succedendo a Paolo Mieli al quale era già succeduto una dozzina di anni fa:
“Primo: perché un' informazione libera, indipendente e responsabile fa bene alla democrazia? Non è una domanda retorica. Senza un' opinione pubblica consapevole e avvertita un Paese non è soltanto meno libero, ma è più ingiusto e cresce di meno. Il cittadino ha pochi strumenti affidabili per decidere, non solo per chi votare, ma anche nella vita di tutti i giorni. La sua classe dirigente fatica a individuare le priorità, lo stesso governo (come avviene nelle aziende in cui tutti dicono di sì al capo) seleziona più difficilmente le buone misure distinguendole da quelle che non lo sono. Il consumatore è meno protetto, il risparmiatore più insidiato. Lo spazio pubblico è dominato dall'inutile e dall'effimero. Si discute molto, e a ragione, sugli eccessi dell'informazione. Che ci sono, e gravi. Di cui anche noi portiamo le nostre colpe. Si discute poco sui costi della non informazione. - Guardate che è una splendida lezione di giornalismo, purtroppo di teoria come vedremo - Dove c' è opacità il merito non è riconosciuto; quando c' è poca trasparenza le aziende e i professionisti migliori sono penalizzati, i lavoratori onesti posti ai margini, i talenti esclusi. I diritti calpestati. La qualità della cittadinanza modesta. Colpisce che spesso la classe dirigente italiana, non solo quella politica, consideri l' informazione un male necessario. E sottostimi il ruolo di una stampa autorevole e indipendente. Tutti l' apprezzano e la invocano quando i giornalisti si occupano degli altri, degli avversari e dei concorrenti. Altrimenti la detestano e la sospettano. Molti confondono l' informazione con la comunicazione di parte o la considerano la prosecuzione della pubblicità con altri mezzi. Una classe dirigente che non riconosce il ruolo di garanzia dell'informazione dimostra una scarsa maturità e una discreta miopia. La leadership nei processi globali, in particolare in questi momenti di profonda inquietudine e disorientamento, è fatta di informazioni corrette, tempestive e credibili. Il dibattito vero fa emergere le politiche migliori, quello falso o reticente solo quelle che appaiono in superficie le più percorribili e all'apparenza le meno costose. Insomma, con i cantori a pagamento e gli spin doctors improvvisati non si va da nessuna parte. Il secondo tema che vorrei trattare riguarda l'utilità dei giornali. - E qui ci sarà dibattito anche fra di voi, c'è chi ritiene che siano morti in forma stampata su carta e chi no. De Bortoli, per ragioni anche ovvie, dirige un giornale di carta, li difende - Vivono una crisi profonda, questo è vero. Ma non sono mai stati così letti. Sulla carta e online. Ci sarà una ragione se un navigatore che vuole un'informazione credibile accede più facilmente al sito di una testata storica. - Bah, questo è tutto da vedere - La Rete è una grande piazza democratica ma il confine fra vero e falso, effimero e sostanziale, lecito e illecito è assai sottile. E poi c' è un' altra ragione. Guardatevi intorno: quali sono i simboli che vi ricordano tradizione, appartenenza, storia della vostra comunità? Sono pochi, pochissimi. Un' alluvione di marchi e format globali. In strada, in tv e nella Rete. Persino la vostra squadra del cuore parla una lingua diversa. A volte capita che solo in edicola e in libreria si abbia la certezza di trovarsi nel proprio Paese. Con il suo giornale un lettore si sente sempre a casa. A suo agio. Con uno strumento (anche di lavoro) affidabile per interpretare realtà complesse.”
Gli sciacalli dell'informazione
Bene, queste cose – condivisibili o meno – dipendono da quello che uno ci mette sopra, alla carta. Il problema non è lo strumento carta, il problema è quello che uno ci mette sopra. Dopo un editoriale del genere ci si attenderebbe che il Corriere della Sera non dico si mettesse a fare le pulci alle inefficienze dei soccorsi in Abruzzo – che pure sono stati meritori. Parlare delle inefficienze non vuol dire criticare quelli che hanno prestato soccorso, vuol dire criticare la macchina organizzativa. Chi ha guardato Annozero con occhi non dico vispi ma quanto meno in coma vigile, diciamo, ha capito benissimo cosa voleva dire quel signore che all'inizio della trasmissione indicava sulla montagna di rovine delle persone con la divisa gialla che stavano con le mani conserte e diceva “questi non fanno un cazzo”. Non voleva dire che quelli erano venuti lì magari dal Veneto, dal Piemonte, dalla Lombardia, dalla Calabria, dalla Sicilia per non fare un cazzo – perché se uno non vuole fare un cazzo se ne sta a casa propria e nessuno se ne accorge. E' evidente che voleva dire che questi signori erano arrivati lì pieni di buona volontà per aiutare ma la macchina organizzativa non era in grado di dargli qualcosa da fare e quindi nelle prime ore, soprattutto, si sono disperse molte energie perché non c'era una pianificazione.
Pianificazione che avrebbe dovuto essere fatta, anzi che dovrebbe già essere pronta con dei piani di evacuazione e soccorso standard, a ogni allarme. L'allarme c'era, c'era da mesi. E qui entriamo nel merito delle critiche che ha fatto Annozero, unica trasmissione in Italia in mezzo a una marea di messe cantate piene di retorica, piene di sciacalli veri, a cominciare dal TG1 dove il grande Johnny Riotta ha dato il suo estremo saluto ai telespettatori per passare a dirigere il Sole 24 Ore. Tra l'altro peccato, perché era diventato un bel giornale con De Bortoli. Bene, Riotta ha dato il suo saluto facendo leggere da una signorina i dati di ascolto crescenti, a mano a mano che cresceva il numero dei morti nella giornata di lunedì scorso.
Ma di questi casi di sciacallaggio abbiamo letto molto in rete e molto poco sui giornali. In ogni caso, il problema della macchina organizzativa è strettamente legato al problema degli allarmi: avete visto che per tutta la settimana hanno massacrato il povero Giuliani. Ancora si legge, da questi grandi esperti di terremoti – Feltri, eccetera – che ad Annozero si sarebbe accusato Bertolaso di non avere ascoltato le profezie di Giuliani. Assolutamente no, nessuno ha detto a Bertolaso che doveva ascoltare le profezie di Giuliani, si diceva che avrebbe dovuto ascoltare 4-5 mesi di sciame sismico, o lui o chi per esso perché poi abbiamo visto che è molto occupato in eventi sportivi, G8... è un esperto di grandi eventi, Bertolaso, non di Protezione Civile. Se Giuliani non è uno scienziato di terremoti, Bertolaso non è un esperto di Protezione Civile. Fa il responsabile di Protezione Civile, ma non è un esperto di Protezione Civile. Chiunque abbia seguito lo scandalo della monnezza a Napoli sa che è stato commissario già tempo fa, della monnezza, e non aveva combinato assolutamente niente e tutto il suo staff, lui compreso, è indagato e in parte addirittura sotto processo a Napoli proprio per quelle scene meravigliose delle discariche che sversavano liquami e percolati perché consapevolmente venivano imbottite di rifiuti che non dovevano essere lì.
Stiamo parlando di una persona che dato che si occupa da molti anni di protezione civile è parte integrante del problema, quindi è difficile che lo possa risolvere.
Da Bertolaso ci si attendeva che ciò che è stato detto ai funzionari della prefettura de L'Aquila che se la sono data a gambe, a mezzanotte, dopo la forte scossa delle 23.30 venisse detto anche al resto della popolazione. Voi sapete che il comandante è l'ultimo a lasciare la nave, nel codice della navigazione: evidentemente nel codice delle Prefetture, del ministero dell'interno e della Protezione Civile così ben gestite il comandante è il primo a darsela a gambe. Il palazzo della Prefettura viene evacuato intorno alla mezzanotte e ai cittadini non viene detto niente, tant'è che alle tre e mezza della notte, quando tutto crolla, ci rimangono sotto (stima di queste ultime ore) circa 300 persone.
Naturalmente nessuno dice che si sarebbe dovuta evacuare L'Aquila quando Giuliani lanciò il suo allarme.
Bertolaso
Tra l'evacuare un comune capoluogo e non fare nulla. Tra l'evacuare un comune capoluogo e il non fare nemmeno un'esercitazione. Tra l'evacuare un comune capoluogo e il non predisporre almeno un piano di evacuazione alla mala parata, come si dice. Tra il non fare nulla e il mettere all'erta le popolazioni per spiegargli che se dovesse succedere l'irreparabile devono intanto radunare quelle poche cose di pregio che hanno in casa, per essere pronti a portarsele via, per dirgli dove andare, cosa fare o cose di questo genere... ce ne passa!
Infatti, dove non è arrivata la Protezione Civile nazionale e locale, sono arrivati dei privati cittadini, non soltanto quelli che conoscevano Giuliani: ci sono molte persone che dopo la scossa delle 23.30 o anche prima hanno preso e sono andate a dormire in macchina. Quindi, l'iniziativa privata dei singoli, altro che gli esperti, è arrivata molto prima di quello che ha fatto la meravigliosa macchina della Protezione Civile della quale non si è capito bene per quale motivo non possa essere criticata. Cos'è, l'impresa dei Mille? Chi è Bertolaso, Garibaldi? E' la Madonna? E' Gesù Cristo? Non si è capito per quale motivo questo signore debba essere presentato – cito da quel giornale che ci si sporca a prenderlo in mano - “L'Uomo della Provvidenza” “L'eroe della Protezione Civile”. Ma stiamo scherzando? Stiamo parlando di persone che sono umane, che possono sbagliare, che naturalmente possono essere criticate.
L'Uomo della Provvidenza... per fortuna qualche giornale che scrive le cose c'è, intendiamoci, per esempio Italia Oggi. Franco Bechis, che è un infaticabile cronista che va a vedere i numeri: “Bertolaso, tre anni di tagli. Leggine, risparmi, musei, Bersani: via così i fondi anti terremoto”. E dice, Bechis: “Il suo primo sfogo avvenne il 20 luglio del 2006 davanti alla commissione Territorio e Ambiente del Senato. Fu lì che Bertolaso, l'uomo della Protezione Civile che servì due premier, Berlusconi e Prodi, perse la pazienza per i mesi orribili a cui fu costretto. A gennaio disse 'mi hanno tolto 10 milioni di euro per fare un importante museo a Roma, il Maxi. Nel passaggio delle consegne fra i due governi, Berlusconi e Prodi, mi hanno tolto altri 30 milioni per gestire i problemi della Presidenza del Consiglio. Col decreto legge Bersani, via altri 39 milioni di euro. In tutto meno 79 milioni in sei mesi'. Il fondo per la Protezione Civile, che nel 2008 ammontava a 196 milioni, nel 2009 è stato ridotto a 142 milioni”.
E infatti, forse ve lo ricorderete... no, non ve lo ricordate perché non ve l'ha raccontato nessuno tranne quei mascalzoni di Annozero, il 19 dicembre – quanto è passato, quattro mesi? - Bertolaso annuncia le dimissioni da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Protezione Civile e ai grandi eventi, perché il piano della finanziaria triennale portava i fondi della Protezione Civile in tre anni, dal 2009 al 2011, dagli attuali 196 milioni di euro all'anno a 50 milioni di euro all'anno. Gli tagliavano il 74% dei fondi in tre anni, quindi Bertolaso ha detto: “non ho più i soldi, me ne vado, non ha più senso”.
Perché quando Bertolaso minaccia le dimissioni contro i tagli del governo Berlusconi, nessuno lo elogia come l'uomo della provvidenza, l'eroe della ricostruzione e tutti stanno zitti? Perché quando revoca le sue dimissioni, anche se gli sono stati confermati in gran parte quei tagli, nessuno gli chiede come mai abbia cambiato idea, come mai non abbia continuato a denunciare la spoliazione del bilancio della Protezione Civile in un Paese dove ne succede sempre qualcuna? Domande che i giornalisti dovrebbero porre, ma avete visto che se c'è una trasmissione che le pone viene immediatamente individuata come la trasmissione sciacalla, zizzania, eversiva, la trasmissione che parla male di Garibaldi.
Ma andiamo avanti, perché in questi giorni di sciacalli ne abbiamo visti tantissimi all'opera. Abbiamo visto una dozzina di ministri in tre giorni, alternarsi sui luoghi della sciagura. Sempre quel giornale che c'è da sporcarsi a tenerlo in mano titola: “Ministri al lavoro in prima fila. La squadra: Alfano, Zaia, La Russa, Tremonti, Bossi e Calderoli tra la gente per coordinare le operazioni”. Immaginate se c'era bisogno di Calderoli, Bossi, Tremonti, La Russa, Alfano e Zaia per coordinare le operazioni!
Intanto, come ha dimostrato Ruotolo nei suoi bellissimi servizi insieme a Bertazzoni dalle zone terremotate, il centro di coordinamento de L'Aquila a cinque giorni dal terremoto, giovedì sera, non aveva ancora un coordinatore responsabile. Naturalmente, non è che è arrivato qualcuno in quelle tre ore di trasmissione a dire “non è vero, il coordinatore sono io, bugiardi.” Non è arrivato nessuno a smentirlo, ma sui giornali del giorno dopo trovavate “vergogna, hanno detto che non c'è un coordinatore”. Il problema è: vergogna, non c'è un coordinatore!
Il problema è sempre di chi li racconta gli scandali, non di chi li propizia.
Abbiamo visto questi giornalisti che scendevano dall'elicottero, cercavano la prima telecamera e ci si fiondavano davanti, andando a intralciare le opere di ricostruzione e soccorso. Una volta tanto va dato atto a qualche politico come Francheschini e Di Pietro che ci sono andati con molta discrezione, senza nemmeno rilasciare dichiarazioni, proprio per evitare di creare quel grande corteo semovente che disturba anche l'occhio, oltre che il lavoro.
Chi non parla di Impregilo?
Ma andiamo avanti: avete sentito molte trasmissioni fare i nomi e i cognomi delle imprese coinvolte in queste opere che crollano miseramente perché fatte di sabbia? Io ho cercato in tutte le trasmissioni di sentire una volta la parola “Impregilo”. Perché è importante la parola “Impregilo”? L'Impregilo è una grande impresa di costruzioni, una delle più grandi in Italia. Fa l'asso piglia tutto degli appalti per le grandi opere. E' quella che ha vinto, grazie alla giunta di centro destra di Rastrelli e poi di centro sinistra di Bassolino, in regione Campania il famoso appalto per non smaltire i rifiuti. E' quella delle ecoballe, dello scandalo della monnezza, quella sotto processo per truffa alla regione insieme a Bassolino.
Bene, questi giganti della Confindustria hanno nel loro palmarés anche l'ospedale de L'Aquila, quello nuovo inaugurato 12 anni fa; perché quello vecchio è ancora in piedi, mentre quello nuovo, dove ci hanno messo la zampa anche loro, è venuto giù. Naturalmente, c'è un comunicato che è stato sufficiente alla cosiddetta informazione per non nominare l'Impregilo. L'Impregilo dice: “noi non abbiamo fatto la struttura dell'ospedale de L'Aquila, l'abbiamo solo messo in funzione” avete visto come funzionava bene.
Peccato però che fino al giorno del terremoto, nel sito Impregilo alla voce “business units” si legge tra le varie opere di cui l'Impregilo si vanta: “edilizia ospedaliera: in questo settore ha realizzato sia in Italia che all'estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati”. Ce ne sono alcuni e in fondo all'elenco si legge: “ospedali a L'Aquila, Cerignola e Menaggio”. Chissà se c'è ancora sul sito, bisognerebbe controllare.
E ancora, sempre sito Impregilo: comunicati stampa, 12 settembre 2000: “aumentano le acquisizioni, crescono gli investimenti...” tra le acquisizioni effettuate giova ricordare “ospedale San Salvatore, L'Aquila”. Se ne vantavano, all'epoca.
In compenso una chicca: sempre nel sito Impregilo c'è scritto: “Algeria, biblioteca nazionale d'Algeria. Hanno fatto pure la biblioteca nazionale d'Algeria, questa però – scrivono - “l'edificio che si estende su una superficie di 60.000 mq e ripartito su 13 piani è stato realizzato secondo le norme vigenti in materia di stabilità strutturale antisismica”. Ecco, in Algeria gli edifici, l'Impregilo, li costruisce secondo le norme antisismiche.
Bene, non vi sfuggirà che l'Impregilo c'entra molto con questo governo: Berlusconi quando è andato in Campania a inaugurare il termovalorizatore alias inceneritore di Acerra, ha elogiato pubblicamente l'Impregilo dicendo che è stata ingiustamente perseguitata dai giudici, quindi il principale corresponsabile dello scandalo della monnezza è stato elogiato pubblicamente da Berlusconi. Quando è venuto fuori che l'Impregilo, nella lunga catena dei vari costruttori, aveva messo le zampe anche sull'Ospedale de L'Aquila, Berlusconi si è precipitato in televisione a dire: “escludo che le aziende abbiano un dolo”, tra l'altro con un'ignoranza abissale: non sa che nei disastri colposi e negli omicidi colposi basta la colpa, non il dolo! Nessuno costruisce un ospedale apposta per farlo crollare, il dolo è che tu costruisci un ospedale sapendo che potrebbe anche crollare perché sai che ci metti dei materiali scandenti. A nessuno viene in mente di costruire un ospedale apposta per ammazzare la gente! Invece, il reato colposo è proprio quello che, anche senza il dolo, prevede la colpa. Cioè, hanno omesso certe cautele e quindi hanno creato un rischio oggettivo di cui erano a conoscenza, e voi sapete che ci potrebbe addirittura essere il dolo eventuale in quel caso. E' quello che Guariniello contesta alla ThyssenKrupp, cioè quando tu metti in campo dei comportamenti talmente pericolosi che hai già messo in conto l'eventualità che questi possano determinare la morte di qualcuno.
Il piano casa e gli sciocchini delle radio di Confindustria
Concludo, perché è tardi: Gianantonio Stella, sullo stesso giornale che accusa Annozero di fare sciacallaggio, il Corriere della Sera, ricorda il piano casa. Il piano casa, non perché io sia particolarmente acuto ma semplicemente perché l'associazione di idee viene automaticamente nel giorno del terremoto: se viene giù una casa che pesa cento e fa x morti figuratevi se viene giù una casa che pesava 100 fino a qualche mese prima e alla quale è stato aggiunto il 20-30% di cubatura... farà x+1 morti.
Infatti, appena l'ho citato, il piano casa, uno di questi sciocchini che lavorano in radio e che stanno naturalmente facendo carriera, magari scrivendo libri favorevoli al ponte sullo Stretto – perché chi l'ha vinto l'appalto? La solita Impregilo... capite che quando si lavora per i giornali e per le radio della Confindustria la tentazione di compiacere il padrone o i padroni è assolutamente irresistibile per alcuni, per altri fortunatamente ci sono ancora le regole della deontologia – ha cominciato a dire che il piano casa non c'entrava niente con il terremoto, esattamente come il ponte sullo stretto. Certo, un ponte costruito su una delle principali faglie sismiche non è un problema, è naturale. Come cubare le case 20-30% in più non è un problema, in un paese che ha il 70% del suo territorio classificato come zona sismica e solo il 18% delle abitazioni censite è a norma, senza contare i milioni di case che non risultano nemmeno al catasto, e senza contare il fatto che il piano casa potrà essere applicato non solo, come ci hanno detto, alle ville e alle case monofamiliari o bifamiliari in regola, perché da noi sono considerate in regola tutte le abitazioni condonate, quindi abusive all'origine ma che non si possono abbattere perché sanate dal condono. Quelle potranno fare parte del piano casa. Pensate ai rischi di una villa abusiva che non si è potuta abbattere perché condonata e che viene pure ampliata, ville spesso mostruose visto che i gusti estetici dei nostri architetti, ingegneri e soprattutto padroni di casa sono spaventosi.
Ma in ogni caso, Stella – evidentemente sarà uno sciacallo anche lui, non lo so – ricorda che nel piano casa fino alle 3.32 della notte fra domenica e lunedì scorsi non compariva mai la parola terremoto. Nella prima versione, quella del giugno dell'anno scorso, non compariva. Nella prima bozza presentata circa un mese fa alle regioni non compariva. Nell'intesa fra il governo e le regioni, siglato il 31 marzo, non compariva se non in un articolo: il n.6. Nel testo dato alle regioni una settimana prima del terremoto, c'era scritto: “Semplificazioni in materia antisismica”. Cioè citavano i sismi per smantellare le norme, vissute come degli impacci per questo grande furore ricostruttivo o costruttivo. Dopo il terremoto, furtivamente, una manina ha cancellato l'articolo 6 che doveva snellire, cioè abrogare, alcune norme antisismiche e ha aggiunto un pomposo articolo intitolato: “misure urgenti in materia antisismica”, quello che leggeva il sottosegretario alla difesa l'altra sera dicendo “ma noi l'avevamo previsto”. No, voi l'avete previsto dopo che è venuto giù tutto a L'Aquila e nel quale si dice che gli interventi “non possono essere autorizzati ove non sia documentalmente provato il rispetto della vigente normativa antisismica”. Beh, allora non c'eravamo solo noi, lunedì scorso, a collegare il piano casa col sisma; c'era anche il governo che furtivamente infilava questa cosetta per evitare che qualcuno li prendesse col sorcio in bocca. Ma per fortuna il governo può godere di un vasto esercito di servitori, trombettieri e leccapiedi che naturalmente lo coprono dai disastri che combina.
Ecco questo è un po' quello che mi sento di dire a una settimana, fermo restando che se qualcuno volesse dare un'occhiata a quello che è successo a San Giuliano di Puglia, cioè nell'ultimo terremoto in cui Berlusconi aveva promesso di ospitare i terremotati nelle sue ville, di ricostruire San Giuliano 2 più bella di San Giuliano 1, si aggirava col caschetto, faceva retorica, abbracciava parenti di vittime eccetera, è servito. C'è uno splendido articolo su L'Espresso: “Niente miracoli a San Giuliano, la promessa di Berlusconi, in 24 mesi una città satellite a L'Aquila. Stessa promessa nel 2001 dopo il sisma in Molise e non la mantenne”.
Leggerete in questo pezzo di Gianluca Di Feo che cosa ci aspetta nei prossimi mesi se tanto mi da tanto, se la stessa persona a San Giuliano, con la lacrima in tasca, aveva promesso una cosa che non ha mantenuto mi pare che dobbiamo stare ben poco allegri anche per quanto riguarda la ricostruzione dell'Abruzzo.
Da questo punto di vista ribadisco quello che ho detto la settimana scorsa: l'abboffata dei miliardi pubblici per la ricostruzione sarà enorme, la classe politica abruzzese la conosciamo. L'Abruzzo è quello che ha avuto l'intera giunta regionale arrestata nel 1992; il presidente della regione arrestato meno di un anno fa, Del Turco; il sindaco di Pescara arrestato; l'ex presidente della regione, pregiudicato, Rocco Salini, in Parlamento; l'europarlamentare Patriciello, che è molisano, che sta al Parlamento Europeo in Forza Italia essendo sotto processo in udienza preliminare perché insieme al fratello aveva fatto costruire la famosa variante autostradale di Venafro coi piedi d'argilla. Stiamo parlando di questa classe dirigente, è questa classe dirigente, purtroppo, che gestirà la ricostruzione insieme al governo Berlusconi e insieme a questa Protezione Civile che, almeno nel cervello, fa acqua da tutte le parti; quindi sarà fondamentale il controllo sociale dell'informazione e dei cittadini. Il controllo dell'informazione ufficiale l'abbiamo visto questa settimana all'opera: trombe, trombette e trombettieri; quindi speriamo nel controllo sociale della popolazione e della società civile tramite tutti gli strumenti possibili, denunce ai giornali, alla magistratura, sulla rete. Passate Parola."
Ps. Questa puntata di Passaparola è stata registrata sabato 11 aprile.
L'invito, oltre a sottoscrivere direttamente, è di far veicolare questo link attraverso i vostri contatti e le voste pagine sul web.
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Radio Marte supporta la raccolta di beni di prima necessità per le popolazioni terremotate in Abruzzo. Non una semplice e generica raccolta
di fondi, non soldi, ma una raccolta di beni di prima necessità, richiesti esplicitamente dalla Croce Rossa e dalla Protezione Civile. La consegna sarà effettuata nelle tendopoli allestite nelle zone colpite dal sisma nella giornata di sabato, direttamente da noi. Invitiamo i nostri ascoltatori a cogliere l’occasione per attivarsi e collaborare materialmente, procurandosi e consegnandoci: cibo non da frigo
alimentari per bambini: omogeneizzati, pappe, latte in brick a lunga conservazione, latte in polvere, etc.
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indumenti nuovi DUE I PUNTI DI RACCOLTA: A NAPOLI presso RADIO MARTE (Via Comunale Tavernola 166 bis, Zona Aeroporto di Capodichino: info 081636363), MERCOLEDI’ 8 E GIOVEDI’ 9 dalle 10.00 alle 18.00 dove sarà presente un mezzo messo a disposizione dall’Osservatorio Parlamentare Europeo; A CASERTA presso la stazione di servizio Q8 di Casapulla (Ce) in Via Nazionale Appia, all’uscita Caserta Nord dell’autostrada A1 (dopo il casello, subito a destra), MERCOLEDI’ 8, GIOVEDI’ 9 e VENERDI’ 10, dalle 10.00 alle 20.00, presenti uno stand ed un mezzo dell’Associazione Sirtaki e l’Associazione 4x4 Adventure.
Per informazioni sul punto di raccolta di Napoli:
Osservatorio Parlamentare Europeo: 800 984617
Per informazioni sul punto di raccolta di Caserta:
Ass. Sirtaki: Sig. Andrea Martusciello 3937880596
Ass. 4x4 Adventure: Sig. Carlo Russo 3334290901
Fonte : iniziative sul FaceBook
Care e cari,
in queste ore ci sono pervenute diverse richieste di nostri soci e amici che in Abruzzo stanno vivendo una vera tragedia: hanno perso la casa ed ogni effetto personale. Per questo, in accordo con le autorità competenti abbiamo attivato un Centro di Raccolta presso la nostra sede.
La distribuzione di quanto raccolto sarà effettuata dai volontari presenti sul territorio abbruzzese.
In particolare potete donare:
- beni di prima necessità, come piumoni, coperte, lenzuola, biancheria, generi alimentari non deperibili, carica batterie per cellulari, latte in polvere, pannolini e generi per la prima infanzia presso il centro di raccolta attivato nella sede di Arcigay Roma in via Zabaglia 14 Attiva dal lunedì al sabato dalle 16.00 - 20.00 (tranne il venerdi e sabato e lunedì di Pasqua); Tel 06.64501102 info@arcigayroma.it
- recandosi presso i bar della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano che hanno aderito all´iniziativa, co me il Coming Out, che devolveranno una quota per ogni consumazione effettuata
- partecipando alla serata Gorgeous di sabato sera all´Alpheus: per ogni ingresso sarà donato 1 euro alle famiglie abruzzesi.
questa è una persona affidabile per chi vive a roma. segnalate qui per favore altri canali che considerate sicuri per inviare aiuti in abbruzzo
stiamo organizzando una raccolta di generi di prima necessità per i terremotati d’Abruzzo.
Siamo d’accordo con la sezione di Rifondazione Comunista, che tutti i giorni ha un furgone che fa la spola fra Roma e L’Aquila.
Se volete partecipare, raccogliamo tutto in Via Archiano n.33 / 35 e provvediamo poi noi a portarla alla Sede di Rifondazione.
Abbiamo tempo fino a domani pomeriggio, il furgone parte domani sera.
Se volete informazioni aggiuntive, contattateci ai n.06/97616959 , 06/8540203 oppure 333/7781020
Grazie
Simona
Blog Guzzanti
...mentre il TG Uno gongola per lo share fatto sulle spalle dei poveri abruzzesi, Vespa miscela disgustosamente immagini e colonna sonora per una trasmissione da paura e Studio Aperto mette i microfoni posizionati su ogni povero cristo che piange un morto o la casa (...poi vogliamo dimenticare che esattamente dopo 45 minuti dalla prima scossa di terremoto tra domenica e lunedì in televisione non si vedeva un cacchio!?...solo qualcuno che aveva Sky ha avuto il miracolo di saperne di più..), tramite internet c'è una fitta rete di collaborazione/collaboratori per aiutare la povera regione messa in ginocchio dal terremoto. I post di cui sotto sono stati messi non per strumentalizzare la tragedia, ma per REAGIRE di fronte alle (ir)responsabilità del caso, perchè dare una notizia( a mio parere) non è mostrare la nonnina che piange perchè ha perso tutto o creare un massiccio terrorismo mediatico che allarma senza aiutare(...però poi le fonti che davano per certi questi sismi sono state derise,taciute e denunciate per creato allarmismo, paradossi italiani!), ma collaborare a rendere meno disagevole una tragedia simile agli abitanti del posto(quindi aiutameli come possiamo, anche nel divulgare agli altri le modalità per dare una mano!) e soprattutto cominciare a fare autocritica per elencare le colpe e le responsabilità di tutti. Non prendiamocela solo con i costruttori di case..
Testo:
"Buongiorno a tutti.
Non ci sono molte parole, ovviamente, per commentare quello che è successo questa notte: è un evento naturale drammatico. Non si possono fare speculazioni politiche, non si può dare la colpa a nessuno: i terremoti non sono colpa di nessuno, i terremoti vengono. Per sapere dove vengono con più frequenza ci sono studi, mappe.
Noi ci siamo collegati via internet con un sito che potete visionare anche voi subito: http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html. Voi ci andate e trovate l'Italia suddivisa in varie zone colorate che vanno da quella grigio-chiara, la meno pericolosa, a quella blu scura che è la più pericolosa e che, se non erro, si concentra nel cuore della Calabria e nella zona della Sicilia sud orientale.
Questa lingua di fuoco rossa e viola che segnala le zone immediatamente più pericolose sotto quelle blu attraversa il Friuli, dove infatti abbiamo avuto il devastante terremoto del 1976 con mille morti, e poi attraversa l'estremo sud est dell'Umbria, la parte centrale dell'Abruzzo e il punto d'intersezione tra il sud est del Lazio, la parte occidentale del Molise e, longitudinalmente, tutta la parte orientale della Campania fino ad andare a investire mezza Basilicata, gran parte della Puglia e un pezzettino della Sicilia.
Diciamo che questa lingua si conclude sulla punta dello stivale e va a lambire anche ciò che un tempo era collegato e che oggi è separato dallo stretto di Messina, e cioè l'inizio della provincia di Messina; e infatti anche Messina fu teatro, nel 1908, di un terremoto devastante.
Il profeta del giorno prima
Sul terremoto c'è poco da dire, se non che bisognerà accertare molto bene questa questione che si ripropone ogni volta che si verifica un terremoto, cioè se davvero i terremoti non si possano prevedere o se, invece, i terremoti si possano prevedere perché su internet circolano le interviste di Giampaolo Giuliani, un ricercatore credo torinese, che lavora nei laboratori del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare quindi non stiamo parlando di un fanatico, un visionario, di uno di questi fuori di testa che vanno in giro a fare i profeti di sventura e le cassandre. Stiamo parlando di uno scienziato e qui pare proprio che non sia il solito profeta del giorno dopo, di quelli che dicono “io l'avevo detto” solo quando si verifica il terremoto: questo signore ha ricevuto un avviso di garanzia dopo essere stato denunciato dalla Protezione Civile – vedremo poi chi materialmente fece questa denuncia, ma credo che nelle prossime ore non ci mancheranno le informazioni – per il reato di procurato allarme, per avere diffuso delle notizie che turbano la quiete pubblica e che non sono fondate, e che invece dalle 3.30 di stamattina si sono rivelate tragicamente fondate.
Questo scienziato dice: “ma come facevo ad avvertire la gente, che l'ultima volta che ho parlato mi hanno denunciato?”. Chiaro che se avesse riproposto quell'allarme gli avrebbero contestato una recidiva nel procurato allarme: l'avevano praticamente ridotto al silenzio.
Il business dell'emergenza
La cosa preoccupante è che la Protezione Civile, in Italia, è sempre nelle mani di persone molto discutibili: è vero che abbiamo avuto ministro della Protezione Civile addirittura Remo Gaspari, abbiamo avuto responsabile della Protezione Civile Franco Barberi, che poi fu indagato per lo scandalo della missione Arcobaleno. Adesso abbiamo responsabile della Protezione Civile un signore molto trasversale, molto bipartisan, che va in giro sempre con la tuta, con la maglietta azzurra come se fosse un giocatore della Nazionale, pieno di patacche; uno che sembra molto attivo, molto ginnico. Però è stato addirittura commissario straordinario in Campania per l'emergenza rifiuti ed è di nuovo stato nominato dal governo Berlusconi, dopo che l'aveva nominato il governo di centro sinistra, commissario per l'emergenza rifiuti.
C'è sempre questo Bertolaso che, evidentemente, piace molto ai partiti e si presenta anche molto bene: evidentemente ha delle capacità o molto professionali e molto tecniche o molto mediatiche e molto politiche.
Sta di fatto che lui e il suo staff in Campania sono tutti indagati per la mala gestione dello smaltimento dei rifiuti, per il riversamento nelle discariche di rifiuti che si sapeva benissimo non sarebbero potuti stare in discarica ma che venivano ammassati lì perché non era mai stato predisposto il famoso ciclo completo per lo smaltimento, il riciclaggio, la raccolta differenziata, lo stoccaggio, il compostaggio e quindi si buttava dentro finché ce n'era.
Chi di voi va su internet trova i verbali dello staff Bertolaso, le intercettazioni telefoniche, che danno un'idea precisa, al di la che ci siano reati o meno – se ne occuperà la magistratura – della gestione delle emergenze che si fa in Italia: si prende un problema risolvibile, lo si lascia incancrenire fino a farlo diventare un'emergenza e su quell'emergenza qualcuno ci muore, qualcuno ci rimette la salute e qualcun altro ci guadagna. Le emergenze, in Italia, sono un business e i terremoti a maggior ragione.
Bertolaso gestirà, speriamo un po' meglio di quello che ha fatto in Campania, l'emergenza del terremoto in Abruzzo.
Non so voi, ma a me quando stamattina è arrivata la notizia del terremoto sono venute immediatamente in mente due cose, così per associazione di idee, probabilmente sono deformazioni professionali: il piano casa e il ritorno al nucleare.
Voi prendete la mappa, che vi ho segnalato prima, di pericolosità sismica per il territorio nazionale e vi rendete conto che tra zone ad altissimo rischio, alto rischio e modico rischio si salva una porzione minuscola: l'Italia è un paese ad alto rischio sismico, infatti non è che i terremoti ci colgano di sorpresa, sarebbe come se in California o in Giappone fossero sorpresi per l'arrivo dei terremoti. Non si può essere sorpresi quando ci sono precedenti storici che sono uno stillicidio continuo di stragi. Anche qui, su internet si trovano molte cose.
L'Abruzzo è la regione storicamente più colpita dai terremoti: L'Aquila 1786, la Marsica e Avezzano 1904, Messina 1908, 1915 di nuovo la Marsica e Avezzano, 1919 si va su al Mugello. Ma La Marsica e Avezzano nel 1915: 30.000 morti; poi c'era la guerra e li abbiamo messi tutti nel conto, ma ci furono 30.000 morti. Nel 1919 il terremoto al Mugello, 1930 l'Irpinia – la prima volta in questo secolo, poi ce ne fu un altro -, nel 1933 la Maiella, 1943 Marche e Abruzzo, 1958 L'Aquila, 1963 secondo terremoto in Irpinia, 1968 il Belice, 1976 il Friuli con mille morti e nel 1980 abbiamo di nuovo l'Irpinia, la provincia di Salerno e un pezzo della Basilicata.
Nulla di sorprendente, coi terremoti bisogna convivere, come direbbe il ministro Lunardi a proposito della mafia, soltanto che i terremoti davvero potrebbero magari essere prevedibili se ha ragione questo ricercatore, ma sicuramente sono inevitabili.
I terremoti, il piano casa e il ritorno al nucleare
E allora bisognerebbe comportarsi di conseguenza tenendo sempre presente che noi siamo un territorio sismico: avete presente il piano casa? Avete presente il piano casa nella sua prima formulazione ma anche nella seconda, quella sulla quale le regioni hanno calato allegramente le brache perché non sta bene dire di no al presidente del Consiglio padrone d'Italia e padrone di tutto.
Il piano casa consente all'inizio ai proprietari praticamente di tutto ciò che c'è di costruito, adesso ai proprietari di una parte – bisognerà vedere nei particolari quali abitazioni – di allargarsi del 20/30% di cubatura. Immaginate... avete presente i mostri che ci sono in giro? Immaginateli aumentati del 20/30% cosa possono diventare: un terzo di mostri in più. Pensate che molti di quei mostri di cemento stanno in zone mediamente, altamente o altissimamente sismiche e quindi pensate all'effetto moltiplicatore di morti nel caso di un terremoto come quello di stanotte.
Io non so se qualcuno ha ancora i fusibili e i cavi della testa collegati, ma bisognerebbe fare dei collegamenti: noi la settimana scorsa eravamo in pieno fervore edificatorio, “i muratori possono partire!”, questo ci diceva il Presidente del Consiglio.
Il piano casa ce l'ha regalato la natura stanotte e ci ha fatto capire che forse in questo Paese bisogna tenere presente di quale Paese si tratta.
Mi veniva in mente anche questo meraviglioso piano per costruire 4 o 5 nuove centrali nucleari: per fortuna sono parole, ma intanto iniziano le procedure, si iniziano a buttare i soldi. Qui non è neanche in discussione centrali si o centrali no, nucleare si o nucleare no: qui ci sarebbe da discutere se un Paese ad altissimo rischio sismico come l'Italia, in un'epoca nella quale esistono alternative per approvvigionarsi di energia rispetto al nucleare – uno può dire “c'è solo il nucleare”, una volta avevamo solo il petrolio, adesso ci sono alternative -, in questo contesto, in questo paese sismico siamo proprio sicuri di poterci permette a cuor leggero di mettere in piedi 4 o 5 impianti nucleari che saranno pronti nei prossimi vent'anni ma che inizieranno ad essere pericolosi molto prima di quando verranno inaugurati?
Proviamo a immaginare dove verranno dislocati: sicuramente nel calcolo delle probabilità 2 su 5, 3 su 5 finiranno in zona sismica, visto che in Italia sono molto estese, dopodiché non c'è centrale sicura che possa garantire di non emettere radiazioni letali in un contesto di un terremoto che oggi nessuno di noi può prevedere.
Mi viene in mente, guardando quella lingua di fuoco che attraversa l'Italia nelle parti più a rischio: va a finire proprio dove la punta dello stivale da un calcio nel culo alla Sicilia e cioè tra Scilla e Cariddi. Scilla e Cariddi sono il punto di partenza e il punto di arrivo del mirabolante, fantasmagorico ponte sullo stretto di Messina. Già si ride molto, tra gli esperti internazionali, sulla possibilità di un ponte a campata unica, il più lungo del mondo, perché quella è una zona molto ventosa e ci sono grossi rischi di stabilità solo per le correnti ventose; ma qui siamo color viola, quasi blu: immaginate Messina, che ancora ci ricorda con le sue ferite aperte il terremoto del 1908. Anche perché l'anno scorso si sono celebrati i cento anni di quel terremoto e chi è andato a documentare la situazione nelle zone terremotate di Messina cento anni fa ha scoperto baracche, catapecchie, prefabbricati, interi quartieri dove non ci sono le fognature, dove lo Stato non è ancora arrivato cent'anni dopo.
Quelle ferite aperte dovrebbero almeno dirci “siamo proprio sicuri di fare un ponte proprio lì”? Se bastano le correnti ventose a mettere a rischio un ponte, immaginarsi se dovesse riprodursi un terremoto, e questa mappa di pericolosità dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, non stiamo parlando delle solite Cassandre catastrofiste, ci dice che lì si annida una delle massime concentrazioni di rischio.
Sto parlando da profano, le cose di buonsenso che si possono dire semplicemente cercando di collegare quattro cose che dovrebbero venire in mente ai nostri politici di cui leggiamo le solite giaculatorie, i soliti ammonimenti, “stiamo insieme, lavoriamo insieme”: per carità, non lavorate, non andate lì, non disturbate, lasciate libere le squadre! Vi ricordate la scena di Vermicino col povero Pertini che, credendo di fare chissà che cosa, riuscì soltanto a intralciare, per non parlare di Berlusconi che naturalmente coglierà l'occasione del terremoto per tirar su un po' di voti; l'abbiamo già visto anche perché di solito i suoi governi coincidono con catastrofi di ogni genere – lui porta molta fortuna a se stesso ma una discreta sfiga agli altri -, l'abbiamo già visto in zone di disastri.
Abbiamo visto a San Giuliano di Puglia, quando promise di ricostruire una San Giuliano 2, come Milano 2: “i miei architetti giungeranno sul posto!”, oppure quando ci furono le stragi negli sbarchi nel mare adriatico, quando disse: “gli sbarcati dall'Albania li ospito io”. Tutte balle, naturalmente, sono tutte cose che si dicono a favore di telecamera: a San Giuliano la situazione è ancora critica e di lui non hanno sentito più notizia alcuna.
Sicuramente lui andrà lì come un avvoltoio ad approfittare di una situazione per tirar su qualche voto, anche perché siamo in campagna elettorale per le europee e lui deve arrivare al 51%.
Speriamo che i politici evitino il più possibile quelle zone e lascino arrivare i volontari e i tecnici compresi magari quelli come Giuliani che vedono lontano e sanno come si risolve la situazione.
Meno prevenzione, più morti
Noi siamo un Paese dove la prevenzione, anche delle disgrazie che possono essere previste e prevenute, lascia il tempo che trova; immaginate se si rispettassero le regole dei piani regolatori e delle modalità di edificazione: avremmo molti meno morti per i terremoti. Pensate se in questi anni, invece di continuare a dare il via all'edilizia selvaggia ci si fosse concentrati sulla stabilizzazione, solidificazione, il miglioramento delle abitazioni con tutti gli accorgimenti per renderle da un lato permeabili al rischio sismico e dall'altro anche più risparmiose. Pensate a quello che si sta facendo in tutto il mondo per incentivare i lavori che rendono le case più sicure dall'interno e dall'esterno: invece di dire “aumentate” bisognerebbe dire “sistemate le vostre case”; non c'è bisogno di case più grandi, ma di case più sicure e meno dispendiose.
Questa sarebbe stata un'ottima politica di prevenzione, soltanto che i palazzinari ci avrebbero guadagnato poco, e sapete che la lobby dei palazzinari è piuttosto influente in questi anni.
Mi sono stampato qualche esempio che qualche mese fa feci ad Annozero sul tipo di prevenzione che siamo in grado di mettere in campo in Italia: le regole se uno va a cercarle nella giungle delle 300-400 mila leggi – nessuno sa quante ne abbiamo – ci sono sempre. Le regole restano intatte finché un magistrato non si accorge che esistono e non comincia a farle rispettare aprendo un procedimento: appena si scopre che una regola funziona e che un magistrato la usa per incriminare un potente che l'ha violata, immediatamente quella regola viene cambiata, o viene trasferito il magistrato a seconda dei cicli. Dopodiché succede il patatrac, si dice che c'è l'emergenza, si chiedono regole più severe poi si va a scoprire che le regole severe c'erano ma erano state appena ammorbidite per salvare il potente di turno.
Negli anni Ottanta c'era un tetto di atrazina per l'acqua potabile “x”: a questo punto i magistrati cominciarono a processare le aziende che producevano e inquinavano con l'atrazina le acque e le falde acquifere sopra la soglia consentita dalla legge. Iniziarono i processi e nel bel mezzo dei processi il ministro dell'industria Donaccaten alzò il livello consentito di Atrazina legalizzando ex post l'illegalità, e i processi andarono in fumo. La corte di Giustizia Europea bocciò quella legge, ma intanto gli italiani avevano bevuto veleni illegali per diversi anni.
Pensate a quello che successe nel 1988, dodici anni dopo il disastro della Icmesa di Seveso, quando finalmente fu varata la famosa legge Seveso sulle aziende ad alto rischio ambientale che dovevano autodenunciare il proprio rischio ambientale e poi dimostrare le modalità con cui ovviavano e mettevano i cittadini al riparo da rischi ambientali. Si scoprirono un sacco di aziende fuorilegge, nel senso che non si erano denunciate per il rischio ambientale, non avevano dimostrato come fare a scongiurarlo, partirono i processi a queste aziende ma nel 1994 arriva Berlusconi e fa un decreto per salvare le aziende fuorilegge, cioè quelle che non si sono autodenunciate e che hanno millantato di fare misure di sicurezza che in realtà non c'erano. Anche lì, la Corte Europea ha condannato l'Italia per la mancata vigilanza sulla legge Seveso ma intanto moltissimi cittadini erano rimasti esposti al rischio di queste aziende.
Non parliamo dei condoni ambientali, dei tentativi continui di depenalizzare la legge Merli.
Nel 1994 arriva la 626, la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro che recepisce con enorme ritardo la normativa europea in materia; due anni dopo vengono condannati a Torino, grazie al procuratore Guariniello che è un avanguardista – proprio oggi si apre il processo Eternit per le migliaia di morti da amianto a Casale Monferrato e negli altri stabilimenti -; Guariniello fa condannare in primo grado tutti i petrolieri italiani, nel 1996, perché ci sono tassi di benzene altamente inquinanti nelle benzine, alla pompa nei distributori. Immediatamente arriva una proroga legislativa che consente ai petrolieri di avere altri 2 anni per mettersi in regola: alzano provvisoriamente il livello di benzene consentito nelle benzine e così i processi vanno in fumo e i petrolieri si salvano.
Idem per la legge 494 sulla sicurezza nei cantieri edili: ci sono circolari che di fatto neutralizzano la legge e in via regolamentare autorizzano i palazzinari a fare ciò che la legge vieta. La Corte Europea ancora una volta ci condanna, perché le leggi non possono essere modificate con semplici circolari, ma intanto le circolari hanno fatto i loro effetti nei cantieri.
Nel 1995 depenalizzano i reati commessi dai sindaci per i comuni che hanno impianti di depurazione insufficienti; nel 1997 depenalizzano i rifiuti illegali.
Alla fine degli anni Novanta esplode il morbo della mucca pazza: gli allevatori ingozzano il loro bestiame di farine animali vietatissime e pericolosissime: la legge sui mangimi c'è, proibisce questo comportamento e quindi in Italia dovremmo essere al riparo da questi rischi. Ma quando Guariniello va a vedere come vengono fatti i controlli nelle aziende produttrici di mangimi scopre che ci sono mangimi fatti con carni animali e nelle aziende agricole molto spesso scopre che vengono dati questi mangimi al bestiame; allora chiede come avvengano i controlli e scopre che in realtà venivano fatti ad autocertificazione: arrivava uno e chiedeva “qua usate mangimi di origine animale?” “no!” “perfetto, grazie e arrivederci” e se ne andavano. Come chiedere all'oste se il vino è buono, infatti mandati i Nas in giro scoprirono un sacco di aziende nelle quali si faceva uso di mangimi animali. Nel 1999 quando queste aziende vengono portate alla sbarra scatta la depenalizzazione della legge sui mangimi per salvare queste aziende: anche quella legge andava bene finché non la si applicava.
Nel 2000 abbiamo recepito la legge europea sulla responsabilità giuridica delle imprese, delle società, la legge 231 che fa sì che non solo gli amministratori che violano la legge siano punibili ma anche le società rispondono delle violazioni dei loro dirigenti. Su pressione della Confindustria, però, la legge 231 viene applicata ad alcuni tipi di reati commessi dalle aziende ma non tutti, per esempio restano fuori gli infortuni sul lavoro. La Confindustria non vuole che le aziende in quanto tali paghino per la loro responsabilità oggettiva negli infortuni sul lavoro. Poi questo buco, nato nel 2000, viene riempito sia pure molto tardi, nel 2006, dal governo Prodi, una delle poche cose buone fatte.
Nel 2001 la procura di Firenze apre un'indagine sui lavori dell'alta velocità ferroviaria perché gli scavi delle gallerie hanno inquinato le falde acquifere in Toscana. Il ministro Lunardi fa immediatamente una legge ad hoc che trasforma le terre e le rocce da scavo, anche se inquinanti, in opportunità per riempire le cave o le depressioni del terreno: per legge stabilisce che i rifiuti non sono più rifiuti. Il trucco è quello di diluire l'inquinamento aumentando il volume della massa considerata per ridurre la proporzione dei materiali inquinanti: si mischia una tonnellata di veleno con 100 tonnellate di rocce non inquinate e il gioco è fatto. La Corte di Giustizia apre l'ennesima procedura contro l'Italia ma naturalmente i danni ormai sono fatti.
I soldi rubati sulla pelle dei cittadini
Questo è il metodo che applichiamo noi in Italia per non prevenire, anzi per agevolare, i disastri anche quelli che, più o meno prevedibili che siano, sono comunque inevitabili.
Ogni scandalo e disastro in Italia ha prodotto un caso di malaffare: si è rubato sul terremoto in Campania, 62.000 miliardi di lire in gran parte spariti nelle tasche dei politici campani e degli imprenditori del nord, oltre che della Camorra: processo, prescrizione dei reati, tra gli imputati salvati dalla prescrizione Pomicino, che stiamo rimandando in Europa nel Popolo della Libertà e il leader regionale dell'Udeur, credo si chiamasse Fantini.
Sulla Valtellina, si è rubato sulla ricostruzione in Valtellina. Uno degli assessori che rubavano è uno dei principali collaboratori di Formigoni.
Missione Arcobaleno: si è rubato anche sull'emergenza degli immigrati dall'Albania.
La Protezione Civile, purtroppo, è spesso questa roba qua.
Questo però è il primo disastro dell'era di Internet, è il primo grosso disastro che capita in Italia con Internet a illuminarlo. Io non ho attese messianiche per Internet, penso che però sia uno strumento fondamentale. Penso che su questo disastro sarà un po' più difficile speculare nelle proporzioni delle altre volte; penso che ogni cittadino, soprattutto in Abruzzo, è impegnato fin da oggi a controllare che questi morti non diventino un business per i soliti noti e penso che tutti debbano tenere gli occhi aperti e diventare un po' delatori ogni volta che subodorano qualche cosa, qualche ruberia che viene fatta sulla pelle dei morti di questa notte.
Passate parola."
Ps. Domani, 7 aprile, in occasione della XV Giornata Internazionale dell'ONU per il Genocidio in Rwanda, l’Associazione Bene Rwanda Onlus organizza a Roma una fiaccolata in Piazza Farnese alle ore 16.30 e un evento al Teatro Piccolo Eliseo a partire dalle ore 18.00.
Samanta Di Persio in collegamento da L'Aquila
Samanta Di Persio
Il Blog ha raggiunto telefonicamente Samanta Di Persio, autrice del libro Morti Bianche, che vive a L'Aquila.
"Sono Samanta Di Persio e vivo a L’Aquila. Ieri sera la prima scossa abbastanza forte è stata verso le undici. Io ho sentito per le scale le persone che uscivano e gridavano. Ma è passata subito e la mia famiglia non è uscita fuori. Siamo rimasti in casa. Ci siamo addormentati. Poi verso le tre e mezza una nuova scossa, fortissima. Sembrava non finire mai. Poi hanno iniziato a cadere un sacco di cose. Libri, calcinacci e anche parti del soffitto. E appena è finita siamo scesi, abbiamo abbandonato la casa. Mentre scendevamo ci siamo resi conto che il palazzo era sventrato. Poi ci siamo ritrovati tutti insieme, tutti in piazza, perché le case erano state evacuate e tuttora sono evacuate. Durante tutta la notte nella zona dove abito io, vicino all’ospedale regionale, devo dire che non è venuto nessuno. Né la polizia, né i vigili del fuoco. Niente di niente abbiamo visto, fino al pomeriggio di oggi. Intanto sentivamo le notizie, perché ascoltavamo la radio, e abbiamo appreso che il centro storico era stato distrutto. E la prova ci è stata data dalle persone che venivano dal centro e avevano le foto della prefettura distrutta e delle vie del centro distrutte. E addirittura arrivavano delle persone che abitavano in centro e aveva già delle ferite ed erano state all’ospedale e quindi avevano dei punti in testa. Io non so come descriverla, perché non ho mai avuto una esperienza simile. Sinceramente quando penso ai terremoti del passato … quando poi la vivi personalmente è molto diverso. Hai paura. Hai paura per te e per la tua famiglia. Poi, piano, piano vieni a sapere che ci sono persone che non ci sono più. E tra queste persone ci sono dei conoscenti e realizzi quanto è drammatico tutto quello che è successo. E ti rendi conto che hai perso tutto. Hai perso la casa, tutto quello che avevi. Perché non c’è più niente."
"..era come quando studiavamo il fascismo a scuola,non so chi di voi ha avuto il piacere?..vedavamo le foto di queste folle enormi di persone ed io ero piccola e già pensavo fosse quello il mostro,non il cazzone di turno...eh,già perchè che ci sia una persona che voglia il potere assoluto è clinicamente possibile,ma che ci siano milioni di persone disposte ad affidargli la propria vita è un concetto più difficile da spiegare e accettare.."(Sabina Guzzanti - "Reperto Raiot")
(ANSA)Lo striscione: "Obama, sorry 4 Berlusconi" PRAGA - "Obama, Sorry 4 Berlusconi": è lo striscione che, nel bel mezzo del discorso del presidente Usa, Barack Obama, è stato innalzato, oggi, nella gremita piazza di fronte al castello di Praga. Mostrato dalle tv di tutto il mondo, lo striscione è improvvisamente comparso in mezzo allo sventolio di migliaia di bandierine statunitensi. A Praga in questi giorni vi sono numerosi gruppi italiani.
Berlusconi: media contro Italia, tentato da misure dure (Dell'inviato Federico Garimberti)
(ANSA) PRAGA - Per Silvio Berlusconi la misura è colma. Il presidente del Consiglio si scaglia contro i media italiani, accusandoli di "remare contro gli interessi del paese" con "calunnie" su gaffe inesistenti del capo del governo e senza mai mettere in risalto l'azione che l'esecutivo svolge sulla scena internazionale. Una situazione che lo spinge ad essere "tentato da misure dure" come quella di suggerire agli italiani di non guardare più una televisione o di non comprare più un giornale. Nel mirino finisce anche la Cgil con la quale il Cavaliere dice di voler dialogare ma senza troppe speranze poiché "con i sordi non si può ragionare". Quando arriva nell'hotel che lo ospita a Praga l'umore del presidente del Consiglio non è dei migliori. Al vertice della Nato era andato via senza rispondere alle domande dei giornalisti mantenendo la promessa di non voler più parlare con la stampa. Ma dopo una breve sosta in albergo e una lunga passeggiata nel centro di Praga, dove domani si terrà il vertice Ue-Usa, lo stato d'animo migliora. Sarà stato il breve giro tra gli antiquari dove, dice scherzando, deve comprare un regalo per Vladimir Putin e Dimitry Medvedev. O forse i tanti turisti, italiani e stranieri, che lo fermano per farsi fotografare o per salutarlo, fatto sta che quando si ferma a parlare con i cronisti il sorriso gli è tornato sul volto. Parla dell'accordo raggiunto in mattinata a Strasburgo sul nome del prossimo segretario generale della Nato, rivendicando la mediazione italiana e sottolineando "la splendida collaborazione" con il presidente statunitense Barack Obama.
Ma proprio i risultati che dice di avere ottenuto lo spingono a estendere il ragionamento all'atteggiamento dei media nei suoi confronti: il suo bersaglio sembrano principalmente i giornali, ma nel mirino finiscono anche le televisioni. "Quello che spiace veramente è che la stampa italiana remi contro gli interessi dell'Italia", dicendo che "il premier fa delle gaffe o delle figuracce sul palcoscenico internazionale: viene voglia di dire 'ma andate al diavolo'". E la sua reazione, davanti a quelle che non esita a definire "calunnie" e "disinformazione nei confronti dei lettori" è senza appello: non voglio arrivare a dire che servono azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e di certi protagonisti della stampa, però sono tentato perché non si fa così". A quali misure si riferisca, Berlusconi lo dice chiaramente: "Pensate che se io dico 'non guardate piu' una televisione o altrò non c'é nessuno che mi segua in Italia?". La minaccia, neanche tanto velata, è dunque quella di chiedere un boicottaggio a lettori e telespettatori. Parole che scatenano le proteste della Federazione Nazionale della Stampa che con il presidente Roberto Natale parla di dichiarazioni di "inaudita gravità e con il segretario Franco Siddi di "cattive tentazioni".
La reprimenda di Berlusconi che si estende al principale sindacato italiano. Berlusconi prima ridimensiona i numeri della piazza sostenendo che a manifestare contro il governo fossero solo 200 mila persone poi, a proposito di un tavolo con il principale sindacato italiano, il premier sembra prima aprire e poi chiudere: il dialogo è auspicabile ma "vedendo i comportamenti degli altri viene da dire che non sono cambiati per niente e con i sordi non si può parlare o ragionare". Anche perché, aggiunge, quello che chiede la Cgil è esattamente ciò che il governo ha annunciato visto che l'esecutivo è pronto a "ritardare" qualche opera pubblica pur di evitare che qualcuno sia emarginato dalla crisi. Poi, poco prima di salire in macchina, si concede una battuta scherzosa: "Il tavolo? In testa glielo do...".
Vorrei non soffermarmi sul caso "Russo"(..in salsa Carfagna?..mmmhhh, mi pare che il gusto sia quello..) che è di per sè vergognoso ed eticamente squalificante per un uomo che dovrebbe essere il simbolo della morale e della giustizia nazionale e vorrei non dover focalizzare la mia ripugnanza verso l'uomo che considerate presidente del consiglio per evitare il solito sterile e assordante coro di troll che mi darebbero ingiustamente del reazionario o del comunista.
Ognuno ha le sue idee e ognuno di noi decide di tenere per un colore politico piuttosto che un altro.
Però non c'è bisogno di avere indottrinamenti di nessun genere per intuire che questo spot è marcio quanto chi vi ci recita dentro.
Riassunto delle puntate precedenti: Napoli vive il tempo breve dell'ultimo governo Prodi sino a quello "nuovo"(si fa per dire) berlusconiano un periodo squalificante e improvviso, fatto di casi di criminalità organizzata, microcriminalità e monnezza..
Prodi si dimena, cerca d'ottemperare il malcontento con interventi in parte inutili, in parte faziosamente inascoltati e contestai a prescindere e poi il suo governo cade.
Sale il cavaliere, finge interesse per la città, ci fa tre/quattro consigli dei ministri e con un colpo di bacchetta fa scomparire tutta la spazzatura da Napoli, senza però MAI spiegare dove l'avesse mai infilata (ad Arcore no, questo è certo..).
Scompare nelle zone d'elitè, in quelle dov'è forte il turismo,in altre piccole parti della città, ma muniti di automobile e una buona volontà basta uscir fuori da ciò che è alla portata di tutti e t'accorgi che i cumuli monnezzari costellano gli anfratti nascosti delle periferie urbane e sono lungo le strade isolate che portano ai grandi centri commerciali. Il governo tace e nel frattempo esercita il democratico mezzo dell' imposizione per la costruzione d'inceneritori nei pochi spazi boschivi e verdi del capoluogo e forse qualcuno verrà aperto quasi al centro città. Mette contro i cittadini per bene con le forze dell'ordine(che con manganelli e calci picchiano anziani,disabili e donne incinte..), facendo passare il messaggio che chi contesta per diminuire il rischio di tumori e malattie varie è un camorrista, tramutando così la lotta per l'esistenza e la salute in un vergognoso appoggio indiscriminato verso le proprietà della malavita organizzata.Inaugura un inceneritore e (stra)parla di successi e di consensi della città partenopea verso il suo governo, mentre parallelamente fiumane umane manifestano contro i suoi decreti ed ora questo spot..
Lo spot in questione offende profondamente la cultura della nostra città (...che per storia e mezzi potrebbe racchiudere l'Italia in un unica grande capitale, Napoli!) e sfrutta il mezzo mediatico nazionale (tra i tiggì e i quotidiani) per dire il falso. Si tacciono così i passaggi più scomodi di questa storia e c'è una nauseabonda autocelebrazione che in molti vorrebbero festeggiare solo una volta caduto il governo.
Una "pubblicità progresso" non mira a tessere le lodi dell'operato di "qualcuno o qualcosa" (... soprattutto se quel "qualcuno o qualcosa" fa il presidente del consiglio e di conseguenza deve questa cura, attenzione e amore verso ogni regione o isola appartenenti alla nazione!..), ma costruisce le basi per perpetuarenel tempo un azione giusta e civile.
La manifestazione del 4 aprile a Roma è convocata dalla Cgil e vede l’adesione di molteplici espressioni del lavoro, della società e della cultura italiana.
Le nostre associazioni da anni collaborano con il più importante sindacato italiano soprattutto nell’ambito della difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici LGBT. L’esperienza degli Sportelli Nuovi Diritti, aperti in molte regioni italiane, ha consentito a tante persone LGBT di ricevere informazioni, strumenti di tutela, consulenze legali. La crisi economica acuisce il dramma della precarizzazione, la fuoriuscita di tante persone dal mercato del lavoro, la diminuzione di sostanziali diritti.
Per migliaia di gay e di lesbiche e persone trans questo è un periodo doppiamente difficile, perché il proprio orientamento sessuale e/o identità di genere sono ancor di più utilizzati sul posto di lavoro come mezzo per discriminare, sfruttare, umiliare.
Siamo tutt* convint* che sia necessario un profondo cambiamento dell’organizzazione sociale, del sistema dei diritti e delle tutele, delle classi dirigenti inamovibili che nei fatti hanno paralizzato il necessario sviluppo sociale e civile. Se intendiamo costruire un nuovo possible futuro, diritti sociali e diritti civili devono camminare insieme, devono esser rimessi al centro di una vasta azione sociale che coinvolga differenti ed essenziali movimenti, sindacati, risorse intellettuali e civili.
Per tutte queste ragioni intendiamo aderire e partecipare il 4 aprile a Roma e sfilare accanto ai lavoratori e le lavoratrici della CGIL: per il diritto al lavoro e contro ogni forma di violenza e discriminazione nei confronti delle donne, delle persone LGBT, dei e delle migranti; per costruire un futuro di dignità sociale per milioni di ragazze e di ragazzi e per chiedere libertà civili, riconoscimento giuridico delle diverse forme familiari etero e omosessuali.
Non vogliamo tornare indietro, non vogliamo che la nostra vita e le giuste aspirazioni di milioni di persone siano vittime di uno sfilacciarsi della solidarietà sociale, percepiamo la nostra possibilità di futuro agendo con serietà e determinazione nei nostri specifici ambiti, mettendoli in relazione con un vasto movimento di cambiamento che avvertiamo condiviso da tante persone e che può nascere proprio dentro il mondo del lavoro, delle culture, dell’impegno civile e per la libertà di tutte e di tutti.
Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay
Francesca Polo, presidente nazionale ArciLesbica
Rita De Santis, presidente nazionale Agedo
Giuseppina La Delfa, presidente Famiglie Arcobaleno
Rossana Praitano, presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli - Roma
Imma Battaglia, presidente Dì Gay Project Roma
Franco Grillini, presidente nazionale Gaynet
Francesca Eugenia Busdraghi, presidente nazionale Azionetrans
Mirco Zanaboni, presidente Ireos Firenze
Mirella Izzo, presidente Crisalide AzioneTrans Genova
Massimo Vianello, per il Comitato Pride Nazionale Genova 2009
Carlo Cremona, presidente i Ken ONLUS associazione omosessuale Napoli
Testo:
"Buongiorno a tutti,
meno male che i rumeni non sono politici italiani. Pensate se dal 18 febbraio fossero in carcere due politici, mettiamo pure due consiglieri di circoscrizione anche perché fossero parlamentari per definizione non potrebbero essere dentro. Due consiglieri di circoscrizione arrestati per un presunto reato, dopodiché si scopre che non l'hanno commesso ma li tengono dentro lo stesso con accuse che cambiano di giorno in giorno.
Poi arrestano quelli che si ritengono essere i veri colpevoli di quel reato, ma loro rimangono ancora dentro: figuratevi, apriti cielo! Avremmo fiumane di trasmissioni televisive, campagne stampa, articoli di tutti i garantisti di questo mondo – quelli sedicenti. “Ah, errore giudiziario, manette facili! Chissà perché li tengono dentro, forse per fargli confessare un delitto che non hanno commesso.”.
Fortunatamente non stiamo parlando di due politici italiani, ma di due rumeni che solo per la faccia che hanno, a questo punto, sono in galera.
E' bene ricordarseli sempre, questi nomi, perché il degrado che sta subendo il nostro diritto passa attraverso queste storie e quando noi non ci facciamo caso perché “tanto si tratta di rumeni”, “i rumeni sono tutti uguali”, “se non hanno fatto una cosa ne avranno fatta un'altra”, insomma vale per loro il detto cinese “quando torni a casa picchia tua moglie: tu non sai perché la stai picchiando ma lei sì”. Ecco, la stessa cosa vale per il rumeno, il nuovo mostro sul quale scaricare tutte le nostre tensioni e frustrazioni.
Si chiamano Karl Racz e Alexandro Isztoika Loyos. Furono arrestati il 18 febbraio per lo stupro della Caffarella. Il questore Caruso disse – ne abbiamo già parlato – che era un grande successo, li avevano presi con i metodi di indagine tradizionali, con questo che è un modo stranissimo di definire le indagini: è un modo politico di definirle perché c'era, in quel momento e c'è ancora, la polemica sulla legge sulle intercettazioni così il questore, che è il rappresentante della Polizia a Roma e quindi il rappresentante del governo, un dipendente del ministero dell'Interno, si affrettò a offrire sul piatto d'argento al governo un argomento a favore della legge che limita le intercettazioni, ripetendo a pappagallo quello che i politici di centrodestra e spesso anche quelli di centrosinistra dicono: che purtroppo le intercettazioni impigriscono gli investigatori e i magistrati impedendo loro di fare le famose indagini tradizionali.
Maledetta tecnologia
Questa volta si vantavano di avere fatto le indagini tradizionali, di avere usato i metodi tradizionali, il famoso Ogino-Knaus del perfetto detective. Chi volesse divertirsi può andare nell'archivio dell'Ansa e trovare le dichiarazioni esultanti dei famosi ambienti della questura i quali tirano la pietra e nascondono la mano, e si vantavano di avere riesumato le indagini alla Maigret tutte fatte con i metodi tradizionali “senza l'aiuto di nessuna tecnologia” - leggi: senza l'aiuto di nessuna intercettazione, nessun tabulato telefonico.
Dopodiché, purtroppo, arrivano le tecnologie: disgraziatamente abbiamo le tecnologie. Quando sperano di incastrarli definitivamente col DNA, questo smentisce che siano stati loro: e sul DNA non si discute, o sei tu o non sei tu.
Non erano loro.
Problema: può un rumeno non essere stato lui? Può il questore essersi sbagliato? Può il governo avere imperniato tutta la campagna dell'ultima settimana della legge sulle intercettazioni su un fatto falso? No, non si può.
Allora avrà torto il DNA, tant'è che qualcuno cominciava a dire che il DNA non è poi così importante, non è poi così decisivo.
Intanto, però, cosa fecero i magistrati e i poliziotti? Denunciarono e incriminarono i due arrestati per lo stupro per altri reati; uno dei due fu accusato di un altro stupro, quello di Primavalle. L'altro fu accusato di essersi autocalunniato nel famoso interrogatorio di cui abbiamo visto addirittura i filmati in televisione, a Porta a Porta e non. Confessione che poi si è rivelata falsa infatti è stata ritrattata, quindi se confessi un delitto che hai fatto finisci in galera per quel delitto, se confessi un delitto che non hai fatto resti in galera perché ti sei autocalunniato.
Naturalmente il reato di autocalunnia, l'ha spiegato bene Bruno Tinti su La Stampa, presuppone come tutti i reati il dolo, cioè presuppone che uno si autocalunii appositamente per mandare in galera se stesso e per depistare le indagini. Ma dato che di fessi che si autoaccusano di un reato così grave, tra l'altro... che se ti porta in galera hai finito di vivere anche in galera perché il detenuto accusato di molestie sessuali e di stupri, vi assicuro, rimpiange di non aver ammazzato qualcuno o di non avere fatto qualche strage; rischia di subire lo stesso trattamento, in carcere, sapete bene com'è l'ambiente carcerario.
Il rumeno ha sempre qualcosa da nascondere
Ecco, se uno si autoaccusa di un delitto così orrendo, finisce in galera in base a quello che ha detto lui di se stesso e non è proprio pazzo – e qui pazzi non ne abbiamo – allora può darsi che lo abbia fatto o perché l'hanno picchiato e costretto a confessare, che è quello che sostiene lui, oppure perché qualcuno molto feroce che ce l'ha in pugno lo ha costretto ad autoaccusarsi per coprire lui.
In entrambi i casi il tizio avrebbe agito sotto costrizione, avrebbe agito per causa di forza maggiore, per stato di necessità, quindi assolutamente senza il dolo e la volontà di commettere quel reato. Quindi non c'è autocalunnia.
Dopodiché ne aggiungono ancora un pezzo e dicono che ha pure calunniato i poliziotti rumeni, che l'avevano interrogato prima che si accendessero le telecamere e che venisse interrogato dai poliziotti italiani, perché aveva sostenuto che in quel primo interrogatorio davanti ai poliziotti suoi connazionali era stato picchiato e intimidito duramente.
Naturalmente picchiato nelle parti molti, che non si vedono, che non lasciano tracce e lividi. Anche se poi il questore, bontà sua, disse “beh effettivamente presenta alcuni arrossamenti sul collo”.
In ogni caso è stato accusato anche – il famoso biondino – di avere calunniato oltre che se stesso anche i rappresentanti della polizia rumena e per questo è rimasto in galera. Ora, è vero che esistono alcuni casi nei quali la gente finisce in galera anche per calunnia – il famoso caso del falso pentito di mafia Pellegriti che Falcone arrestò perché ritenne che le accuse che lanciava a Salvo Lima e ad altri politici sui grandi delitti di mafia fossero false. Lo stesso accadde a Milano nel 1996-1997 quando furono arrestati due sottufficiali dei Carabinieri, i famosi Strazeri e Corticchia, che avevano testimoniato a Brescia sostenendo di avere le prove del complotto del Pool di Milano, da Di Pietro a Davigo a Colombo, contro il povero Berlusconi; poi si scoprì che erano due peracottari che raccontavano un sacco di fregnacce e che avevano addirittura avuto dei vantaggi dopo avere raccontato quelle fregnacce, visto che erano in contatto con ambienti della Fininvest, e allora furono arrestati.
Ma voi capite che quando uno si inventa un complotto ai danni di un presidente del Consiglio o quando uno si inventa che dei politici siano dei mandanti di omicidi e poi non è vero niente, capite che si tratta di grandi operazioni di depistaggio. Anche Igor Marini fu arrestato per calunnia. Accidenti, era un tale calunniatore che addirittura era arrivato al punto di inventarsi la tangente Telekom Serbia a Prodi!
Stiamo parlando di grandi calunnie; qui cosa volete che sia? E' uno che dice “sono stato io” o “la polizia mi ha picchiato”: si può mai pensare che uno rimanga in galera per un delitto così fumoso, improbabile, ridicolo e poco pericoloso? L'abbiamo capito, non sei stato tu, basta. Ti mettiamo fuori. Questo sarebbe successo – è la mia opinione – se questi due signori fossero stati degli italiani; non dico dei politici italiani: degli italiani.
Il rumeno ha sempre qualcosa da nascondere o da farsi perdonare, quindi rimangono in galera anche se nel frattempo è saltata anche l'accusa a uno dei due per l'altro stupro, quello di Primavalle, e anche se nel frattempo sono stati arrestati altri due rumeni di cui si dice che sono i colpevoli veri!
Noi abbiamo contemporaneamente in galera i presunti colpevoli veri e i sicuri colpevoli falsi.
La cosa stupefacente non è che tengano in galera qualcuno che non c'entra niente, perché per fortuna abbiamo vari gradi di ricorso e prima poi il Tribunale della Libertà, il Riesame, la Cassazione farà giustizia. La cosa paradossale è che non protesta nessuno! Non si leggono editoriali, salvo rarissimi casi, e devo dire abbastanza bipartisan: è intervenuto l'avvocato Ghedini, è intervenuto l'avvocato Calvi, cioè l'avvocato di Berlusconi e quello di D'Alema a dire “ma come vi viene in mente di tenere dentro questa gente?”.
Per il resto, silenzio. Non ho visto dei Porta a Porta col plastico di Primavalle: ho visto dei Porta a Porta che invece tendevano a dimostrare che il tizio, anche se aveva ritrattato la confessione, comunque non aveva motivo di ritrattare e bisognava credere alla confessione. E' uno strano modo di ragionare, se si pensa che invece per quanto riguarda l'avvocato Mills tutti credono alla ritrattazione e non alla confessione, eppure Mills non l'aveva picchiato nessuno quando scrisse la famosa lettera al suo commercialista per dire di avere avuto 600.000 dollari da Mr. B. cioè da Berlusconi, in cambio delle sue testimonianze false o reticenti nei processi milanesi alla Guardia di Finanza e di All Iberian.
Quindi, se Mills confessa per iscritto al suo commercialista in una lettera che mai è destinata a essere pubblicata e poi conferma quella lettera quando i magistrati di Milano lo convocano e poi la smentisce dopo che probabilmente qualcuno gli ha detto di smentirla, tutti credono alla smentita anche sei poi Mills viene condannato ma nessuno lo dice; dall'altra parte, se un rumeno in strane serie di interrogatori, con certi arrossamenti, confessa un delitto che poi si scopre sicuramente non essere suo allora bisogna continuare a credere alla confessione.
C'è chi pagherebbe per vendersi
E' molto pericolosa la deriva verso cui stiamo andando, perché dimostra i danni devastanti che fa un certo clima misto a certe riforme in arrivo. Ne abbiamo parlato, è la riforma che stacca il pubblico ministero dalla polizia giudiziaria. Non è ancora in vigore, ma come voi ben sapete in Italia c'è chi pagherebbe per vendersi; questo lo diceva Victor Hugo ma penso che sia il motto nazionale: c'è un tale conformismo e una tale corsa sul carro dei vincitori che qualcuno tende sempre ad anticipare, addirittura, le riforme che non sono state ancora fatte.
Pensate soltanto a quello che accadde alla procura di Palermo, ai tempi del procuratore Grasso, quando furono eliminati con una specie di “pulizia etnica” i cosiddetti caselliani, i magistrati ritenuti troppo vicini all'ex procuratore Caselli. In realtà non era perché erano amici di Caselli, ma perché avevano condotto i grandi processi ai politici per i rapporti fra mafia e politica; chi si occupava del processo Andreotti, del processo Contrada, del processo Mannino e del processo Dell'Utri soprattutto furono completamente emarginati, furono esclusi da quel circuito di circolazione delle notizie che deve essere la regola principale dei Pool antimafia, per legge, prima ancora che passasse la legge Castelli-Mastella, Castella, Mastelli che affidava al procuratore capo una specie di diritto di vita e di morte su tutta l'attività della procura. Cioè, rifaceva delle procure delle piramidi con un vertice mentre prima il potere delle procure era diffuso e in capo a ogni sostituto procuratore.
Pensate a quello che è accaduto a Catanzaro, dove prima che entrasse in vigore questa riforma che verticalizza le procure e da' tutto in mano ai capi, un procuratore capo – Lombardi – e un procuratore generale – Favi – hanno tolto le famose indagini a De Magistris, anticipando le riforme.
Adesso ne sta arrivando un'altra; l'ha firmata Alfano ma potete immaginare chi l'ha scritta: è quella che espropria il pubblico ministero del potere di prendere le indagini e di dirigere la polizia giudiziaria.
Lo dice spesso Berlusconi: il pubblico ministero deve diventare l'avvocato dell'accusa, cioè la longa manus della Polizia. La polizia fa le indagini, il pubblico ministero non può metterci becco e quando la polizia le ha finite il PM va in aula a sostenere l'accusa contro quelli che la polizia, i Carabinieri o la Guardia di Finanza gli hanno impacchettato.
Pensate a tutti quelli che le forze di Polizia non impacchetterebbero più, visto che dipendono dal governo. E pensate a tutte le indagini a cui non avremmo più possibilità di accedere proprio perché il magistrato di sua iniziativa non potrà più farle, dovrà aspettare che le faccia la Polizia che dipende dal governo.
Rischiamo grosso
Contro questa riforma, che è eversiva in un Paese come l'Italia dove la politica va dappertutto, l'associazione degli studiosi del processo penale diretta da tre avvocati, Amodio, Giarda e Illuminati, hanno espresso “perplessità e preoccupazione di fronte alla elisione del vincolo funzionale fra il rappresentante dell'accusa e la polizia giudiziaria, anche sotto il profilo di legittimità costituzionale”.
Dicono che è incostituzionale, questa porcheria. E poi dicono che “questo orientamento ribalta completamente la prospettiva recepita dal nostro codice, ponendo numerosi interrogativi anche sul piano dell'efficienza del lavoro investigativo. Non foss'altro, perché affida a un organo dipendente all'Esecutivo – cioè la Polizia – l'iniziativa investigativa e le consequenziali scelte di indirizzo”.
Sono parole un po' tecniche per dire che rischiamo grosso togliendo la polizia dal controllo della magistratura e lasciandola esclusivamente sotto la direzione del governo, e i risultati li stiamo vedendo proprio in questi giorni quando una parte della magistratura, quella più servile, si è già messa a fare l'avvocato della Polizia.
La Polizia ti dice che lo stupro della Caffarella è stato fatto da quei due, Racz e Loyos? Perfetto, senza star lì a discutere quelli vengono ficcati dentro e una volta dentro devono rimanere dentro, un'accusa vale l'altra; l'importante è che restino lì per non smentire la Polizia.
Ma quando mai il magistrato deve adagiarsi supinamente sulle tesi delle forze dell'ordine? Le forze dell'ordine fanno il loro giusto e sacrosanto lavoro, ma poi la magistratura deve raffinarlo, verificarlo e spesso deve calmare le forze di Polizia dicendo “attenzione, c'è questo, questo e quest'altro”.
Pensate a quello che è successo per gli altri stupri: qui non c'è uno stupro, di quelli avvenuti a Roma, di cui si sia venuto a capo. Adesso si scopre pure che lo stupro di Capodanno forse non era nemmeno uno stupro, ma un tentativo di rapporto consenziente fra due ragazzi che erano pieni di droga e alcool, talmente pieni che non sono riusciti nemmeno ad avere un rapporto, per cui poi è successa una rissa e il maschio ha picchiato la ragazza.
Cosa deplorevolissima, naturalmente, ma non è uno stupro; tant'è che il tizio che era stato messo ai domiciliari ora è tornato pure a casa perché non ha fatto uno stupro.
E stanno crollando quasi tutte queste indagini fatte negli ultimi mesi sull'onda dell'emozione, con il governo che spingeva per dimostrare una risposta immediata ai cittadini, la Polizia che assecondava il governo e la magistratura che assecondava la Polizia.
E dov'è il controllo terzo, imparziale della magistratura? Ci sarebbe ancora, perché non l'hanno ancora abolito per legge, ma c'è già chi ne fa a meno, chi fa come se non ci fosse più il dovere della magistratura di un controllo imparziale.
Come con Genchi e De Magistris
Guardate che la stessa identica cosa sta avvenendo con i casi che ormai conosciamo abbastanza bene di Gioacchino Genchi e De Magistris.
La procura di Roma ha sempre avvertito questa vicinanza con il potere politico: ci lavorano splendidi magistrati alla procura di Roma, ma anche qualcuno che evidentemente avverte certi venticelli dei palazzi del potere vicini. E guardate cos'è successo con Genchi: la procura di Salerno, competente a indagare sulle attività di Genchi e De Magistris a Catanzaro, aveva già stabilito con una richiesta di archiviazione per De Magistris, che tutta la faccenda del telefonino di Mastella non conteneva reati perché loro non sapevano niente sulla titolarità di quel telefonino fino a che non hanno ricevuto i tabulati.
Allora cos'è successo? Che il Ros dei Carabinieri, non essendo riuscito a far passare le proprie accuse a Genchi e indirettamente a De Magistris, presso la procura di Salerno è andata a cantare in un altro cortile, a Roma e alla procura di Roma hanno aperto un duplicato dell'indagine di cui a Salerno si era già chiesta l'archiviazione, e hanno incriminato Genchi per quei due reati ridicoli che abbiamo descritto la settimana scorsa.
Adesso, nel giorno in cui De Magistris annuncia la sua candidatura alle europee nell'Italia dei Valori, il mattino c'è la conferenza stampa con Di Pietro, al pomeriggio escono le agenzie con la notizia che De Magistris è iscritto dalla procura di Roma nel registro degli indagati.
Naturalmente se si fosse trattato di Berlusconi o di un suo uomo, apriti cielo! Ma come, al mattino annuncio la candidatura e al pomeriggio fai sapere che sono iscritto nel registro degli indagati? E' giustizia a orologeria, avrebbero detto quelli là. Noi non lo diciamo perché non siamo quelli là.
Segnalo, però, che l'iscrizione nel registro degli indagati è uno dei pochi atti segreti. Non l'avviso di garanzia, non l'invito a comparire, non il mandato di perquisizione, il mandato di arresto, il mandato di sequestro. Quelli sono tutti atti pubblici, ma l'iscrizione sul registro degli indagati è un atto segreto; dopodiché a volte i giornalisti lo vengono a sapere, ben venga... possibile che siano venuti a saperlo proprio il pomeriggio dell'annuncio della candidatura?
Abbiamo anche dei giornali che ignorano la consecutio temporum, come questo che titola: “Il PM è indagato e Di Pietro lo candida”.
In realtà la consecutio temporum esatta è: Di Pietro lo candida e la procura di Roma annuncia che è indagato, perché questa è la reale consecutio.
Dopodiché tutti si possono sbizzarrire dicendo che ci sono quei fanatici di Travaglio, Grillo e tutti gli altri che hanno sempre detto che non si devono candidare gli indagati.
Attenzione, siamo seri: se io volessi impedire a chicchessia di essere candidato, presenterei denunce in tutte le procure d'Italia nei confronti di tutti quelli che so che vogliono candidarsi. Nove su dieci, chi viene denunciato viene iscritto come atto dovuto nel registro degli indagati e quindi potrei dire “quello è indagato, non si deve candidare”. Nessuno di noi ha mai sostenuto una sciocchezza del genere, abbiamo sostenuto che se ci sono dei rinvii a giudizio, delle condanne, sarebbe bene farsi da parte; se ci sono delle condanne definitive sarebbe bene che ci fosse una legge che impedisce la candidatura; se uno è indagato bisogna andare a vedere per che cosa lo è.
Potrebbe essere indagato per avere fatto un blocco ferroviario per bloccare un treno che portava delle armi, per esempio: è un reato ma non c'è nulla di indecente moralmente, stiamo parlando di altro.
Il complice De Magistris
Qui di che cosa si tratta? L'indagine su De Magistris è abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio, non per avere bloccato un'autostrada o una ferrovia. Sapete qual è la colpa di De Magistris? Pensate a come una parte della magistratura ormai va incontro ai desiderata del potere politico nel giorno giusto e nel momento giusto: l'accusa nasce dalla denuncia della procura di Catanzaro contro quella di Salerno che aveva fatto la famosa perquisizione ai magistrati di Catanzaro, e i magistrati di Catanzaro appena indagati e perquisiti da quelli di Salerno avevano contro sequestrato le carte che gli avevano portato via e avevano incriminato, senza avere nessuna competenza per farlo, i loro colleghi di Salerno per abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio.
L'interruzione di pubblico servizio era dovuta al fatto che quelli di Salerno gli avevano preso l'originale del fascicolo Why Not, impedendo a quelli di Catanzaro di proseguire nelle indagini, che peraltro languivano da mesi e che sarebbero rimaste bloccate uno o due giorni, il tempo di fare le fotocopie e di restituirlo ai titolari dell'indagine.
In ogni caso i magistrati di Salerno vengono denunciati da quelli di Catanzaro per avere fatto quella perquisizione e avere interrotto quell'importantissimo pubblico servizio.
A questo punto, dato che la procura di Catanzaro è incompetente a fare quella iscrizione nel registro degli indagati, l'inchiesta passa poi alla procura competente, che è quella che deve occuparsi degli eventuali reati commessi a Salerno ed è quella di Napoli.
Ma quella di Napoli non può occuparsene perché nel frattempo il CSM ha trasferito De Magistris proprio a Napoli, allora si va nella procura competente a giudicare i magistrati di Napoli, cioè Roma. Ma anche quella di Roma non è competente, perché a Roma lavorano due dei tre magistrati di Salerno che il CSM nel frattempo ha trasferito per avere fatto la perquisizione a Catanzaro, la dottoressa Nuzzi e il dott. Verasani.
Allora, da Roma questa indagine passerà a Perugia, questa è l'indagine: perché c'è dentro De Magistris? Perché è stato De Magistris, con le sue denunce nei confronti dei colleghi di Catanzaro, a innescare quell'indagine che poi ha portato i magistrati di Salerno a fare la perquisizione a Catanzaro. Anche De Magistris è complice dei magistrati di Salerno per essere poi andati a Catanzaro a portar via le carte di Why Not interrompendo il pubblico servizio.
Questo è il reato che gli viene contestato: “Indagato, eppure lo candidano lo stesso”...
Per essere andato a Salerno a difendere il lavoro che lui riteneva buono – poi nessuna sa se era buono o se era cattivo perché non gli hanno fatto concludere le indagini – e segnalato, com'era suo dovere, gli insabbiamenti e gli ostacoli che aveva incontrato presso i colleghi e i superiori di Catanzaro, De Magistris è indagato.
Quante possibilità ci sono che venga processato per delle cose così assurde? Ecco perché noi siamo sempre affezionati alle carte, ai fatti: perché bisogna grattare dietro la parola “indagato” e andare a vedere cosa c'è. Se fosse indagato perché l'han beccato in un'intercettazione mentre parla con un mafioso, basterebbe e avanzerebbe l'iscrizione nel registro degli indagati per rendere inopportuna la sua candidatura; ma visto che è indagato per quello che vi ho detto, probabilmente avere difeso il proprio lavoro non è una cosa – anche se costituisse reato, cosa di cui dubito – sia infamante e incompatibile con una candidatura.
In ogni caso, resta il problema che dicevo prima: ci sono magistrati della procura più importante d'Italia che tengono in galera gente che non ha commesso lo stupro per il quale erano stati arrestati, continua a tenerli in galera anche se sono stati arrestati i presunti colpevoli veri e nello stesso tempo attiva e comunica, anche violando i segreti, indagini nei confronti di persone che sono entrate nel mirino di tutta la politica, come Genchi e De Magistris, che se avessero commesso dei fatti riprovevoli giustamente dovrebbero essere perseguiti, ma come abbiamo visto vengono accusati di reati molto strani, fumosi di cui non si vede dove sia la consistenza mentre si vede dove sta l'interesse nel colpirli con indagini per poi poter dire “sono indagati”.
L'uno per evitare che gli vengano conferiti ancora degli incarichi di consulenza, l'altro per evitare che possa fare la sua campagna elettorale come è suo diritto.
Ultima cosa, e poi mi taccio: avrete notato che sono stati arrestati i “veri” colpevoli, così ci è stato detto, dello stupro della Caffarella, altri due romeni, e sono stati arrestati come? Con metodi tradizionali, quelli di Maigret e del questore Caruso? No, sono stati arrestati grazie a un incrocio complicatissimo di tracce telefoniche, tabulati telefonici, schede che passano da cellulare a cellulare, a partire dalla scheda dei telefoni che sono stati rubati ai due ragazzini durante il famigerato stupro. Schede che poi hanno cambiato vari titolari, vari cellulari... alla fine si è arrivati al mercato nero dove erano stati rivenduti e ricettati e si è riusciti a risalire a chi poi li aveva comprati, venduti e infine si è arrivati a scoprire, si spera, i veri stupratori della Caffarella.
Questo metodo di lavoro, incrociare i dati telefonici, i tabulati e le intercettazioni, vi ricorda qualcuno? Vi ricorda qualcosa? A me ricorda il metodo Genchi. Mi ricorda il famigerato metodo Genchi, che quando viene usato nei confronti dei rumeni va benissimo, applausi a scena aperta; quando viene usato nei confronti dei politici apriti cielo!
Passate parola."
Giovedì 26 Marzo 2009 - Inaugurazione dell’ inceneritore di Acerra. Manifestazione in Piazza Castello ad Acerra a partire dalle ore 9.00 - Se la Tv non funziona più, ecco la rete che sa farerete.
Discarica a Pianura no, discarica a Chiaiano no, termovalorizzatore di Acerra no. Lo smaltimento dei rifiuti funziona in questo modo in TUTTE LE CITTA’ DEL MONDO ma non si capisce perchè a Napoli non sia possibile fare certe cose!!! TENETEVI LA MUNNEZZA IN GIRO PER LE VOSTRE STRADE, VE LO MERITATE PROPRIO INCIVILI CHE NON SIETE ALTRO!!!
Salvatore B.
me…hai perfettamente ragione…non capiscono ke con il tvz ci sara un miglioramento globale…ma secondo me non è ke nn vogliono direttamente loro…secondo me glielo impongono di dire NO!
e la cosa peggiore e ke dovrebbero dire NO ad un’altro fattore ma ke non è l’immondizia!
PAOLA
SONO UNA DEGLI “INCIVILI” CHE NON CAPISCONO I BENEFICI DEL TERMOVALORIZZATORE E DELLE DISCARICHE. MA NON LO CAPISCO PERCHE’ INVECE DI FARE IL POLLO DA ALLEVAMENTO MI FACCIO DELLE DOMANDE E CERCO DELLE RISPOSTE. ALLORA QUANDO I MEDICI SPIEGANO I DANNI DEL TERMOVALORIZZATORE O I DANNI DELLE DISCARICHE CERCO DOCUMENTI, LEGGO, SONO PRESENTE AGLI INCONTRI DELL’ASSISE DI NAPOLI QUANDO CI SONO MEDICI CHE SPIEGANO I DANNI DELLE NANOPARTICELLE E I DANNI DELLA DIOSSINA, VETERINARI CHE SPIEGANO COME UNA DISCARICA PUO’ ESSERE VEICOLO DI EPIDEMIE E SONO COSE CHE SICURAMENTE NON AVETE FATTO VOI (SALVATORE B. E ME) E NON ACCETTO CHE ALTRI DECIDANO DELLA MIA SALUTE. SICURAMENTE STANNO DECIDENDO DELLA VOSTRA SE NELLA VOSTRA ZONA CI SONO INCENERITORI E SICURAMENTE, SE VI DOCUMENTATE SCOPRIRETE CHE CI SONO ALTRI MODI PER SMALTIRE L’IMMONDIZIA MOLTO MENO COSTOSI E CHE QUESTO E’ QUELLO CHE FA GIRARE PIU’ SOLDI. NON VI VIENE LA CURIOSITA’ DI CAPIRE IL PERCHE’?
Mangiafuoco
Fatalita’ sono solo i medici Napoletani a dire tutto cio’!!! (forse per soldi)Ci vorrebbero delle medaglie per questi santi uomini!!!!Come mai in europa non si trovano altri medici che denunciano tutto questo?? SONO PAZZI QUESTI EUROPEI!!!
rosarita
@Mangiafuoco:
mi rifiuto di credere che esista gente talmente plasmata da non ragionare con la propria testa: nel resto d’Europa gli INCENERITORI ( cominciamoli a chiamare con il nome appropriato, visto che SOLO IN ITALIA si chiamano termovalorizzatori!!!) li stanno smantellando. Anzichè ascoltare e parlare per propaganda, documentati, non starò qua io a farti la morale, anche perchè in due righe sarebbe impossibile spiegare tutto. Ti dirò di più, se vivi in una zona inquinata e perdi ( non ti auguro la triste esperienza che è capitata più o meno a noi tutti con almeno un familiare) un caro a causa del cancro, non incolpare il fato, il volere divino, o chissà quale ancestrale entità che ha deciso di porre fine alla sua esistenza. Documentati sul tipo di tumore, cerca di capire da cosa può essere provocato…
poi magari ne riparliamo…
Non giocare col nostro dolore e svegliati dalla narcosi delle tifoserie avvelenate che stanno disintegrando questo Paese.
Pensa con la tua testa, nessuno ti darà una medaglia per perorare così visceralmente una causa che, per tua fortuna, non ti riguarda. Non sarai tu ad avere morti per tumore a causa di un mostro, ricordatelo…
Tanti auguri…
rosalba
fra i 400 invitati dal diavolo a battergli le mani, ho letto che ci stà pure il nostro… “cardinale sepe”, quello che “ama” i napoletani. V E R G O G N AAAAAAAAAA
Luigi De Magistris si candida da indipendente in Europa con l'Italia dei Valori. E' un'ottima notizia. A Bruxelles c'è la testa del serpente. I finanziamenti da 9 miliardi all'anno che finiscono, quasi tutti, a tre regioni italiane: Campania, Calabria e Sicilia. Soldi che rafforzano la criminalità organizzata e una gestione criminale della politica. Miliardi che inquinano la vita del Paese invece di permetterne lo sviluppo. Molti sanno e tutti tacciono. Chi denuncia, come ha fatto De Magistris, viene isolato e calunniato. In Europa sarà una voce forte e pulita. Il blog lo sosterrà.
Loro non sia arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
"Sono contentissimo di fare questo video e voglio ringraziare Beppe Grillo, del quale ormai mi sento amico e condivido tantissime cose che egli sta facendo da anni per questo Paese su temi molto sensibili, sui quali cercherò brevemente di soffermarmi.
Quello più importante che è poi culminato nelle ultime manifestazioni straordinarie dei vari V-day, ricordo ad esempio l'intervento che feci anche io, durante la manifestazione straordinaria di Torino. Io non so quanti partiti politici tradizionali, soprattutto i due schieramenti più forti, il Pdl e il Pd riescano a portare in piazza come ha fatto Beppe, quindi, come dicevo la cosa più importante, a mio avviso, è il concetto di democrazia partecipativa, che è fondamentale.
La politica è fatta di partecipazione, la politica con la P maiuscola, non sono comitati di affari che devono gestire il denaro pubblico per interessi propri, ma la politica dev'essere rappresent ata da alcuni che devono portare le esigenze di tutti.
La democrazia partecipativa è il luogo assembleare, il protagonismo del popolo è uno degli aspetti più importanti e Beppe non lo ha fatto in modo populistico come dicono alcuni o come anti politica, ma se il luogo della politica per eccellenza, dove si fanno parlare le persone che altrimenti sono state emarginate nella società civile economisti, ambientalisti, lavoratori, sindacalisti, sacerdoti, magistrati, (come lui mi ha consentito di fare e io gliene sarò sempre grato) su temi fondamentali della vita di ognuno.
Io mi soffermerò oggi in questo breve saluto e in questo breve ringraziamento che faccio a Beppe, con la certezza che saprò portare, qualora dovessi essere eletto, ma anche se non sarò eletto, tutto il mio entusiasmo e tutta la passione su temi che ci vedono molto vicini. Soprattutto mi voglio soffermare su due temi che reputo fondamentali: uno è quello dell'ambiente. Io sono convinto che la ricchezza di un Paese e anche l'impresa, il lavoro e il progresso si fondino su un nuovo modo di fare ambientalismo. Quello soprattutto di puntare sulle energie rinnovabili e soprattutto sul rispetto assoluto della natura, che non è solo un bene dell'Italia, ma un bene di tutto il mondo, il mondo sarà destinato a scomparire se non si ha la capacità di superare questa fase di gravissima crisi economica che si fonda soprattutto su una gestione scellerata delle risorse energetiche e delle risorse naturali.
In questo Beppe è stato uno dei primi. Io ricordo quando da ragazzo seguivo i suoi spettacoli, ambiente ed economia viaggiavano strettamente l'uno correlato all'altro.
Attraverso l'utilizzo giusto delle risorse naturali e attraverso l'energia alternativa e i metodi e i messaggi che ci dà Beppe, io sono convinto che non solo vivremo meglio tutti, ci sarà un rispetto della natura una salvaguardia dell'ambiente, ma anche più lavoro per tutti e sopratutto più lavoro per i giovani.
Il secondo punto che ricordo con grandissimo entusiasmo, io ebbi anche qualche perplessità a partecipare e fui molto criticato dai miei colleghi magistrati dell'epoca, la partecipazione a Strasburgo con Beppe Grillo e Marco Travaglio. Innanzitutto ricordo il viaggio bellissimo che facemmo in macchina dall'Italia tutti e tre, cominciammo a confrontarci soprattutto su un tema che è centrale in Italia e non solo in Italia: quello della gestione dei finanziamenti pubblici. Il controllo illegale che il sistema castale politico di questo paese, sta facendo e ha fatto sulla gestione del denaro pubblico, a discapito della gran parte dei cittadini e arricchendone solo alcuni, rendendo il nostro paese sempre più vicino a quello di alcune realtà sudamericane e mediorientali e non certo proprie di un paese occidentale.
Il tema del finanziamento pubblico è centrale perché è lì che si corrode la democrazia. In Europa io credo che dobbiamo portare persone credibili, non persone che hanno contribuito in questi anni a dissipare, a sperperare e ad arricchire comitati di affari nell'immane flusso di denaro che è giunto in Italia. Portare persone competenti ed oneste in grado non di interrompere il flusso del denaro pubblico che può servire, in qualche modo, ad aiutare le realtà più difficili anche se io sono dell'avviso che non si deve favorire l'assistenzialismo fine a sé stesso, dev'essere un modo proprio per favorire l'impresa diversa come dicevamo prima, ad esempio un nuovo modo di fare ambiente, un nuovo modo di fare economia, soprattutto aiutando i giovani svincolandoli da cappe della casta politica e della criminalità organizzata.
Sono convinto, da tempo, soprattutto per il lavoro svolto come magistrato, che proprio attraverso la gestione illegale del denaro pubblico è cresciuta non solo la criminalità mafiosa di tipo tradizionale, ma anche la criminalità dei colletti bianchi.
Il denaro pubblico in gran parte viene gestito da comitati d'affari che decidono a chi dare i soldi, a quale società dare i soldi, a chi affidare gli appalti, a chi affidare i progetti, a chi affidare i subappalti, chi assumere in queste società nel fare sia i progetti che i lavori e quindi condizionando il voto. Oggi si ha un'occasione importante grazie ad Antonio Di Pietro e a Italia dei Valori, cioè coinvolgere persone della società civile, anche con sensibilità diverse a costruire una casa comune in cui i protagonisti non sono solo le persone che spero verranno elette, ma tutti quanti insieme che potremo dare un contributo a migliorare veramente non solo l'Italia ma l'Europa a vivere nel benessere e nella salvaguardia di tutti, della natura e del nostro paese in particolare. Grazie ed un abbraccio a Beppe." Luigi De Magistris
21 Marzo 2009
L'omicidio Pasolini
La morte di Pasolini
"E' spuntata una macchina scura... e una moto. Sono arrivate in tutto cinque persone... Ho visto che trascinavano Pasolini fuori dalla macchina, e lo riempivano di pugni e calci, picchiavano forte. Gridavano: "Sporco comunista, frocio, carogna". Ho avuto paura. Sono tornato quando tutto è finito... Se tu uccidi qualcuno in questo modo, o sei pazzo o hai una motivazione forte: siccome questi assassini sono riusciti a sfuggire alla giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente. E quindi avevano una ragione importante per fare quello che hanno fatto. E nessuno li ha mai toccati. Alla fine di questa brutta storia ho pagato solo io, che avevo solo 17 anni. Sono stato usato..." Giuseppe Pelosi, accusato della morte di Pasolini in un'intervista del 12 settembre 2008
"No, non fu una lite. Pier Paolo fu giustiziato. Qualcuno aveva deciso che doveva morire." Sergio Citti, regista.
"Il mio cognome si scrive cò due T. Salvitti Ennio... Lo scriva che è tutto 'no schifo, che erano in tanti. Lo hanno massacrato quel poveraccio. Pè mezz'ora ha gridato "mamma, mamma, mamma". Erano quattro, cinque." Ma lei questo l'ha detto alla polizia? "Ma che, sò scemo?" Da un'intervista a un baraccato di Furio Colombo, cronista della Stampa, poche ore dopo la morte di Pasolini.
Alberto Moravia, Laura Betti e Oriana Fallaci denunciarono un piano criminale per mettere a tacere Pasolini. Oriana Fallaci scrisse sull'Europeo di un gruppo di persone autrici del delitto. Per questo fu convocata in questura e in seguito condannata in primo e secondo grado per reticenza sulle fonti.
Pier Paolo Pasolini è stato ammazzato nel 1975, ma i suoi assassini e i mandanti sono ancora in libertà. Nessun processo pubblico sulle cause della sua morte. E' stato ucciso dal Potere. Da quell'oscena rappresentazione della realtà che va in scena in Italia dalla sua nascita. Pasolini scriveva allora sul Corriere della Sera, non ancora piduizzato: "Io so i nomi dei responsabili delle stragi... io so il nome del vertice che ha manovrato...". Pasolini stava scrivendo un libro: "Petrolio" sulle connessioni tra l'ENI, la P2 e lo Stato. Sull'assassinio di Mattei e sui servizi segreti deviati.
Gli uffici di Genchi perquisiti, De Magistris indagato, un piduista a capo del Governo, condannati in primo grado per mafia in Parlamento, la procura di Salerno trasferita. La verità di Pasolini non ha più bisogno di una voce. Non dà più scandalo. Pier Paolo, forse sei morto per niente. Gli italiani sanno, sapevano tutto. Non amano chi grida la verità.
Chiedo la riapertura delle indagini sull'omicidio di Pasolini. Chi sa parli. Chi ha le prove le renda note.
Ps: Testimonianze tratte dal libro "Profondo Nero" di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
....mentre la tv nazionale di Stato impone l'ex principino di casa Savoia come show man e "protetto" ballerino del Sabato sera, allontanandci sempre di più dalla realtà "storica" dei Savoia e quella tragica di Berlusconia, il Tiggì della stessa rete annuncia questa notizia:
Roma, 22 mar. (Ign) - La protesta contro i centri di identificazione ed espulsione arriva nel cuore di Torino e colpisce il simbolo di lusso e vip. Come riferisce 'La Stampa', un gruppo di anarchici sabato sera ha preso di mira lo storico ristorante 'Il Cambio', uno dei più noti della città, rovinando la cena a una cinquantina di clienti.
Erano passate da poco le 20.30 quando sei o sette uomini, incappucciati e vestiti di nero, sono entrati nel locale lanciando secchi pieni di sterco contro i tavoli a cui erano seduti i clienti.
Quello di sabato sera è solo l'ultima di una serie di azioni firmate dagli anarco-insurrezionalisti a Torino contro il nuovo centro di identificazione ed espulsione di corso Brunelleschi. Nelle ultime settimane infatti, c'era stato un assalto con vernice rossa e farina alla lavanderia della Croce Rossa (che gestisce l'ex Cpt) e l'irruzione nella cooperativa che ha ottenuto l'appalto per i lavori di allargamento del Centro di identificazione.
Ora però la protesta a sostegno degli immigrati si è allargata, anche dopo la notizia di alcuni tentati suicidi da parte degli extracomunitari rinchiusi nella struttura. Gli anarchici hanno voluto 'colpire' il loro 'nemico' per eccellenza: il luogo di ritrovo della 'Torino bene' all'ombra della Mole. Un'azione subito fermamente condannata dal sindaco Chiamparino, secondo cui questi gesti "alla fine vengono attribuiti alla sinistra finendo per danneggiarla".
....e l'annuncia come una qualsiasi notizia debba essere andata detta, ossia cercando di fornire i fatti senza farne trapelare l'opinione personale?...ma nooooooo, tutto viene raccontato come se il gesto fosse stato uno dei peggiori omicidi e non si capisce bene se è più per la solennità del posto(sembra fosse un ritrovo del conte Cavour) o per i 50 massoni che ci mangiavano dentro.
In entrambe i casi è chiaro che Raiset è dalla parte dei ricchi e di Berlusconia ed è pronta a far terrorismo mediatico e strategia della tensione contro chiunque dica il contraio o muova l'azione contro quest'ultimi.E non c'è stata violenza, intendiamoci..ma solo un gesto che forse in un altro paese CIVILE sarebbe stao di protesta e che qui sembra un crimine e basta!
Adesso mi domando una cosa, anzi due : quanto peggiore è Chiamparino che da uomo di sinistra e preoccupato più dell'immagine del partito (ma esiste ancora sto partito?) che il gesto che ha mosso il piccolo gruppo di anarchici a distribuir letame difendendo i diritti dei più deboli?...ma soprattutto, quanto sdegno dovrebbero usare i media se liberati dalla pressione di governo verso tutte le vittime dei terroristi neri che hanno fatto saltare in aria,picchiato e ucciso persone su persone solo per presunte o veritiere implicazioni alla politica dei rossi?...com'è un pò di merda schizzatta sul Valentino di una duchessa è più grave di una persona morta alla stazione di Bologna?
Ci rendiamo conto che questi nostri telegiornali e i media nazionali farebbero apparire la Rivoluzione Francese come un atto incivile di un gruppo di invidiosi del re?...eh già, d'altronde piuttosto che lagnarsi si sarebbero potuti sempre arrangiare con le brioche!
Universita': Brunetta, Studenti Dell'Onda? Sono Dei Guerriglieri
(ASCA) - Roma, 19 mar - Gli studenti dell'Onda, quelli che ieri sono scesi in piazza per manifestare contro i tagli alla scuola, scontrandosi con le forze dell'ordine alla Sapienza di Roma sono dei ''guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri''. Lo ha detto il ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi insieme alla collega della scuola, Mariastella Gelmini.
Roma, 19 mar. (Adnkronos) - ''Il ministro Brunetta si dimetta''. A chiedere al responsabile della Pubblica Amministrazione e dell'Innovazione di lasciare il proprio incarico l'Unione degli Studenti che sottolinea come ''un ministro della Repubblica non dovrebbe mai permettersi di definire dei giovani che esprimono il loro pensiero come dei 'guerriglieri' da trattare come tali. Ieri c'e' stata un'aggressione di cui gli studenti sono state vittime''.
...beh, quando un uomo dell'età di Brunetta vede caricare dei poveri ragazzi che potrebbero essergli figli e si esprime come ha fatto, vuol dire che alla base c'è qualcosa che non va.
Non solo in questo caso mancano le regole principale del "vivere civile" e in "democrazia" ( .. che tra altro prevede nella costituzione - quella che la destra vorrebbe cambiare - che prevede la libertà di manifestare e di dire la propria opinione..) , ma il suo ed il loro atteggiamento si contraddice con quella cultura moralista, modaiola e forviante sulla difesa della vita . Quella che gli ha concesso il lusso di dare dell' "assasino" al signor Englaro, anche se poi gioiscono nel vedere i "manganellatori" picchiare ragazzetti di 20 anni o farli fuori come il povero Giuliani....
P.S. ..e vi prego non faticate a trovare un alibi, nascondendovi dietro alle parole "buonismo" o "demagogia"...il saper vivere in democrazia e in pace non può essere sminuito con etichette di moda..
sul treno per firenze ho origliato una conversazione fra due vecchi comunisti che dicevano cose interessanti. allora li ho invitati allo spettacolo di ravenna e gli ho chiesto se li potevo intervistare.
a firenze sono scesa e sono andata direttamente all’università. ho incontrato gli studenti insieme a tre vignettisti livornesi del vernacoliere specializzati in anticlericalesimo. divertente e istruttivo.
ho chiesto agli studenti come intendevano regolarsi ora che il governo ha capito che basta evitare di fare i tagli a ottobre e farli a natale e d’estate perchè non succeda nulla. non avevano ancora un piano.
all’inizio a firenze mi aveva invitato un gruppo di sinistra, poi mi era arrivato l’invito da un altro gruppo sempre di sinistra. allora ho detto fatelo insieme e hanno risposto di no che si odiano. allora ho detto se non riuscite a mettervi d’accordo non si fa e alla fine si sono messi d’accordo. piccola soddisfazione. gli ho raccontato quello che avevo origliato sul treno.
Il vecchio militante diceva all’altro con accento bolognese: non sanno più come si fa un’assemblea. alle assemblee si arriva preparati! in sezione si facevano di norma tre giri: nel primo dici quello che pensi. hai il dovere di dire quello che pensi. nel secondo cerchi le mediazioni trovi i punti di incontro con quello che hanno detto gli altri. nel terzo si prende una decisione e quando si vota si segue la decisione che si è presa. adesso ogni idea anche su questioni minuscole diventa una ragione per scindersi.
e infatti gli studenti hanno tante idee e non hanno un coordinamento nazionale cosa che trovo semplicemente patetica. si lamentano di essere isolati ma anzichè lamentarsi dovrebbero domandarsi: come facciamo a collegarci con precari, sindacati, associazioni, ambiantalisti o chi ci pare?
rispondono che c’è stata qualche iniziativa in questo senso. e me lo ricordo. quando l’ho letto ero contenta ma poi che fine ha fatto? sembrano cose fatte pro forma. per seguire un rituale che non si sente davvero necessario. come le occupazioni e le lezioni all’aperto. la scelta degli argomenti non mi sembra che segua un progetto, che serva veramente a un piano per cambiare le cose. non mi sembra nemmeno che si sia discusso seriamente su cosa si vuole cambiare. sembra un’imitazione del mondo degli adulti con tutte le loro divisioni, la loro rassegnazione stanchezza disillusione.
tra parentesi ho visto renzi ad anno zero m’è sembrato una specie di panariello, voi che ne pensate?
"Oggi viene vista come una moda, una maniera come tante per essere contro. Nella Bibbia c’è scritto chiaro e tondo che l’omosessualità, sia maschile che femminile, è peccato". Parole scritte da Nicola Legrottaglie in "Ho fatto una promessa", autobiografia in cui racconta la sua fede cristiano-evangelica.
"Da etero e cristiano consiglio loro di leggere la Bibbia" aggiunge il difensore juventino "Fanno parte del mio prossimo e per questo li amo, le mie riunioni del lunedì sono aperte anche a loro". Un po' come Povia, anche Legrottaglie conosce il suo Luca, un gay "che oggi ha moglie e figli".
"SIGNORE, DAI MUSULMANI NO" - Il calciatore racconta di quella volta che "rischiò" di finire in Turchia, "ambiente che avrebbe potuto essere ostile alla mia crescita spirituale". Capitò due anni fa quando la Juventus lo aveva quasi ceduto al Besiktas "Mi sarei sistemato a livello di finanze", rivela Legrottaglie, tutt'altro convinto della cessione "Signore, ma perché proprio dai musulmani mi vuoi mandare?". Il trasferimento alla fine saltò, Legrottaglie restò bianconero: "Dio stava lavorando per me".
LA CONVERSIONE - Prima di Siena, Nicola trascorreva il tempo libero "tra belle donne e tanti soldi, un fighettino con le meches bionde e la fama di tiratardi". L'esperienza in Toscana lo ha trasformato, in particolare la conoscenza con Tomas Guzman "Credo che la fede sia un po’ come il calcio se non ti alleni non combini nulla. La fede va coltivata, lo spirito deve essere allenato, altrimenti per il Diavolo è facile insinuarsi e vincere. Il Male gioca in contropiede. Un cristiano di fede solida deve saper tenere alta la linea difensiva e lasciarlo sempre in fuorigioco".
CASTITA'- "L’ultima ragazza l’ho avuta quando ho accettato Gesù dentro di me, tre anni fa" ha dichiarato Legrottaglie in un'intervista rilasciata a Vanity Fair "Quando una ragazza mi piace la bacio, mi interessa l'anima di una donna, niente sesso, almeno fin quando non troverò quella giusta con la quale sposarmi, per adesso la mia vita la dedico al calcio e al Signore".
LA PROMESSA - Il titolo del libro prende spunto da un episodio accaduto quasi vent'anni fa "Quando avevo 13 anni avevo fatto una promessa a Dio: se vado in serie A un giorno, divento missionario".
Excite News
...già noto in questo blog il talebanismo a comando di costui che però dimentica la sua fede cristiana quando fa falli di una certa pericolosità in campo( Napoli - Juve docet) e quando percepisce il suo ricco stipendiuccio da tronista che calcia un pallone e che vive tra gli stra-lussi...
L'unica cosa che è di moda in questo caso e solo il pensiero omofobo (vedi Povia,vedi governo,vedi Ratzinger,vedi Media..) e cattomoralista de Le Grottaglie e che uno sia d'accordo o meno sull'esistenza dei gay (fatevene una ragione, esistiamo da secoli!), quando acquisti il suo libro o semplicemente l'appoggi fai parte di quella schiera di fedeli che non vogliono ammettere il loro fanatismo (in questo caso, fanatismo indotto da qualcuno più grande di lui che lo stipendia per questo).
Il talebanismo cattolico è, e vuole essere indottrinato dai media come una moda.
Strumentalizzare Dio per fare delle guerre di discriminazione e d'intolleranza, quello è il vero peccato.
Il peccato non è amare un proprio simile, ma non farlo per ordine di un pregiudizio infondato e voluto dall'uomo e non da Dio, perchè da che mondo e mondo il Signore non ha mai scritto libri o fatto interviste a "Porta a Porta " è solo stato sfruttato, mal interpretato ed interpretato a comodità dal pensiero dell'uomo che attraverso di lui si perdona il proprio caratteraccio, i propri limiti e si libera da ogni responsabilità.
Sarebbe una contraddizione quanto una delusione se il Dio che c'impongono questi quattro massoni fanatici fosse tanto superiore quanto schizzinoso. Un Dio ad intermittenza che è superiore quando si tratta di tante cose considerate "buone", ma debole di fronte ai presunti "nemici" da abbattere. Un Dio che si deresponsabilizza e che chiede all'uomo di prendersi cura di sconfiggerli..
Ma se Dio avesse considerato il "gay"un male ed/od un peccato, saremmo esistiti per tanti secoli?.. che Dio è quello che crea il proprio figlio a sua immagine e poi lo ripudia ????..e dove consisterebbe la superiorità di questo ipotetico Dio se facesse una cosa simile, dov'è è messa in chiaro l'eterosessualità e/o la sessualità del Signore?..Veramente preferiste idolatriare un "essenza" che si abbassa al livello di un genitore che rifiuta un figlio solo perchè non è come gli altri?.. e dove è andato a finire l'arbitrio che ci ha regalato?..a che serve avercelo se poi decidendo lui ogni cosa, ci punsce a prescindere?..
Come vedete il Dio che v'impongono non è un Dio giusto, ma uno umanoide e monarca che finge di darvi una democrazia per opoi assoggettarvi al proprio volere.
Dio, quello vero, se e nella dimensione che esiste è amore non disciplina militare.
Nessuno può permettersi di pensare che la superiorità di un essere o di un Dio sia proporzionale a quanto egli riesca a manovrare la vita altrui e se ci si riflette in questa visione bisogna pure avere il coraggio di proclamarsi non cristiani..Cristo era tra la gente a "Cesare, dava quello che era di Cesare!".
Impariamo a capirci, ad accettarci e non ad appoggiarci al dubbio per creare una fitta rete d'improbabili regolette che non fanno bene a nessuno e che prima o poi si ritorceranno contro a chi per primo ha dettato la legge..
Vi lascio con la speranza che Dio esista, ma con la quasi certezza che fortunatamente non c'entra nulla con Le Grottaglie...
P.S. Dio lo ha fatto andare in serie "A" e per una richiesta di qualcun'altro povero malcapitato che chiede magari la guarigione di un caro non lo ascolta?.. In questo pensiero ci sono almeno una 10ina di peccati tra i 7 capitali e i 10 comandamenti..
Leggete pure quante sciocchezze dice, ma domandatevi perchè utilizzare Dio per uno scopo pubblicitario se uno ne ha tanto rispetto!
Diritti ai gay, Obama appoggia la dichiarazione dell'Onu
A differenza di quelli di George W. Bush, gli Stati Uniti di Barack Obama riconoscono che i gay hanno gli stessi diritti di tutti gli altri essere umani.
Gli Stati Uniti hanno annunciato oggi il loro sostegno alla dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti degli omosessuali: si tratta di una decisione che pone, ancora una volta, la nuova amministrazione di Barack Obama su una strada opposta a quella percorsa dal precedente inquilino della Casa Bianca, George W. Bush. L'intenzione di Washington di unirsi ai 66 paesi firmatari del documento ispirato dalla Francia è stata annunciata dal portavoce del dipartimento di Stato, Robert Wood.
La dichiarazione, che non ha il carattere costrittivo di una risoluzione, era stata presentata lo scorso dicembre dalla Francia e, invocando l'universalità dei diritti dell'uomo, chiede la depenalizzazione mondiale dell'omosessualità. E' composta da 13 punti che mirano ad "assicurare che l'orientamento sessuale o l'identità di genere non possa mai costituire la base per infliggere condanne, in special modo esecuzioni, arresti o detenzioni". Il testo ha ricevuto 66 voti a favore, tra cui quelli della maggior parte degli Stati europei e sudamericani. Alla risoluzione si erano opposti il Vaticano, diversi paesi islamici, la Cina, la Russia e gli Stati Uniti.
Il portavoce del dipartimento di Stato americano ha comunque precisato che la decisione di sostenere il documento non avrà conseguenze giuridiche per gli Stati Uniti. "Il fatto di fornire il nostro appoggio non ci costringe ad alcun obbligo legale", ha sottolineato. La notizia, in ogni caso, è stata accolta con grande favore dalla comunità omosessuale americana, che per la maggior parte ha sostenuto la candidatura di Barack Obama alla Casa Bianca.
D'altra parte, Geroge W. Bush, alleato dei gruppi religiosi e conservatori fedeli ai valori più tradizionali, si è sempre opposto al matrimonio tra omosessuali ed ha sostenuto un emendamento costituzionale federale, poi abortito, che ne avrebbe proibito il riconoscimento legale. L'ex presidente è sempre stato favorevole alla linea politica che imponeva agli omosessuali di tacere il loro orientamento sessuale se arruolati nelle forze armate degli Stati Uniti.
L'amministrazione Obama, da parte sua, ha lasciato intendere di volere abrogare la legge, molto controversa, che permette a gay e lesbiche di essere arruolati nelle forze armate a condizione di tenere sotto silenzio il loro orientamento sessuale. La Casa Bianca ha inoltre palesato l'opposizione di Obama a un divieto costituzionale federale del matrimonio tra omosessuali, sostenendo d'altra parte il diritto delle coppie omosessuali all'adozione.
Intanto il segretario di Stato francese per i Diritti umani, Rama Yade, ha espresso la soddisfazione di Parigi per la posizione di Washington. "Sono felice del fatto che gli Stati Uniti abbiano preso la decisione di firmare la dichiarazione relativa ai diritti dell'Uomo, all'orientamento sessuale e all'identità di genere, pronunciata davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a nome di 66 stati, il 18 dicembre" scorso, ha detto Rama Yade in un comunicato. "E' essenziale che gli Stati Uniti si uniscano a questa mobilitazione internazionale e si associno all'impegno collettivo contro le violazioni dei diritti umani fondate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere", ha aggiunto il segretario di stato francese.(Il Tempo)
Adozioni alle coppie gay in Danimarca
Il Parlamento della Danimarca ha approvato un disegno di legge che permette l'adozione di bambini a coppie di persone dello stesso sesso.
Nel 1989 era stato il primo Paese a riconoscere il matrimonio civile fra omosessuali.
DE MAGISTRIS: INDAGATO A ROMA CON PM SALERNO ROMA - L'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris è indagato a Roma per le ipotesi di reato di concorso in abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio, in relazione all'inchiesta avviata lo scorso dicembre dalla procura generale di Catanzaro, che indagò per i medesimi reati anche sette pm della procura di Salerno, tra cui l'ex procuratore Luigi Apicella. Anche i sette magistrati salernitani sono indagati a Roma.
La vicenda si riferisce alla cosidetta guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno. Gli atti che riguardano De Magistris e i pm salernitani sono stati trasmessi alla procura capitolina nello scorso mese di febbraio per competenza territoriale, in quanto De Magistris, che ieri ha annunciato che si candiderà alle elezioni europee con l'Italia dei Valori, è giudice al Tribunale del riesame di Napoli.
EX PM, IPOTESI REATO DEL TUTTO INFONDATE Sono "del tutto infondate" le ipotesi di reato a suo carico: lo dice l'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, commentando con l'ANSA la sua iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Roma per concorso in abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio. "Si tratta di una vicenda che nasce dall'illegale contro-sequestro compiuto dalla Procura generale di Catanzaro", ha continuato l'ex pm, che in questi giorni ha dato notizia della sua intenzione di candidarsi alle Europee con l'Idv e lasciare le toghe. "Ritengo si tratti di una iscrizione dovuta, e l'ipotesi di reato è del tutto infondata. Del resto - ha concluso - rientra nelle plurime, reiterate, infondate segnalazioni di reato che provengono dai magistrati di Catanzaro, indagati per fatti gravissimi dalla Procura di Salerno".
IDV CANDIDA DE MAGISTRIS, VULPIO E SONIA ALFANO
Il Pm Luigi de Magistris, Sonia Alfano, figlia del giornalista Bebbe Alfano ucciso dalla mafia e il giornalista Carlo Vulpio sono i primi candidati dell'Italia dei Valori alle prossime elezioni europee. Le tre candidature, presentate dal leader dell'Idv, Antonio di Pietro in una conferenza stampa, sono "indipendenti". "Altre - ha detto Antonio Di Pietro - seguiranno".
DE MAGISTRIS: MANCINO, NON TORNI IN TOGA
I magistrati che scelgono la politica non dovrebbero più tornare in magistratura. E' questa l'opinione del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, espressa in occasione del via libera del Consiglio Superiore all'aspettativa dell'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, che si candiderà alle europee con Antonio Di Pietro.
Il vice presidente del Csm, Nicola Mancino, prima di esprimere il suo voto favorevole al collocamento in aspettativa dell'ex pm Luigi De Magistris, ha letto al Plenum la seguente dichiarazione:" L'esigenza che esprimo è che venga disciplinata l'ipotesi del parlamentare che vuole tornare a fare il magistrato. A mio avviso è preferibile che venga stabilito il divieto di rientrare nell'Ordine Giudiziario, e venga garantita, a domanda, la mobilità nella Pubblica Amministrazione, nella funzione e nel ruolo press'a poco corrispondenti a quelli di provenienza". "La Pubblica Amministrazione - ha detto ancora Mancino -recupera un patrimonio di esperienze e di professionalità e la magistratura perde un giudice divenuto parte".
"La candidatura del dott. Luigi De Magistris, ma non è e non sarà la sola, pur legittima, chi può mai comprimere l'elettorato passivo? - ha detto ancora il vice presidente del Csm, Mancino - apre un dibattito (l'ennesimo) e una riflessione (vecchia)". "Una volta candidato, il giudice ammette d'essere divenuto parte, non foss'altro perché si è schierato con una forza politica, e non certo per un solo giorno- ha sottolineato - lo status di parlamentare è a termine, permane fino a quando gli elettori lo confermano. Può anche accadere che il parlamentare spontaneamente rinunci alla carica elettiva". "La questione è tutta intorno al rientro nel ruolo di magistrato. E' giusto che rientri?Ho sempre sostenuto di no - ha concluso - anche se non sono mai riuscito, quando ero in Parlamento, ad avere condivisione da molti colleghi parlamentari".
DE MAGISTRIS, SCELTA DI VITA, NON TORNERO' INDIETRO "Per me questa è una scelta di vita. Ho passato da poco i 40 anni e finora ho fatto il magistrato. Ora, con questa scelta di candidarmi con l'Idv, seguirò un nuovo progetto di vita: la mia è una scelta irreversibile, anche qualora non dovessi essere eletto". Così il pm Luigi de Magistris, nel corso di una conferenza stampa ha spiegato che comunque non tornerà in magistratura dopo questa scelta "La mia - ha spiegato de Magistris - è una sorta di sconfitta della magistratura. Il mio sogno è sempre stato di fare il magistrato. La svolta c'é stata quando ho capito che non si voleva andare a fondo nelle inchieste. Ma da un' apparente sconfitta - ha sottolineato - ho capito di avere una grande opportunità. Candidandomi con l'Idv posso fare qualcosa per il mio paese, per il bene pubblico. Anche perché c'é un grave pericolo per noi tutti: stanno svuotando la Costituzione con leggi ordinarie e la stanno stravolgendo con la prassi e c'é bisogno di fare comprendere all'Europa come è a rischio la nostra democrazia dove ormai c'é la criminalizzazione del dissenso e si tende al pensiero unico. Siamo in una fase che precede una svolta autoritaristica".(ANSA)
...ma te guarda che "caso strano", lo avevano candidato per le Europee e poi è stato indagato..ah, fosse stata così veloce la giustizia quando ad essere indagati erano gli emissari della casta!
Il Bello e la Bestia
Luigi De Magistris si candida come indipendente per le elezioni europee nell'Italia dei Valori. Lo psiconano propone Clemente Mastella per Bruxelles. Il Bello e la Bestia. Il ceppalonico ha fatto cadere il Governo Prodi. Un aiutino lo fornì il Disastro Universale, detto Topo Gigio (Uèltron dove sei? Cosa fai? Cosa mi dici mai?). Mastella doveva candidarsi al Parlamento per le politiche nel PDL, una ricompensa, i trenta denari di Giuda. E' rimasto invece a piedi. Faceva schifo persino agli alleati di Testa d'Asfalto. E' diventato come un parente ingombrante che cerca di farsi invitare la domenica a pranzo. Mangia due primi e tre secondi e rutta e scoreggia dopo il caffè.
Cacciato dal Parlamento dove era accampato dal 1976, Mastella non si è dato pace. Dopo l'annuncio che a Bruxelles si troverà davanti Luigi De Magistris ha avuto un mancamento e ha cambiato cellulare a tutta la famiglia. Le inchieste per cui fu rimosso De Magistris riguardavano i fondi europei. Un fiume di miliardi che finiscono alla criminalità organizzata e ai politici corrotti. Gli euro comunitari sono il carburante del voto di scambio.
Mister indulto ha dichiarato sulla candidatura di De Magistris: "Ora capisco tante cose. Così si alimenta il sospetto che la Giustizia possa essere applicata al disegno di qualcuno." E ha aggiunto: "Se saremo entrambi in parlamento a Bruxelles dovrà spiegarmi come, dove e da chi avrei preso i soldi". A Mastè, spiegalo tu a chi telefonavi, dove hai preso i voti. Spiegaci l'indulto, spiegaci di tua moglie agli arresti domiciliari. Spiegaci a chi prestavi i tuoi cellulari.
A Bruxelles non sono abituati a politici del rango di Magilla il Gorilla. Quando prenderà la parola gli tireranno dei caschi di banane. Mastellone ha detto che in passato il PDmenoelle si oppose alla candidatura di De Magistris. Troppo onesto per gli standard di quel partito. Mancino, vicepresidente del CSM, ha tuonato contro De Magistris: non deve più tornare in magistratura. Mancino ha ragione. De Magistris deve entrare e restare in Parlamento. E' il luogo adatto per un giudice. Un terreno di caccia ideale, pieno di pregiudicati, corruttori, indagati, prescritti. Luigi de Magistris al Parlamento Europeo è come una volpe nel polllaio. Indovinate chi è il pollo?
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?'). Noi neppure.
(ASCA) - Roma, 18 mar - Anche in Africa, la famiglia deve affrontare le ''difficolta' dovute in special modo all'impatto della modernita' e della secolarizzazione con la societa' tradizionale'', che devono spronare a ''preservare con determinazione i valori fondamentali della famiglia africana, facendo della sua evangelizzazione in modo approfondito una delle principali priorita'''. Lo ha detto papa Benedetto XVI ai vescovi camerunensi, durante l'incontro con l'episcopato del Paese africano che si e' svolto questa mattina nella chiesa Christ-Roi nel quartiere Tsinga di Yaounde'. ''Nel promuovere la pastorale familiare - ha aggiunto il pontefice -, voi vi impegnate a favorire una migliore comprensione della natura, della dignita' e del ruolo del matrimonio che richiede un amore indissolubile e stabile''.
...eh già, perchè in Africa giusto il problema dei matrimoni esiste e mentre lui vede la pagliuzza negli occhi degli altri, cerca di eludere (ma solo in Berlusconia, la vecchia
Europa che non ospita il Vaticano ha l'occhio più lungo..) la grossa trave che gli trafigge la vista e lo spirito..
Francia critica il Papa sull'Aids. Il Vaticano si difende
"La Francia esprime la sua forte preoccupazione circa le conseguenze delle parole di Benedetto XVI", ha riferito un portavoce del ministero degli Esteri, Eric Chevallier, in un meeting con i giornalisti.
"Mentre non sta a noi giudicare le dottrine della Chiesa, noi crediamo che queste dichiarazioni mettano in pericolo le politiche della salute pubblica e gli imperativi riguardanti la protezione della vita umana."
Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, interpellato sulle polemiche, ha ribattuto che il Papa sta "solo proseguendo sulla strada tracciata dai suoi predecessori".
"L'Aids non può essere sconfitta con la distribuzione di preservativi. Al contrario, questo aumenterebbe il problema", aveva detto ieri il Pontefice.
Chevallier ha ripetuto come la Francia sia fortemente impegnata nella lotta all'Aids.
"Insieme all'educazione e al controllo, i preservativi sono una parte fondamentale delle azioni di prevenzione alla trasmissione del virus dell'Hiv", ha proseguito il portavoce.
CRITICHE DAL MONDO SCIENTIFICO
"La mia impressione è che la posizione del Papa rappresenti un grosso passo indietro per quel che riguarda l'educazione alla salute, che sia controproducente e che provochi l'aumento dei contagi in Africa e altrove" , ha detto Quentin Sattentau, professore di immunologia all'Università di Oxford.
"C'è l'evidenza dei fatti a supportare la tesi che la distribuzione dei preservativi riduce il rischio di contagio del virus Hiv e non conduce necessariamente ad un incremento dell'attività sessuale", ha continuato il professore.
Kevin De Cock, direttore del dipartimento Hiv/Aids dell'Organizzazione Mondiale della Salute, ha affermato che non c'è nessuna evidenza scientifica che dimostri che l'uso dei preservativi spinga ad assumersi maggiori rischi sessuali.
"La nostra linea guida è che i preservativi siano altamente funzionali per contrastare la trasmissione del virus Hiv se sono utilizzati in maniera corretta e costante", ha detto in un'intervista telefonica.
CRITICHE DEGLI ATTIVISTI
"Qualsiasi rimedio riduca le possibilità di contrarre l'Aids in un continente come l'Africa deve essere ben accetto", ha detto Adeleke Agbola, un avvocato della Nigeria, lo stato africano più popoloso.
"Dire, come ha fatto il Papa, che i preservativi non sono utili è come dire che viaggiare per via aerea non è sicuro al 100% e quindi bisogna rinunciare a volare", ha detto invece Matemilola, un medico che è anche il coordinatore nazionale del Nepwhan, la Rete nazionale delle persone che vivono con l'Hiv/Aids in Nigeria, che sta convivendo con il virus da più di dieci anni.
Il ministro della Salute belga Laurette Onkelinx ha detto che "i commenti del Pontefice riflettono una visione dottrinaria pericolosa. Le sue dichiarazioni demoliscono anni di prevenzione ed educazione e mettono in pericolo molte vite umane".
Segnali di dissenso sono emersi anche all'interno della Chiesa.
"Chiunque abbia contratto l'Aids e sia sessualmente attivo, chiunque ricerchi differenti partner deve proteggere se stesso e gli altri", ha affermato Hans-Jochen Jaschke, vescovo ausiliario di Amburgo.
"Perciò, nessun tabù sull'uso dei preservativi ma anche nessuna mitizzazione né travisamento sul fatto che questo basti per tenere il mondo al sicuro. I preservativi possono certamente proteggerci, ma spesso gli uomini li rifiutano", ha aggiunto il vescovo.
Don Albanesi: preservativo salva da Aids, non lede morale CITTA' DEL VATICANO - L'uso del preservativo sarebbe uno strumento di "salvezza" rispetto al problema Aids "mantenendo intatta anche la dimensione morale della cura alla malattia". E' un sostanziale 'si'' all'uso del profilattico nella lotta all'Hiv quello di monsignor Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, che non si allinea alle dichiarazioni fatte ieri da Benedetto XVI all'inizio del viaggio in Africa.
Don Albanesi, tra i sacerdoti maggiormente in prima linea nella lotta al disagio, invita a considerare il preservativo come un "presidio sanitario, come fosse un cerotto" che non va interpretato "in termini di morale coniugale o di castità". "A mio parere - aggiunge - utilizzare il profilattico salverebbe dal problema dell'Aids". Riferendosi a tutte le parti del mondo dove l'Hiv è diffuso, non solo l'Africa, il presidente della Comunità di Capodarco afferma che "in tutte quelle popolazioni dove il problema dell'Aids è un problema serio, grave, il preservativo è una protesi che bisogna utilizzare in termini di impedimento al contagio e alle grandi pandemie". L'approccio del Papa, osserva mons. Albanesi, "non è molto seguito, anche perché il Pontefice "indica una prospettiva di cristianesimo puro a popolazioni che cristiane non sono e che sono caratterizzate da un'alta promiscuità".(ANSA)
19 Marzo 2009
Condom e così sia
AIDS in Africa
Stalin chiedeva: “Quante divisioni ha il Papa?”. L’Unione Sovietica non esiste più, il Vaticano è ancora lì. Una ragione ci sarà, solo che non riesco a trovarla. Se si uccide con un coltello o con una pistola un essere umano si viola la legge di Dio. Non uccidere. Se si induce con la parola a non utilizzare il condom e, per questo, muoiono milioni di persone di AIDS è una questione di fede. Teologia applicata. Ho fatto catechismo, ho letto i Vangeli. Non mi risulta che Gesù Cristo abbia vietato il preservativo. Si usava anche allora, non è un’invenzione moderna. La Chiesa si preoccupa della vita di Eluana, ma ignora la morte dei malati di AIDS. Il Cristo non ha proibito ai preti di sposarsi. Non li ha costretti a vivere una vita aliena, lontano da una condizione naturale dell’uomo, che è la famiglia. Il Cristo ha invece attaccato i Farisei, i preti del suo tempo. Che lo consegnarono ai Romani per metterlo in croce. Una donna non può servire messa, né diventare sacerdote. Chi lo ha deciso? Gesù non mi risulta. Un prete, un uomo che non è stato padre, marito, amante come può giudicare il comportamento di un padre, di un marito, di un amante? La Chiesa è interessata al sesso. Ne discute ogni giorno. Il sesso degli altri. Spiega quando è lecito, come farlo e con chi. Se controlli il sesso, controlli la società. La Chiesa è ricca, ricchissima. E’ nelle banche, è il più grande proprietario immobiliare del mondo. La sua ricchezza è dovuta al lavoro di milioni di persone nei secoli. Il loro lavoro, i loro beni sono andati al Vaticano, non a una famiglia che non potevano avere. Se la Chiesa si occupa di ciò che facciamo sotto le lenzuola, è giusto che noi ci occupiamo della vita sessuale dei preti. Anche per loro è giunto il tempo della liberazione sessuale con o senza preservativo. Il sesso è un dono del Creato, i religiosi devono poterne godere. Propongo un referendum in Vaticano per la fine della schiavitù sessuale dei religiosi e per uguali accessi ai sacramenti tra uomini e donne. Nel segreto dell’urna preti e suore voterebbero sì. Quando voti, Dio ti vede, il Papa no.
"Dopo la moltiplicazione dei pani, la moltiplicazione dei preservativi"
- "Buffonate!"
- "...e poi l'Aids non è mai esistito!"
Illustrazione di Plantu su Le Monde
Benchè non ne sentissimo la necessità in quest'Italia dove tutto va male di un dibattito tra Grillini e Povia, ieri il signor Vespa Bruno (..eludendo e distraendo gli italioti dalla reale erba cattiva di questo paese per fare i favori del duce..) organizza un programma dedicato all'omosessualità e la sua improbabile guarigione. Dico e affermo improbabile perchè l'omosessualità, come l'eterosessualità e gli altri orientamenti sessuali sono solo una scelta di costume e sociale per identificare un prototipo culturale, ma l'essere umano dotato di una forma innata e democratica di fondo che è l'arbitrio è indissolubilmente omosessuale quanto eterosessuale. L'uomo è soggetto amato ed amante, il resto sono solo schemi per formichine impaurite dal proprio potenziale umano.Ma torniamo ai fatti... Insospettito del format e soprattutto spaventato dalle gaffes di Grillini che non sempre è un cattivo ambasciatore (e ieri lo ha dimostrato, tranne che per qualche caduta di stile)ho seguito un pò il programma. Come sempre, c'erano due fazioni avverse e da una parte vi erano Grillini, Claudia Gerini, Luca Argentero e la Pollastrini (ex ministro delle pari opportunità) e dall'altra Povia, Rocco Buttiglione, un leghista ed un medico che "guariva" i gay..(insomma un organizzazione a metà tra una barzelletta ed un cartone di Disney). Al d' là di ogni aspettativa invece è stata una serata piuttosto interessante, dove si è scoperta una Gerini molto simpatica e cazzuta ( senza flebili esitazioni ha tenuito banco e a risposto con intelligenza a TUTTI!), ma soprattutto dove si è riscoperto un Grillini che con fogli alla mano e documentazioni ha zittito tutti i detrattori (Povia in primis che balbettava nervosamente e per zittirlo offendeva e gridava..tipico di chi non ha nulla da dire). E a Buttiglione e al medico ciarlatano che "guarisce" i gay ha risposto che l'"OMS riconosce la possibilità di curare i disturbi sessuali d'ogni sorta", quindi anche gli eterosessuali non felici della propria condizione. E alla domanda dell'onorevole Grillini al medico/stregone, "voi guarite anche quelli che fingono di esser etero per far felice la mamma e il papà?" non c'è stata risposta e si è eluso il discorso parlando di eccessiva rabbia da parte di quest'ultimo. Un modo non tanto originale per rispondere, "no, noi abbiamo il compito ideologico-religioso di guarire solo i gay"..
Ovviamente il mezzo per distogliere lo spettatore dalla domanda posta da tutte le parti ai detrattori dei gay c'è stata di continuo.Anche Vespa ha fatto la sua parte, mettendo in mezzo un inutile bagarre tra cattolici e gay che lasciava il tempo che trovava dal momento in cui non mi pare che tra gli ospiti ci fosse qualcuno che avesse detto abbasso Dio (..Dio è una cosa, la chiesa ne è un altra..)
Persino la documentatissima ricerca di Grillini ha infastidito ai "signori delle percentuali" che però in quel caso (siccome si trattava dei gay) hanno cominciato a recriminare le statistiche con un patetico ,
" va beh, ma la vita non è fatta solo di numeri".....a cavoli loro non lo è !, perchè quando i numeri sono serviti per alcuni dei loro infimi scopi , i " signori" li utilizzano e come!!....
ARCIGAY: MILANO, LE MILLE IDENTITà GAY DEL MONDO Convegno “Immigrazioni e Omosessualità - Criticità e aspettative”
martedì 17 marzo 2009 , di La redazione
Milano 21 marzo 2009 h. 15 - IBRIT - Istituto Brasile Italia
Si svolgerà sabato 21 marzo dalle ore 15 a Milano presso l’Istituto Brasile-Italia, il Convegno “Immigrazioni e Omosessualità, criticità e aspettative”, proposto dal C.I.G. – Centro di Iniziativa Gay, Arcigay di Milano, assieme a NAGA (Associazione Volontaria di Assistenza Socio Sanitaria e per i Diritti degli Stranieri e dei Nomadi) e ArciLesbica, con la collaborazione della London Metropolitan University.
I promotori dell’evento sono Domenico Abbate e Diego Puccio, due operatori sociali nel campo della multiculturalità, che si occupano da anni di persone con retroterra di immigrazione e che hanno iniziato a partecipare alle attività di Arcigay grazie al Seminario di formazione su immigrazioni e omosessualità, svoltosi a Napoli nel dicembre scorso: www.arcigay.it/per-persone-con-retroterra-immigrazione. “Dopo quell’esperienza così arricchente e innovativa per il nostro paese, volevamo re-investire le nostre competenze per dare nuovi stimoli alla comunità LGBT della città in cui viviamo” – raccontano Abbate e Puccio – “così abbiamo fatto la proposta al settore cultura di Arcigay Milano che ci ha accolto con entusiasmo e abbiamo attivato una rete di relazioni con differenti realtà.”
“Siamo orgogliosi che sia proprio Milano ad organizzare il primo appuntamento nazionale sul tema della multiculturalità dopo l’esperienza di formazione” – dichiara Paolo Ferigo, presidente del C.I.G. – Centro di Iniziativa Gay - Arcigay Milano – “La nostra città ospita la comunità LGBT più grande d’Italia e sono sempre di più le persone omo-bisessuali provenienti da paesi stranieri o nate da famiglie di migranti. Vogliamo adeguare i servizi forniti dalla nostra associazione per superare il nostro stretto legame con il modello identitario occidentale, a cui molti migranti con comportamenti omosessuali non si riconoscono. In una comunità così variegata sono mille le identità gay presenti”.
Spiega Giorgio Dell’Amico, referente dello Sportello migra@arcigay.it: “I migranti LGBT incontrano sul loro percorso di integrazione ostacoli specifici che si aggiungono a quelli normalmente sperimentati dagli stranieri. I servizi rivolti ai migranti molto spesso sono progettati e forniti senza considerare la dimensione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere con la conseguenza di limitarne l’efficacia.”
“La ricchezza della proposta culturale della nostra rete dei comitati territoriali è entusiasmante” – conclude Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay “Questo evento ci conferma l’importanza di fornire strumenti di formazione agli operatori e alle operatrici sociali su tutti i nostri territori, in modo da moltiplicare i servizi alla persona. Anche nel 2009 abbiamo in programma, grazie ai nostri progetti finanziati dal Ministero della Solidarietà Sociale, nuove proposte formative sui temi del contrasto al bullismo omofobico e della consulenza e supporto telefonico alle persone LGBT.”
Programma
Arcigay, ArciLesbica, NAGA, London Metropolitan University presentano
Convegno “Immigrazioni e Omosessualità - criticità e aspettative”
Milano 21 marzo 2009
IBRIT - Istituto Brasile Italia, Via Borgogna 3 (Piazza S. Babila, MM1)
http://www.arcigay.it/milano-immigrazioni-omosessualita-convegno
Ore 15.00
Saluti di benvenuto
- Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay - Paolo Ferigo, presidente C.I.G. – Centro Iniziativa Gay, Comitato provinciale Arcigay Milano
Apertura convegno
Domenico Abbate e Diego Puccio, promotori convegno
Moderatore
Fabio Pellegatta, responsabile sezione cultura del C.I.G. - Arcigay Milano.
Interventi
- Giorgio Dell’Amico, Referente nazionale progetto Arcigay IO, patrocinato dal Ministero del Lavoro e della Solidarietà Sociale:
Inquadramento sul tema Immigrazione e omosessualità
- Italo Siena, Formatore NAGA onlus:
L’immigrazione e i diritti sanitari degli immigrati
- Eugenio Losco, avvocato penalista:
I diritti degli Immigrati
- Nicola Mai, London Metropolitan University, Istitute for the Study of European Transformations:
(Omo)sessualita' mobili e prostituzione maschile: implicazioni per l'intervento sociale
- Gloria Valentini, Gruppo Cabiria, NAGA onlus
Immigrazione e Transessualità
- Helen Ibry, segretaria nazionale ArciLesbica:
Le lesbiche, tra accettazione e differenza
Dibattito e riflessioni finali
"Buongiorno a tutti.
Ricominciano a succedere strane cose a Palermo. Lo sapete se avete letto Repubblica, che è l'unico giornale, credo, che se ne sia occupato; o se avete letto il blog di Grillo: il presidente della Commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini, Forza Italia, è indagato per una brutta storia – presunta naturalmente, infatti per il momento è soltanto indagato – di riciclaggio del denaro della famiglia Ciancimino, cioè del vecchio sindaco mafioso legato al clan dei Corleonesi di Palermo.
Quel Ciancimino che poi gestì la trattativa, insieme a due ufficiali del ROS, durante le stragi e dopo le stragi fino al giorno della cattura di Riina, della mancata perquisizione del covo di Riina.
Insomma, chi segue i nostri blog e le nostre attività, di questo sicuramente qualcosa ricorda.
Bene, la procura di Palermo è impegnata in questa indagine, che non è un'indagine nuova: semplicemente i magistrati hanno aperto qualche armadio rimasto chiuso sotto la vecchia gestione del vecchio procuratore Grasso, e hanno scoperto che c'erano delle interessantissime notizie di reato – intercettazioni e altro – che non erano mai state valorizzate o trascritte dalle quali, tra l'altro, risultavano questi rapporti d'affari tra il clan Ciancimino e alcuni politici tra i quali Vizzini, che è uno dei più importanti uomini di Forza Italia; ed era anche uno dei più presentabili.
Insieme a Peter Gomez lo avevamo inserito nel libro “Se li conosci li eviti” tra gli esempi virtuosi; è vero che in Forza Italia per trovare un virtuoso ad alto livello bisogna andare col lanternino, però aveva fatto una proposta molto importante, in commissione antimafia, quella per monitorare le candidature ed escludere gli indagati. Adesso vedremo se quella regola che aveva proposto per gli altri vale anche per lui.
Perché ho detto questo? Non perché voglia parlare di questa indagine, non è il caso di fare le indagini o di anticiparle, poi io non ne so nulla: per fortuna i magistrati tengono bene il segreto quando non ci sono deviazioni come quelle che abbiamo visto a Catanzaro dove c'erano fughe di notizie istituzionali.
Le telefonate tra Cuffaro e Berlusconi
Ne parlavo perché proprio in questo momento in cui la procura è impegnata su questi rapporti tra la politica e Ciancimino ed è impegnata a riscontrare le clamorose dichiarazioni del figlio di Ciancimino sul “papello” di Riina e su tutto quello che ruota intorno – il papello è un po' la carta fondante della Seconda Repubblica, per chi ha studiato la storia e non l'ha dimenticata dal 1992 ad oggi – parte, a freddo, un attacco politico-mediatico al procuratore capo di Palermo Francesco Messineo.
E' una persona molto riservata, poco appariscente, non l'avete credo mai visto in televisione. E' un magistrato vecchio stampo, conservatore, che lascia lavorare i suoi colleghi e i suoi Pubblici Ministeri e ha riportato la concordia in una procura che ai tempi di Grasso era spaccata a metà e ha riportato soprattutto quel principio della circolazione delle informazioni che è il principio base sul quale nacque il pool antimafia di Falcone e Borsellino.
Questo procuratore, da molti dipinto come un vecchio conservatore che non vuole noie, ha avuto il coraggio di andare in aula davanti al Gip di Palermo, due anni fa appena insediato, per chiedergli di revocare l'ordinanza con cui aveva disposto la distruzione delle famose telefonate fra Cuffaro e Berlusconi, telefonate che la procura del procuratore Grasso aveva pensato di far distruggere ritenendole irrilevanti: erano le telefonate in cui Berlusconi diceva di avere parlato col ministro Pisanu a proposito dei processi a Cuffaro e che quindi c'era da stare tranquillissimi. Nessuno ha mai capito a quale titolo il presidente del Consiglio dell'epoca – siamo nel 2004 – parlava in piena indagine Cuffaro col ministro dell'Interno e poi avvertiva Cuffaro, e dato che l'inchiesta sulle talpe nella procura di Palermo che poi ha portato al processo a Cuffaro, Aiello, al maresciallo Ciuro, al maresciallo Riolo, a Borzacchelli – chi ha letto un po' dei nostri libri un'idea se l'è fatta – si era sempre dovuta fermare di fronte all'ultima fonte che conosceva in anticipo le mosse degli inquirenti e che quindi avvertiva una volta Aiello, una volta addirittura il boss di Brancaccio Guttadauro, su dove erano piazzate le cimici e su quando bisognava parlare al telefono e quando no.
Quest'ultima fonte i magistrati l'avevano sempre individuata in una fonte romana, che però non aveva mai avuto un nome o un volto: forse quelle telefonate tra Cuffaro e Berlusconi dove si parlava di un giro di informazioni non proprio regolare, visto che erano tutte notizie coperte dal segreto, poteva far luce ma, invece di svilupparle, il procuratore Grasso chiese di distruggerle.
Quando poi arrivò Messineo andò in aula e chiese di revocare l'ordine di distruzione. Purtroppo non si poteva più farci nulla e quelle bobine, piuttosto preziose secondo me, furono distrutte e nel frattempo Grasso diventò procuratore nazionale antimafia, anzi gli fecero una legge apposta per levargli di mezzo il suo concorrente più temibile, Caselli.
Non aprite quei cassetti
Bene, oggi se voi guardate sui giornali, nel mentre che stanno avvenendo queste indagini delicatissime intorno al mondo Ciancimino, trattative, mandanti occulti, stragi, c'è un attacco improvviso, a freddo, al procuratore Messineo. Perché? Per una storia che era già nota due anni fa quando è stato nominato dal CSM a procuratore capo, cioè che suo fratello è sotto processo per truffa a Palermo, cioè la stessa procura di Messineo sta sostenendo l'accusa e sta chiedendo la condanna del fratello del procuratore, e perché suo cognato – il fratello di sua moglie – dieci o venti anni fa ha avuto delle indagini perché aveva dei rapporti con un vecchio capomafia, un tale Bonanno, e adesso viene fuori che al figlio di questo Bonanno il cognato del procuratore aveva suggerito, tramite la moglie di questo figlio di Bonanno, di cambiare aria visto che questo tizio era piuttosto nervoso e temeva di finire stritolato nelle guerre per bande che si sono scatenate in Cosa Nostra.
Dato che non è reato dire a uno di cambiare aria, non ci sono indagini nuove e quelle vecchie erano state a suo tempo in un caso archiviate in un altro finite in assoluzione – quindi questo fratello della moglie, per quanto abbia delle amicizie discutibili, non è indagato né per mafia né per altro -; il fratello viene processato per truffa alla Regione, credo, con la procura che chiede la condanna. Cosa ci possa fare Messineo di quello che fa suo cognato è evidente che è incomprensibile.
Eppure, giornalisti che non hanno mai scritto una riga su certe indulgenze della vecchia procura nei confronti del potere politico, anzi hanno sempre coperto quelle indulgenze, improvvisamente si scatenano contro Messineo e adesso, grazie a questo scatenamento, prontamente il CSM si sta interessando della vicenda e il centrodestra, soprattutto, sta cercando di far fuori questo procuratore che ha il grave torto di avere consentito ai suoi collaboratori di aprire certi cassetti e certi armadi per riscoprire quella stagione di processi sui rapporti mafia-politica che negli ultimi anni sembrava essersi completamente esaurita.
Perché pare che esistano ancora rapporti fra mafia e politica, questo ve lo voglio dire con una certa sicurezza.
Una “curiosa” perquisizione
L'altra cosa stravagante che accade a Palermo – diciamo stravagante per non dire di peggio perché qua, come dice giustamente l'interessato, c'è da ridere per non piangere – è la perquisizione del Ros nella casa e negli uffici di Gioacchino Genchi.
Gioacchino Genchi è un dirigente della Polizia di Stato che da anni era in aspettativa sindacale per poter svolgere a tempo pieno, con la sua società, consulenze informatiche, telematiche e telefoniche per decine e decine di procure. Anche qui, chi segue il blog è abituato a conoscerlo, è inutile presentarlo di nuovo.
L'hanno perquisito per un intero pomeriggio e una parte della notte, con tre accuse piuttosto curiose, lo dicevo proprio per evitare termini offensivi nei confronti di chi le muove. Limitiamoci a dire che sono curiose.
Ho qua i due decreti di perquisizione, vorrei esaminarli con voi non per fare l'indagine in presa diretta, l'indagine la fa la magistratura ed è giusto così, ma perché vi rendiate conto della sproporzione che c'è tra lo scatenamento contro Genchi e le cose che gli vengono contestate.
Badate, la sproporzione che c'è anche nel caso in cui le cose che gli vengono contestate fossero vere. Poi non sono vere, come vedremo, ma anche se fossero vere vi rendereste conto che stiamo parlando di fesserie in base alle quali, però, questo signore è stato trasformato in un mostro e rischia di non lavorare più, perché è ovvio che se tutti i giornali continuano a scrivere che è un mostro sarà difficile che qualche magistrato si azzardi ancora a dargli delle consulenze. Gli ultimi che gliele hanno date, cioè De Magistris e la procura di Salerno, si sono ritrovati paracadutati e catapultati fuori dai loro uffici e sputtanati sulla pubblica piazza.
La prima contestazione che c'è nel decreto di perquisizione la trovate sul nostro blog, voglioscendere.it: sono due i decreti di perquisizione perché due sono i procedimenti a carico di Genchi alla procura di Roma... che non si vede bene che cosa c'entri, tra l'altro, visto che Genchi abita e lavora a Palermo ed è accusato di avere fatto delle cose nella sua qualità di consulente della procura di Marsala, che è in provincia di Trapani e della procura di Catanzaro, che è in provincia di Catanzaro, non di Roma. Forse perché Genchi ogni tanto va a Roma a visitare qualche museo, chi lo sa?
Scrive la procura: “Rilevato che, come emerge dall'informativa dell'Agenzia delle Entrate e in particolare dall'esame del tabulato afferente circa 2600 interrogazioni all'anagrafe tributaria effettuate da Genchi Gioacchino, utilizzando l'abilitazione – cioè la password – del comune di Mazara del Vallo, l'indagato avrebbe fatto accesso a tale sistema informatico acquisendo, elaborando e trattando dati ben oltre i termini e le finalità per i quali aveva conseguito l'abilitazione. Attese le, a volte anche reiterate, interrogazioni riguardanti soggetti residenti in località diverse e non prossime a Mazara Del Vallo quali ad esempio Milano (13 soggetti), Parma (16 soggetti), Roma (14 soggetti), ritenuti quindi sussistenti gravi indizi di reati di cui sopra per avere l'indagato, pur avendo titolo per accedere al sistema, agito per finalità diverse da quelle consentite”.
Qui siamo a Marsala, ci sono indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone, la bambina di Mazara Del Vallo che da anni manca all'appello della povera madre. Genchi era il consulente della procura quando c'era il vecchio procuratore, che è cambiato poi per scadenza nell'ultimo anno.
Cosa fa Genchi, naturalmente? Si tracciano i tabulati di tutti i parenti, amici, persone che hanno avuto a che fare con la famiglia perché si brancola nel buio. Non c'è neanche un indiziato, è il classico delitto contro ignoti, e si comincia a prendere i tabulati per vedere se ci sono rapporti sospetti, movimenti sospetti in modo da cercare di trovare questa bambina.
E' ovvio che una ciliegia tira l'altra e nei tabulati, ogni volta che si trova qualcosa da verificare in un telefono e nei rapporti tra un telefono e altri telefoni, si prendono i tabulati di questi altri telefoni, poi i tabulati di quelli che sono in comunicazione con quei telefoni. Insomma, si fanno queste indagini a raggiera di cui Genchi ha spiegato molte volte, anche ieri sera a La7.
Che senso ha contestargli di avere interpellato l'anagrafe tributaria per identificare delle persone che non abitano a Mazara Del Vallo? Voi pensate davvero che per fare un'indagine su un fatto avvenuto a Mazara Del Vallo si debbano controllare soltanto persone residenti a Mazara Del Vallo e sia strano controllarne 13 a Milano, 16 a Parma e 14 a Roma? Qui sembra di essere in un cartone animato, anche di scarso spirito.
Un reato inesistente
Il problema è un altro, è quello della password: quando indaga sul caso di Denise Pipitone, Genchi scopre che c'è un sistema molto facile per risalire da un nome al suo stato di famiglia, al suo indirizzo, al suo codice fiscale, cioè a quei dati caratteristici che ti danno la certezza che stai veramente inseguendo quella persona e non un omonimo e per capire cosa fa quella persona.
Il sistema è quello di accedere all'archivio dell'Agenzia delle Entrate dell'anagrafe tributaria e prendere l'indirizzo, lo stato di famiglia e il codice fiscale. Da quel momento, non solo si fa abilitare a entrare nella banca dati dalla procura di Marsala per cui sta indagando su Denise, ma anche da tutte le altre procure per le quali lavora perché è, appunto, uno strumento di lavoro avere la banca dati dell'Anagrafe Tributaria.
Così, mentre lavora a quell'indagine lavora anche a molte altre, mentre ha acceso il computer ed è entrato nell'Anagrafe Tributaria deve controllare le posizioni di 100 persone, una che fa parte di un'indagine che sta seguendo a Milano, una a Parma, una in Calabria, una Catanzaro, una in Puglia, una in Sardegna e quella di Mazara Del Vallo e le fa tutte con la stessa password, mi sembra ovvio.
E' semplicemente assurdo che uno per accedere a una banca dati cambi password ogni volta che deve accedere per fare un controllo: intanto perde tempo, poi che senso ha? L'importante è essere autorizzati dall'autorità giudiziaria ad accedere a quella banca dati per fini di giustizia.
Certo, se avesse controllato delle persone che interessavano a lui senza autorizzazione sarebbe scorretto, ma lui controllava persone che gli servivano nelle sue indagini per una serie di procure d'Italia e usava una sola password perché quella aveva per entrare, in quel momento. Ma era autorizzato da tutte le procure che gli avevano dato la consulenza a utilizzare la banca dati dell'Anagrafe Tributaria.
Questo gli viene contestato come reato di accesso abusivo a sistema informatico: per farlo bisognerebbe che ci fosse un dolo, che lui avesse la volontà di violare la legge o fare del male a qualcuno. Immaginatevi a chi fa male uno che per controllare un codice fiscale usa una password anziché un'altra, tutto autorizzato, tra l'altro: usa la password che gli hanno dato per l'indagine di Marsala per controllare uno che gli interessa per l'indagine di Catanzaro o di Milano. Che reato è? Che senso ha una cosa di questo genere? Ma per questo l'hanno perquisito.
Tra l'altro la procura di Roma dice di averlo perquisito facendo portar via al ROS soltanto le carte relative a “Why Not”; in realtà Genchi sostiene che gli hanno portato via tutto: i file relativi a consulenze che stava facendo per molte altre procure, per casi di omicidio, per strage, suoi documenti difensivi. Questa è naturalmente la versione di Genchi, vedremo chi ha ragione.
La cosa simpatica è che, a Palermo, il ROS era famoso per le sue non perquisizioni visto che era riuscito a non perquisire il covo di Riina nel 1993, a non perquisire quello di Provenzano nel 1996, tant'è che c'è il processo all'ex capo del Ros, il generale Mori per questa ragione. Stavolta il ROS è riuscito a perquisire casa Genchi, forse è stato l'entusiasmo per essere entrati finalmente a fare una perquisizione che li ha portati a esagerare un po' sulle cose da portar via.
Resta da capire come abbia saputo, la procura di Roma, che Genchi aveva interpellato l'Anagrafe Tributaria per posizioni diverse da quelle dell'inchiesta su Denise Pipitone, perché come fanno all'Agenzia delle Entrate a sapere chi sono le persone controllate per l'inchiesta su Denise e quelle per un'altra indagine?
Gli unici che potevano saperlo erano quelli della procura di Marsala, tant'è che all'inizio l'Ansa aveva scritto che era stata proprio la procura di Marsala a denunciare Genchi a Roma. Il nuovo procuratore di Marsala è il famoso Alberto Di Pisa, un noto nemico di Giovanni Falcone contro il quale disse delle cose molto pesanti davanti al CSM. Era quello che era stato accusato addirittura di avere scritto le lettere anonime del Corvo di Palermo, poi invece era stato assolto in appello.
Invece Di Pisa ha smentito, ha detto che non ha fatto nessuna segnalazione quindi ne dobbiamo prendere atto, anzi io l'avevo scritto nel mio blog e raccolgo volentieri la sua rettifica.
Resta da spiegare, questi dell'Agenzia delle Entrate come hanno fatto a sapere che tizio che stava a Parma non era seguito per l'inchiesta su Denise ma per le inchieste di Catanzaro o chissà dove. Boh, mistero.
In ogni caso resta da capire dove diavolo sia il reato, visto che tutti quegli accessi erano autorizzati dalla magistratura.
I presunti abusi d'ufficio
Ma andiamo a vedere gli altri due capi d'accusa. Gli altri due capi d'accusa sono abusi d'ufficio, cioè Genchi, che quando diventa consulente di una procura assume le vesti di pubblico ufficiale – intanto è pubblico ufficiale perché è un poliziotto, poi lo è perché è un consulente - quindi ha l'obbligo di verità. Ha l'obbligo di dire la verità e di depositare tutto ciò che trova, non soltanto le prove favorevoli all'accusa. In quella veste avrebbe abusato del suo ufficio, lavorando nell'inchiesta Why Not insieme a De Magistris, per acquisire illegalmente tabulati di telefoni che appartengono o appartenevano a parlamentari e a esponenti dei Servizi Segreti.
Infatti qua si dice: “Delitto di cui all'articolo 323 c.p. Perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso – pensate che roba – nella sua qualità di pubblico ufficiale quale consulente tecnico del PM di Catanzaro Luigi De Magistris, operando in violazione delle disposizioni di cui […] - e qui si riferisce alla legge Boato, quella che stabilisce che per usare un'intercettazione di un delinquente che parla con un parlamentare ma anche per acquisire il tabulato del telefono di un parlamentare, ci vuole prima "la preventiva richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza per l'acquisizione di tabulati di comunicazione di membri del Parlamento”.
Ecco, lui in barba a questa norma, scrivono i giudici di Roma Rossi e Toro, “acquisiva, elaborava e trattava illecitamente i tabulati telefonici di utenze in uso a numerosi parlamentari, intenzionalmente arrecando agli stessi un danno ingiusto consistente nella conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni telefoniche, in assenza di vaglio e autorizzazione preventivi delle Camere di Appartenenza e perciò in violazione delle garanzie riservate ai membri del Parlamento all'articolo 68 della Costituzione.”
Praticamente avrebbe violato l'immunità parlamentare acquisendo tabulati su telefoni dei parlamentari che, questa è l'ipotesi che fanno i magistrati di Roma, lui già sapeva essere in uso a parlamentari, altrimenti come faceva ad aver commesso intenzionalmente un fatto senza volerlo?
Poi, stessa cosa, altro abuso d'ufficio perché sempre “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso […] acquisiva i tabulati telefonici relativi a utenze in uso ad appartenenti ai servizi di sicurezza, senza il rispetto delle relative procedure con danno per la sicurezza dello Stato”.
Qui avrebbe addirittura minacciato il Segreto di Stato acquisendo i tabulati di telefoni usati da uomini e da dirigenti dei Servizi Segreti e addirittura dall'allora capo del Sismi, il generale Nicolò Pollari, quello che è stato rinviato a giudizio per avere partecipato o favoreggiato il sequestro di persona di Abu Omar, fatto per cui è sotto processo a Milano, molto ben protetto dai politici di destra e di sinistra.
Ecco, queste sono le due accuse di abuso. Naturalmente presuppongono che Genchi sia lo Spirito Santo, quindi quando chiede alla Tim, alla Wind o alla Vodafone il tabulato di un telefonino, già sappia di chi è quel telefonino. Cioè, tu hai un numero e dal numero capisci, perché sei lo Spirito Santo, che quel numero corrisponde a quella persona.
Di solito, i comuni mortali, per sapere di chi è un numero chiedono il tabulato e poi fanno delle analisi: vedono intanto se è intestato a qualcuno; di solito è intestato a società o a enti. I parlamentari raramente usano telefoni intestati a se, perché raramente pagano le proprie bollette, quindi di solito li hanno intestati o a qualche ente o a qualche ministero o a qualche ufficio pubblico.
Il telefonino di Mastella
Qui si sta parlando del telefonino famoso di Mastella, anche se non l'hanno voluto scrivere. Forse non l'hanno voluto scrivere perché se no avrebbero dovuto ammettere, la procura di Roma, non solo di essere incompetenti a giudicare su questo caso ma anche che questa indagine è il duplicato esatto di quella che ha appena concluso la procura di Salerno.
La procura di Salerno si è occupata dell'acquisizione dei tabulati del telefonino in uso a Mastella e ha stabilito che De Magistris non sapeva niente prima di chiedere il tabulato, soltanto dopo era emerso che quel telefono era in uso a Mastella perché in realtà il telefono era intestato alla Camera dei Deputati e poi al DAP, al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria. Mai alla persona di Mastella. E Comunque era emerso anche che Mastella, i telefoni che aveva in uso lui li passava al figlio, per esempio, che non essendo parlamentare naturalmente non era coperto da nessuna immunità parlamentare.
La procura di Salerno, questo è il problema, ha stabilito che De Magistris quel reato non l'ha commesso e ha chiesto l'archiviazione a Salerno per quel reato che non è stato commesso a Catanzaro. Ora la procura di Roma indaga Genchi per avere fatto, insieme a De Magistris, una cosa che la procura competente ha stabilito che non è stata fatta, allora di Mastella qua non si parla.
La cosa interessante è questa: come nasce la faccenda del telefono di Mastella. E' molto semplice: ai primi di aprile del 2007, due anni fa, De Magistris nell'indagine Why Not deve verificare con chi sta scambiando degli SMS Saladino, il capo della Compagnia delle Opere della Calabria e principale indagato. Il telefono di Saladino ce l'hanno già, hanno i tabulati, gli sms. Devono capire chi sta dall'altra parte che risponde, quindi chiedono il tabulato di un telefonino col prefisso 335.
Naturalmente, il 20 aprile del 2007 cosa succede? Che la Wind comunica il tabulato di quel secondo telefonino, che comunica con Saladino, e anche che quel tabulato è un'utenza del DAP, quindi può essere di una guardia carceraria, di chiunque. Di Mastella nessuno sa niente.
Dall'elaborazione di quel tabulato, vedendo con chi parla e dove si trova, si progredisce ma non si riesce ancora a scoprire che quel tabulato intestato al DAP è di Mastella. Nel mese di maggio 2007 arrivano anche le informazioni dalla TIM, perché quel telefonino prima di essere volturato alla Wind era su TIM ed era intestato alla Camera dei Deputati all'epoca in cui, lo sappiamo adesso, Mastella era parlamentare e non ancora ministro. Quindi mai nominativamente quell'utenza è stata intestata a Clemente Mastella, quindi era assolutamente impossibile attribuirla non soltanto a Mastella ma a un parlamentare. Questo l'ha già scoperto la procura di Salerno, ha già chiesto l'archiviazione per De Magistris liberandolo da ogni sospetto e dimostrando che il ROS, che sosteneva il contrario cioè che fin dall'inizio si sapeva che quel telefono era di Mastella, aveva preso una cantonata clamorosa.
La procura di Roma cosa fa? La stessa indagine contro Genchi, manda lo stesso ROS che ha preso la cantonata epocale a perquisire Genchi.
Ora, se fosse vero che Genchi ha preso il telefono di un parlamentare sapendo che era di un parlamentare, almeno sarebbe reato, ma abbiamo visto che quando ha preso quel tabulato non sapeva che quel telefono era di un parlamentare dunque il reato, se è vero quello che ha scoperto Salerno, non c'è.
Indagato per non aver commesso il fatto
Invece, ancora più bella è la vicenda che riguarda i tabulati di appartenenti ai servizi segreti, perché nemmeno se Genchi avesse saputo che quei telefoni erano di appartenenti ai servizi segreti avrebbe commesso un reato acquisendo il tabulato, in quanto l'immunità parlamentare non copre i membri dei servizi segreti! Copre i parlamentari, a saperlo prima, ma non copre i membri dei servizi segreti, quindi sia che tu lo sappia sia che tu non lo sappia non cambia nulla, perché la legge italiana non proibisce di acquisire tabulati di membri dei servizi segreti!
Dico di più: la legge italiana non impedisce nemmeno di intercettarlo, un membro dei servizi segreti, tant'è che nella relazione del Copasir presieduto da Rutelli, in evidente conflitto di interessi visto che Rutelli era in rapporti con Saladino e in qualche modo Genchi si stava occupando di lui e ora è Rutelli che si occupa di Genchi, c'è scritto che c'è una specie di vuoto di legge e che quindi bisogna cambiare la legge per tutelare meglio gli appartenenti ai servizi segreti che oggi possono essere tranquillamente intercettati, nonché può essere acquisito il tabulato dei loro telefonini.
D'altra parte, ce lo siamo già detto, è vietato dalla legge per un membro dei servizi segreti parlare di segreti di Stato al telefono, quindi se poi viene intercettato, il reato di violazione del segreto di Stato non l'ha commesso il magistrato che l'ha intercettato ma lo spione che non doveva parlare al telefono di un segreto di Stato!
Anche se Genchi avesse saputo, e non lo sapeva, che certi telefonini erano in uso a esponenti dei servizi segreti non era vietato dalla legge acquisire quei tabulati, quindi non si capisce dove sia l'abuso d'ufficio nell'acquisire dei tabulati di persone che sono come me e voi, non hanno nessuna immunità e possono essere controllati, nei loro tabulati e nelle loro telefonate, senza alcun limite.
Poi è chiaro che, a posteriori, quando si scopre che c'è stato un argomento che riguarda il segreto di Stato lo spione può dire “qui c'è segreto di Stato”, ma non è che preventivamente tutto quello che fa uno spione è coperto da segreto di Stato, o almeno la legge così non prevede.
Come abbiamo visto, Genchi è stato perquisito ed è indagato per non aver commesso il fatto.
Passate parola."
Ps. Apprendo ora che la Procura di Palermo ha smentito la notizia riportata da alcuni giornali e ripresa anche da me all'inizio di questo Passaparola: e cioè che il senatore Carlo Vizzini sia stato già iscritto sul registro degli indagati per la vicenda del ririclaggio del tesoro di Ciancimino. Vizzini dunque, almeno per il momento, non risulta indagato nè per riciclaggio nè per altri reati. Marco Travaglio
Blog Grillo
....ma servirà parlare di tanto se poi in Sicilia l'unica lotta che si fa è ai cani randagi???
(AGI) - Palermo, 17 mar. - L'assessorato regionale alla Sanita' coinvolgera' il corpo delle guardie forestali e la protezione civile nella cattura dei cani randagi che da alcuni giorni stanno seminando il panico nella provincia di Ragusa. Saranno formate squadre che setacceranno il territorio, composte da guardie forestali, veterinari e volontari delle associazioni per la protezione degli animali: e' previsto anche il supporto degli elicotteri della protezione civile. E' una delle prime misure decise per fronteggiare l'emergenza. "Il primo obiettivo -ha detto l'assessore Massimo Russo- e' quello di riportare immediatamente la necessaria serenita' sul territorio della provincia, dove si e' sparso il terrore fra la popolazione.
Abbiamo gia' un'intesa di massima con il ministero per intervenire nelle forme e nei limiti previsti dalla legge: gli animali devono essere catturati con l'ausilio dell'anestetico e successivamente sterilizzati nelle apposite strutture. Superata la fase d'emergenza -prosegue Russo- affronteremo la materia nel suo complesso, trovando anche le necessarie risorse per potenziare le strutture e i controlli".
Domani alle 11 alla prefettura di Ragusa (non piu' dunque all'assessorato regionale alla Sanita' come annunciato in un primo momento) il piano operativo verra' messo a punto nel corso di una riunione alla quale, oltre al prefetto Carlo Fanara e al dirigente generale dell'assessorato regionale alla Sanita', Antonella Bullara, prenderanno parte il presidente della provincia di Ragusa, i sindaci, il direttore generale dell'Ausl 7, il dirigente dell'area interdipartimentale di sanita' pubblica dell'azienda veterinaria dell'Ausl 7 e i responsabili delle quattro associazioni per la protezione degli animali iscritte all'albo della provincia di Ragusa.
IL PAPA: L'AIDS NON SI COMBATTE CON I PRESERVATIVI (di Laurence Figà-Talamanca)
Un coro di critiche, accompagnate da una valanga di dati sulla diffusione del virus Hiv, da società civile, Ong e scienziati, e un silenzio quasi totale dal mondo politico hanno accolto le parole del Papa sul no all'uso dei preservativi nella lotta all'Aids.
"Non servono anzi aumentano i problemi", ha detto Ratzinger mentre volava verso il Camerun, prima tappa della sua visita in Africa, continente in cui vive il 67% dei sieropositivi dell'intero pianeta. Parole che in un istante demoliscono anni di campagne di informazione e sensibilizzazione messe in atto dall'Onu, dalle associazioni gay e dalle Ong che lavorano a stretto contatto con i sieropositivi e che oggi tornano a ripetere il loro monito: il preservativo è "fondamentale" nella lotta all'Aids, "é un'arma decisiva". Tace, tranne qualche eccezione, la politica. Nessuna reazione arriva infatti da Pd, Pdl e altre forze parlamentari, mentre interviene - solitario - il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero: "Nessuno vuole negare al Vaticano di proporre la propria concezione della sessualità - dichiara - ma la tutela della salute delle persone e la lotta all'Aids impone la prevenzione e quindi la distribuzione di preservativi".
I radicali parlano di "falsità antiscientifica" e lanciano un appello proprio a quella classe dirigente rimasta in silenzio: "dimostri coraggio, coerenza e serietà smentendo quelle frasi che alimentano l'ignoranza e la diffusione dell'Aids". Appello finora inascoltato. Tocca quindi alla società civile prendersi la responsabilità di condannare il "grave errore" del pontefice e la "cattiva informazione" contenuta nelle sue dichiarazioni. "Siamo alla complicità consapevole di contribuire al diffondersi di una patologia che proprio in Africa assume i tratti di vera e propria pandemia", afferma il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, mentre "il comportamento umano morale e corretto evocato dal papa ha per ora solamente contribuito ad aggravare la disastrosa situazione africana". Franco Grillini, presidente di Gaynet, parla di "responsabilità non solo morale, ma anche diretta, della chiesa cattolica nella mancata prevenzione alla diffusione dell'Hiv", mentre Actionaid cita i dati dell'Unaids (33 milioni di persone infettate nel mondo, di cui 22 nell'Africa sub-sahariana) e ricorda che il preservativo resta "un'arma decisiva per la prevenzione". Anche il mondo scientifico si preoccupa di confutare la tesi del papa e cioé che i preservativi "aumentano i problemi". "Penso che il Papa sia stato informato da cattivi consiglieri - dichiara l'immunologo Ferdinando Aiuti da sempre impegnato nella ricerca e nella lotta a questa malattia -: la scienza ha dimostrato che i preservativi sono un'arma fondamentale contro l'Aids e tutte le malattie sessualmente trasmesse".
Fuori dal coro la World Women's Alliance for Life & Family (Wwalf) che il 20 e 21 marzo terrà in Vaticano la Prima Conferenza Internazionale su donna e diritti umani: considerare l'uso del preservativo come la panacea nella lotta all'Aids "denota o ignoranza o malafede", afferma la presidente Olimpia Tarzia, mettendo in guarda da "un inganno che induce, particolarmente le giovani generazioni, a una falsa sicurezza, esponendoli maggiormente al rischio". (ANSA)
....suggerirei al pastore tedesco di santa romana chiesa di occuparsi più degli impicci lugubri e taciuti del Vaticano che di una piaga tanto vasta ed ampia e ancora sconosciuta come il diffondersi del' AIDS.
Il preservativo ha l'unico intento di "preservare" da ogni tipo di malattia virale e/o da gravidanze non desiderate ed aiuta non solo i soggetti che compiono atti sessuali occasionali .
Imporre un veto dal sapore filomoralista, religioso e politico è un gesto incosciente e immorale compiuto ai danni di miliardi di esseri umani..
Chi bada solo al proprio orticello demagogico, condito di surrealtà e ipocrisie sociali e vuole lo sterminio forse a beneficio di chi poi guarirà questa malattia, non può permettersi di dichiararsi a favore della vita o di un Dio che protegge gli esseri umani...
Non è il matrimonio a dare la certezza di una vita sana e neanche l'orientamento sessuale, tant'è c secondo alcune recentissime statistiche chi si ammala di AIDS sono per lo più padri o madri di famiglia e in particolare c'è una crescita verso il femminile,purtroppo..
Demonizzare con frasi senza senso, del tipo " è peggio usarlo che non farlo" non solo è falso,ma inauditamente insensato.In cosa potrebbe essere peggiore un mezzo che tu stesso ritieni inutile?..
Piuttosto satrebbe meglio aiutare queste popolazioni a sconfiggere l'inefficenza delle loro istituzioni, non deprendadoli di ricchezze naturali, ma vendendosi anche una sola scarpa Prada indossata dal papa per aiutare una 70ina di quei poveri esseri umani in difficoltà.Le visite di convenienze e di forma lasciano il tempo che trovano.
Bene Grillini...ma stasera potevi evitarti il faccia a faccia con quell'idiota massone vaticanense di Povia..sputare sulla merda, non farà nascere mai un fiore..
Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera di Pino Nicotri
“Dato che sono l’autore del recente libro “Emanuela Orlandi, la verità: dai Lupi Grigi alla Banda della Magliana” (edito da Baldini, Castoldi e Dalai), ho aspettato che la notizia datata 9 marzo delle dimissioni del vescovo John Magee da responsabile della diocesi irlandese di Cloyne venisse seguita da alcune doverose considerazioni. Doverose, perché lampanti e capaci di collocare di diritto la figura di Magee nel contesto del “mistero” della scomparsa nel 1983 della bella sedicenne vaticana Emanuela Orlandi. La notizia è invece durata solo lo spazio di un mattino, relegata al basso rango di quelle della cronaca dei casi di pedofilia - vizio tristemente diffuso anche nel clero irlandese - e perciò lasciata appassire quando invece andrebbe sviluppata. Visto che non lo ha fatto nessuno, passate ormai quasi due settimane lo faccio io.
Magee è stato segretario privato di tre papi, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, alias papa Wojtyla. Del quale era il segretario privato anche quando di Emanuela si perde ogni traccia. E mentre Magee ne era il segretario privato, il responsabile dell’Anticamera di Wojtyla era il vescovo pedofilo gay Julius Paetz, mentre il Cappellano di Sua Santità era monsignor Bertani. Paetz verrà promosso in Polonia come vescovo di Poznan, donde però vari anni dopo ne verrà cacciato proprio quando stava ormai per essere promosso primate dell’intera Polonia. A causa del suo vizietto, infatti, il governo polacco pretenderà e otterrà il richiamo di Paetz in Vaticano per evitare l’onta della nomina a capo della Chiesa polacca di un collezionista di denunce per molestie sessuali verso troppi seminaristi. Bertani è invece il prelato che in una intercettazione telefonica della magistratura italiana lo si sente impartire al vice capo della sicurezza vaticana, Raul Bonarelli, l’ordine di mentire ai magistrati italiani che lo avevano convocato per interrogarlo come testimone del caso Orlandi.
Magee, Paetz, Bertani: un bel trio, non c’è che dire! Come si vede, non poca feccia circondava Karol Wojtyla, il papa che con fretta alquanto sospetta si vorrebbe “santo subito!”. Strano che di questa inquietante terna non parli mai per esempio il cardinale StanisÅ‚aw Dziwisz, segretario particolare di Wojtyla durante tutto il suo pontificato, pur essendo sempre così pronto a riferire ogni maraviglia edificante del suo ex principale. Ma andiamo per ordine.
Magee ha dovuto dimettersi per non avere mosso un dito durante i molti anni nel corso dei quali nella sua diocesi fioccavano gli allarmi e le denunce per episodi di pedofilia di sacerdoti ai danni di bambini e bambine. Nel 1999 a Ferns si suicida il parroco Sean Fortune, accusato di abusi sessuali multipli. E nel 2002 parte l’inchiesta governativa “The Ferns Report”, che come si vede prende il nome proprio dalla località del suicidio del parroco. Nello stesso anno ci sono le dimissioni del vescovo di Ferns, Brendan Comiskey, figura di grande spicco della Chiesa cattolica irlandese: è costretto a uscire di scena quando emerge che pur a conoscenza dei molti abusi perpetrati da preti della sua diocesi non aveva mosso un dito (né più e né meno come è successo un po’ dappertutto, negli Usa, in Australia, in Austria, ecc., e anche in l’Italia per esempio con il caso fiorentino del parroco pedofilo e stupratore Lelio Cantini, ma tralasciamo). Sempre nel 2002, la Chiesa irlandese è costretta a pagare ben 128 milioni di euro per risarcire le vittime, ma le indagini non si fermano. L’apposita commissione governativa dopo tre anni di lavoro ha messo assieme un vero e proprio “libro nero”. Le cifre sono da brivido: l’andazzo pedofilo e annessa omertà clericale duravano da almeno 40 anni, più di 100 i sacerdoti coinvolti, 350 le vittime, con vescovi compiacenti che - as usual - coprivano o al massimo trasferivano i preti, ma solo quelli colti in flagrante. Tant’è che il ministro per l’Infanzia, Brian Lenihan, ha dichiarato quello che in Italia nessun ministro o anche semplice parlamentare avrebbe mai il coraggio di dichiarare: «Il rapporto prova che nessuna azione fu intrapresa per proteggere bambini vulnerabili, per molti anni. Da parte di tutto il governo irlandese condanno nel modo più forte possibile il ripetuto fallimento e la grossolana trascuratezza di chi aveva incarichi di responsabilità nella diocesi».
Se Magee si è comportato così indegnamente nella sua diocesi della lontana Irlanda, perché mai avrebbe dovuto comportarsi meno indegnamente se avesse saputo di mele marce addirittura in Vaticano, cioè nel cuore della Chiesa? E se fosse giunto al suo orecchio qualcosa di compromettente riguardo la fine fatta da Emanuela Orlandi, figlia di un fattorino del papa, con abitazione in Vaticano a meno di 200 metri dal “palazzo apostolico”, perché mai Magee avrebbe dovuto evitare l’omertà che in Vaticano tutti hanno avuto? Il cardinale Silvio Oddi per esempio di cose compromettenti ne sapeva, ma ne ha parlato ai magistrati con ben 10 anni di ritardo, comunque solo in parte, sfumando i ricordi ed evitando accuratamente di fare nomi. Per non parlare del cardinale della segreteria di Stato Giovanni Battista Re, che ha rifiutato l’offerta di monsignor Francesco Salerno di darsi da fare per capire come e perché Emanuela fosse scomparsa. Offerta interessante, quella di Salerno, visto che lui si occupava di finanze vaticane, e quindi aveva contatti ovunque, dalle ambasciate a personaggi contigui alla banda della Magliana. Come per esempio quel don Piero Vergari che celebrò le nozze, il funerale e la sepoltura del boss Enrico De Pedis, “Renatino” per gli amici, addirittura nella basilica di S. Apollinare. Il cui edificio, guarda caso, è la continuazione del palazzo che ospitava la scuola di musica frequentata da Emanuela e proprietà del Vaticano.
E’ grazie alle omertà come quelle dei Magee, Bertani, Oddi, Re, ecc., e alle code di paglia dei Paetz, che si è potuto formare nel cuore del potere della Chiesa, cioè nelle immediate vicinanze dello stesso papa Wojtyla, la gigantesca omertà che ha seppellito Emanuela Orlandi sotto una montagna di menzogne e depistaggi. Il depistaggio infatti c’è stato fin dall’inizio, e la presenza di tutta questa bella gente spiega perché sia stato inaugurato a livelli impensabili. Infatti, assolutamente senza nessun indizio e anzi contro ogni evidenza, papa Wojtyla e il Vaticano in blocco hanno lanciato la tesi, o meglio il depistaggio, di due rapimenti: quello di Emanuela Orlandi e, cosa ancor più grave e incredibile, quello di Mirella Gregori, ragazza romana scomparsa un mese e mezzo prima di Emanuela senza che nessuno mai ne avesse rivendicato il “rapimento”.
Se fino a mezzogiorno di domenica 3 luglio, vale a dire 11 giorni dopo la scomparsa, si poteva sperare che Emanuela Orlandi - se davvero rapita - venisse lasciata libera di tornare a casa, dopo il pubblico appello di Wojtyla ovviamente non lo si poteva sperare più. Le parole pronunciate dal papa quel giorno equivalevano di fatto a una condanna a morte, per giunta reiterata per ben altre sette volte con altrettanti appelli pubblici nelle settimane successive. Dopo la sortita pubblica del papa gli ipotetici rapitori sarebbero stati braccati ovunque e da tutti, senza un attimo di respiro e senza più la possibilità di potersi nascondere ancora a lungo. E’ impossibile credere che nessuno in Vaticano, neppure il pontefice e la Segreteria di Stato, si rendesse conto delle conseguenze di quelle sortite, che costituiscono un caso unico, assolutamente eccezionale, nell’intera storia della Chiesa. Ed è evidente che il motivo per il quale monsignor Re rifiutava l’aiuto di monsignor Salerno poteva essere uno solo: sapeva che era ormai inutile, e che gli appelli del papa erano solo una messinscena. Concludere che Wojtyla e/o la Segreteria di Stato sapessero come in realtà stavano le cose – e cioè che ormai a Emanuela non poteva più essere fatto del male - è sconcertante, ma si tratta di una conclusione supportata in particolare, tra molti altri, da tre elementi, tutti documentati e interni al Vaticano. Il primo è la assoluta mancanza di iniziative per aprire reali canali di comunicazione con i “sequestratori”. Il secondo è la scelta di “lasciare le cose come stanno”, come decise appunto per esempio monsignor R. Il terzo è il muro di bugie e omertà nei confronti della magistratura italiana. Un atteggiamento speculare a quello dei “rapitori”: il Vaticano tace e mente, i “rapitori” non forniranno mai la benché minima prova di avere l’ostaggio.
Il pubblico e reiterato outing di Wojtyla ha innescato un romanzone. L’effetto immediato è stato convincere una nutrita schiera di mitomani, sciacalli e profittatori vari, compreso forse qualche furbacchione della banda della Magliana, a fare ognuno il proprio gioco per cercare di spillare quattrini avvalorando la montatura del “rapimento” prima e dei due “rapimenti” dopo. In seguito, l’effetto è stato anche spingere i servizi segreti dell’Europa comunista ad approfittare dell’occasione per scendere in campo con manovre di vario tipo. Berlino Est puntava a prendere due piccioni con una fava. Il primo era l’Operation Papst, Operazione Papa, commissionata da Mosca per creare diversivi utili ad aiutare i “fratelli” bulgari, che la non disinteressata pubblicistica non solo italiana presentava con insistenza come mandanti dell’attentato al papa per conto del Kgb, i servizi segreti sovietici dell’epoca. Il secondo consisteva nel mettere il più possibile in imbarazzo Wojtyla per indurlo a frenare la sua azione ostinata e decisa, condotta su molti fronti, a favore dei movimenti che in Polonia puntavano a staccare il Paese dall’Unione sovietica e a liberarlo anche dal comunismo. Insomma, una vera e propria battaglia della guerra fredda, esplosa nell’estate più calda della storia italiana.
A un quarto di secolo di distanza, il mistero della scomparsa della giovanissima Emanuela continua a registrare periodiche riesplosioni a base di “rivelazioni”, “certezze” e “supertestimoni” che rivelano immancabilmente il loro vero volto: depistaggi, falsi scoop e false speranze. Per usare le parole altrui, nel mio nuovo libro “Emanuela Orlandi, la verità” ho “passato al setaccio tutti gli elementi della vicenda e il torbido contesto in cui si è svolta, comprese le clamorose bugie del Vaticano, la compiacenza di inquirenti, il pressapochismo dei mass-media e le mene dei servizi segreti della Germania comunista. Il vuoto assoluto di verità nel gioco di specchi tra Vaticano e “rapitori” lascia spazio alle messinscene più varie, fino alle frottole e imprecisioni veicolate dai vari “Novecento” di Pippo Baudo, “Chi l’ha visto?”, ecc.”.
L’ultima bufala in ordine di tempo, vale a dire il “rapimento” di Emanuela realizzato da De Pedis per conto di Marcinkus, si presta molto bene a un rilancio ancora più intrigante e denso di “misteri”, cioè a un altro “Romanzo criminale” arricchito da una tomba da principe della Chiesa per un principe del crimine e dal rilancio in pista di un tipo come Marcinkus. Questi infatti, oltre che responsabile della sicurezza fisica di Wojtyla, era il dominus del limaccioso IOR, la banca del Vaticano causa del crack del Banco Ambrosiano e quindi di fatto anche del “suicidio” del suo grande capo Roberto Calvi. Pur raggiunto da un mai eseguito mandato di cattura della magistratura italiana per il caso Ambrosiano/Calvi, Marcinkus è stato addirittura promosso da Wojtyla governatore del Vaticano. Tirare in ballo l’ormai defunto Marcinkus, una sorta di Giulio Andreotti del Vaticano, è il classico cacio sui maccheroni e la banda della Magliana si presta molto bene a fare la parte dei maccheroni: due piccioni con una fava. Per anni e anni si è voluto avvalorare la pista, chiaramente fasulla, del rapimento di Emanuela fatto eseguire “dai sovietici” ai terroristi turchi dei Lupi Grigi per scambiare la ragazza con la scarcerazione di Alì Agca, il “lupo grigio” che nell’82 aveva sparato a Wojtyla in piena piazza S. Pietro “per incarico dei sovietici”. Ora invece si cerca di chiudere il caso sostituendo a un poveraccio ormai inutile come Agca addirittura un big come monsignor Marcinkus, che presenta il vantaggio di essere defunto e quindi non in grado di difendersi, e agli spelacchiati Lupi Grigi una banda della Magliana in grande spolvero: scomparsa sì da una vita, ma resuscitata e tirata a lucido da romanzi e film di successo con protagonisti di grido come Riccardo Scamarcio. Domani, chissà: forse si tireranno in ballo i cinesi o gli iraniani. In attesa magari dei marziani..
Che strano: nel mio libro indico anche dove – a detta di un mio informatore interno al Vaticano - Emanuela sarebbe morta la sera stessa della scomparsa, vale a dire in Salita Monte del Gallo. Un particolare del quale ho parlato ormai in varie interviste, compresa l’intera puntata andata in onda il 3 marzo del programma di Raitre “Le Storie – Diario italiano”, condotto da Corrado Augias. Eppure tutti fanno finta di nulla. Compresi i familiari e Federica Sciarelli di “Chi l’ha visto?”, che da anni tiene chiusa nei cassetti una mia intervista di oltre un’ora. Eppure per realizzarla mi aveva spedito una piccola troupe capeggiata da Fiore Di Rienzo. “Chi l’ha vista?” l’intervista? E chi l’ha bloccata?”
Caro Luca Argentero, la domanda fatale te la faccio subito, così ce la togliamo di torno: Com'è stato baciare Filippo Nigro in Diverso da chi?«Me lo chiedi sul serio?». Beh sì, m'aspetto una sberla, ma lo chiedo. «Per noi nessun problema, più perplessi gli astanti. Il primo intenso bacio l'abbiamo provato all'aria aperta, su una panchina durante la pausa e un passante se l'è presa molto, ci ha proprio insultati. Ma perplessi erano anche i componenti della troupe, dopo il lungo bacio nel parco s'è sentito un romanesco: "Ma davvero, ma no! lo non lo farei mai». Tutti a petto in fuori, una sana risposta machista». Argentero, che nel film di Umberto Carteni è Piero, «brillante trentacinquenne gay', innamorato pazzo di Remo (Filippo Nigro), è il nostro testimonial per la nuova collana Dvd "I capolavori del cinema gay". E non ha avuto dubbi sul fatto di interpretare ancora una volta il ruolo di un omosessuale dopo quello in Saturno contro. «Il tabù è sparito, star e attori non temono più di rovinarsi l'immagine. Qualche tentennamento però l'ho avuto, non volevo fossilizzanni nello stesso ruolo. A togliermi ogni dubbio ci ha pensato Ozpetek a cui ho chiesto consiglio. Mi ha detto: " se non ti poni queste domande per i ruoli da etero perché dovresti farlo per un personaggio gay? " Ha ragione, una parte si accetta per le possibilità che ti offre, non per i suo orientamento sessuale. Piero, poi, non è monolitico: si candida a sindaco di una conservatrice città del Nord Est, ma il partito della sinistra in cui milita (un clone del Pd. n.d.r), per stemperarne l'estremismo, gli mette al fianco una collega rigidamente centrata su casa, chiesa, famiglia. I due opposti fatalmente s'attraggono e lui, così strutturato nel suo universo gay, va in crisi perché ha tradito quella che considera (ed è) la sua norma- lità. Conclusione molto moderna: tornati insieme i due fidanzati maschi cresceranno il fi- glio di Remo». Plausibile? «Probabilmente non sul piano dell'incertezza sessuale, ma di sicuro sul piano della convivenza allargata: nel concetto di famiglia rientra l'idea di prendersi cura dell'altro, chiunque e comunque sia. E amore. Punto ». E' pomeriggio, Argentero prepara il minestrone e si prepara alla lezione di pianoforte. Interno caldo e borghese per questo ex ragazzo del Grande Fratello che non teme i ruoli rischiosi, un entusiasta, ricambiato, del cinema. Ha appena terminato le riprese de Il grande sogno, il film sul '68, di Michele Placido, a fianco di Riccardo Scamarcio, ma ha una predilezione per i ruoli brillanti, soprattutto dopo le ottime cri- tiche ottenute con Lezioni di cioccolato.
"I ruoli comici pongono maggiori ostacoli, sono più destabilizzanti, chiedono di più. Costruire Piero, uno che da solo ha strutturato il proprio mondo alternativo, era interessante: ho immaginato che arrivasse da una paese di montagna cacciato dal padre perche "meglio un figlio morto che gay». Ha lavorato sodo per trovare un equilibrio e di fronte alla passione per una donna il suo universo di certezze va in frantumi. Appassionante da raccontare». Lui che il cinema lo divora, in sala e in Dvd, è reduce dal suo periodo Ingmar Bergman, «una vera rivelazione », e per noi ha scoperto Querelle de Brest di Rainer Werner Fassbinder, uno dei film della nostra collezione, che l'ha lasciato stupito, affascinato. «Non so se ho capito tutto, ma non ha importanza perché visivamente è straordinario. Mi colpisce la mise en scène, l'artificio dell'ambientazione, l'eroismo sacrificale del protagonista. Quando incontri un vero film d'autore capisci che molto del cinema che vedi in realtà è solo televisione».
Momenti di culto nei capolavori del cinema gay che proporrà Ciak? «La malinconia finale di Heath Ledger in I segreti di Brokeback Mountain: in quel film sono sorpren- denti tutti e soprattutto Michelle Williams. Ang Lee ha il genio che gli consente di trarre il meglio dai suoi attori». Un talento che riconosce anche a Ferzan Ozpetek di cui ha rivisto Il bagno turco: «Le trame dei suoi film spesso non sono originali, ma non importa perché è la trama interna del personaggio che prende il sopravvento. Anche i ruoli di contorno assumono spessore, li vedi poco ma ne segui il percorso dietro le quinte. In questo è sensibilissimo, avendoci lavorato lo so molto bene. Del Bagno turco per me resta indimenticabile la scena in cui i due protagonisti spiano le ragazze nell'hammam, dentro il vapore». Lo informo che sui siti gay quasi tutti i sondaggi danno Maurice come film più amato. "La regia di James Ivory è sensualmente classica e racconta in modo impareggiabile il dolore di un amore "diverso" che non può esprimersi e realizzarsi. Ma a colpirmi di più è Another Country (La scelta) di Marek Kanievska, è irrestibile la comicità di Rupert Everett quando arbitra la partita di cricket e la sublime bravura di Colin Firth giovanissimo. Una vera scoperta, assieme al dolentedi Wong kar Wai che inizia come un'esplosione su quella esplicita scena di sesso gay».
Con naturalezza e libertà Argentero si augura che la sua commedia Diverso da chi? (sugli schermi il 20 marzo), supervisione dell'Arcigay, serva a far discutere in un paese come l'Italia dove sui temi dei diritti gay e delle coppie di fatto c'è un evidente vuoto legislativo. «Ma sono un po' scettico, il grande dibattito attorno al caso Eluana doveva mettere l'accento sul rispetto dei diritti umani e si è risolto in una rissa politica. La verità è che i diritti civili delle minoranze sono temi trascurabili e trascurati perché non trascinano interessi economici. Io invece penso che andrebbe insegnata a scuola questa frase di Sean Penn che mi ha molto colpito in Milk: "Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo». Happy Together
Marcello Pera scrive testi importanti, ma che nessuno legge. Questo gigante del pensiero fa il piazzista dei suoi libri dove può, anche in un luogo pubblico come l'Università di Pisa. Mentre Pera illustra il suo testo fondamentale: "Perché dobbiamo dirci cristiani" in Ateneo, i celerini manganellano gli studenti che protestano in strada. Tutto molto cristiano. Gli studenti pagano la retta universitaria, ma non possono assistere all'esibizione di Pera. Non si può criticare il senatore Pera del PDL, prima craxiano, poi psiconano, mantenuto in Parlamento da quattro legislature con i soldi dei contribuenti.
In tutta Italia si picchiano ragazzi che protestano, anche in modo vile come è avvenuto a Bergamo. Così non si può continuare. Prima o poi ci scappa il morto. Nessuno deve essere autorizzato a picchiare un cittadino inerme, soprattutto se indossa una divisa. Non c'è extraterritorialità per la violenza. Invito gli studenti universitari a illustrare le loro tesi in Parlamento, inizierei da: "Perché non dobbiamo dirci piduisti e neppure mafiosi". Nel frattempo senatori e deputati noti alle Forze dell'Ordine (più di un centinaio) potrebbero ricevere opportune cariche di alleggerimento della Celere.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
"Caro signor Grillo,
sono Edoardo, ho 22 anni, studio alla facoltà di Scienze Naturali di Pisa e collaboro come free lance con il giornale toscano "il Tirreno". Venerdì pomeriggio io e un amico ci siamo recati alla facoltà di Giurisprudenza per assistere all'incontro con il senatore Marcello Pera, il quale doveva presentare un libro. L'idea era quella di provare a fare qualche domanda, ma purtroppo le cose non sono andate così. Arrivati davanti alla facoltà, ci siamo uniti al sit-in di protesta, poichè la facoltà era stata blindata. I poliziotti in tenuta antisommossa non hanno permesso a noi studenti di entrare nella facoltà e hanno intimato il dietrofront. noi abbiamo fatto un cordone non violento e, a mani alzate, abbiamo continuato a chiedere a gran voce di darci la possibilità di partecipare al dibatittito... non l'avessimo mai fatto... come potrà rendersi conto dai video, è bastato un minuto perchè gli animi dei ragazzi della celere si infiammassero. Abbiamo subito tre cariche e molti ragazzi si sono fatti male. alcune ragazze hanno ricevuto manganellate sugli arti, io ho una mano lussata e molti giovani che non conoscevo si sono ritrovati con la testa rotta... io non la chiamo per chiederle solidarietà (o forse si), ma le persone che sono finite negli scontri non erano "facinorosi", bensì giovani studenti che erano li per caso: a pensi che all'ospedale ho incontrato due ragazzi di 18 anni, due studenti calabresi che vivono a Pisa per fare l'università da nenche sei mesi, apolitici, che volevano solo assitere al dibattito.... il fatto è questo ....oltra al danno la beffa.....è vero che nel video alcuni ragazzi hanno acceso un fumogeno....ma da qui a pensare che otto poliziotti si siano feriti mi viene da ridere....io c'ero...e non sono un violento.....più sono saliti i nostri ferit, più aumentavano quelli dei poliziotti..... il fatto è che dai video si vede che siamo stati aggrediti....eppure stanno incominciando a fioccare le denunce contro di noi (resistenza???) e la stampa nazionale ha riportato solo i feriti della celere ... io sono sconvolto signor Grillo, qui è sempre peggio... se persino una città con un forte animo di sinistra come Pisa incomincia a vedere queste cose vuol dire che qualcosa è definitivamente cambiato....io la prego di rispondermi, anche solo per dirmi "non mi interessa" , la prego davvero... sono tre giorni che non dormo....
Chiedo scusa per al lettera che riporta le notizie senza né capo nè coda ma mi sento ancora molto scosso....sul sito di Pisa notizie potrà visionare i video..." Edoardo
Leggi Pisa Notizie
Ucci, ucci sento odore di Gabriella Carlucci
La legge Carlucci e il controllo della Rete
Dopo Levi, Cassinelli, D'Alia è arrivata anche Gabriella Carlucci. La Rete va messa sotto controllo con ogni legge, con ogni scarto umano parlamentare. La scelta su chi deve fare la proposta di legge non è casuale. Meno sanno di Internet, meglio è. Se non sanno nulla, meglio ancora. Infatti, se discutere con una persona informata è un esercizio possibile, farlo con un idiota è sconsigliabile. Chi osserva da fuori vede due idioti che farneticano.
Ogni settimana un nuovo tentativo di imbavagliare, normalizzare, far sparire la Rete. E, ogni settimana, dovremmo confutare, spiegare, dimostrare, comparare, denunciare. Scusate la volgarità, ma questi hanno rotto il c...o. L'Italia ha milioni di disoccupati e i nostri dipendenti d'oro si preoccupano di applicare la censura all'unico strumento di informazione esistente. Pagati da noi, con leggi che non stanno né in cielo, né in terra. Gabry, la meno intelligente, delle sorelle Carlucci e per questo eletta nel PDL, vuole vietare a chiunque di immettere in maniera anonima in rete contenuti in qualsiasi forma. Dobbiamo discutere con quest'ammasso di pochi neuroni e cellulite? Con D'Alia che vuol far chiudere i siti d'autorità dal Ministero dell'Interno per presunti reati senza un giudizio della magistratura? Con la Carlucci che si occupa degli interessi delle corporation? Di una compagine di Governo nanotelevisiva con Mediaset che gli frana addosso giorno dopo giorno? Di Confalonieri che cita YouTube per 500 milioni di euro?
Chi scrive su un muro non è rintracciabile, chi scrive in Rete quasi sempre lo è. Il suo IP lo è. Nella maggior parte dei casi la Polizia Postale è in grado di identificarlo. Questi stanno delirando. La legge Pisanu chiede la carta di identità a chi si collega in Wi Fi. Nei parchi di New York, di Londra, di Parigi, di Madrid ci si collega a decine di reti Wi Fi da una panchina o sdraiati su un prato. Siamo l'unica nazione del mondo che è riuscita a invertire l'accesso a Internet. Nessuno è stato capace di tanto. Neppure la Cina o la Birmania. Il numero di famiglie che si collegano in Italia è diminuito nell'ultimo anno. In migliaia di comuni non arriva l'Adsl o, se è presente, ha la velocità di un doppino. Abbiamo investito miliardi nel digitale terrestre, una tecnologia morta, invece di diffondere Internet nelle scuole e nella pubblica amministrazione.
Se passano queste leggi mi rivolgerò all'Europa, le denuncerò per violazione dei diritti civili. Non mi fermerò. Non ci fermeranno.
Loro non molleranno mai ( ma gli conviene?). Noi neppure.
13 Marzo 2009
Lazzaretto Italia
Una stagione all'inferno
Un bambino italiano che frequenta l'asilo deve essere vaccinato. Un immigrato clandestino che entra in Italia non può essere curato. Il medico deve denunciarlo. Il clandestino spesso preferisce morire che essere espulso. Una ragazza nigeriana che si prostituiva è morta di tubercolosi ieri a Bari. Era in uno stadio avanzato con alta possibilità di contagio. I clienti e le persone che ha incontrato nelle ultime settimane potrebbero essersi ammalati del mal sottile. E' sufficiente un colpo di tosse.
L'emendamento della Lega che obbliga alla delazione il medico che visita un clandestino è una legge tafazzi. Una legge lazzaretto che ci riporta alla peste del Manzoni. Per scoprire un clandestino si mette a rischio la salute degli italiani. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Tra le malattie d'importazione vi sono tbc, scabbia, aids, colera, malaria, lebbra. Nei Paesi di origine degli immigrati la profilassi spesso non esiste, alcune malattie scomparse da noi, lì sono endemiche. La Lega è il partito dei nuovi untori. I monatti, quelli che portano via le carrette dei cadaveri per strada, sono invece del PDL.
Hanno inventato le malattie clandestine. In Italia ci sono migliaia di casi di tbc, una malattia diffusa in Romania e Bulgaria, Paesi comunitari. Va introdotto il passaporto sanitario per gli immigrati dai Paesi a rischio e fatto emergere il fenomeno della clandestinità. Chi è clandestino deve avere l'opportunità di curarsi. Il suo problema è il nostro. Il virus che ospita è un killer. Altro che stupri.
I bambini italiani sono vaccinati contro il morbillo e dall'est arriva la tbc senza controlli alla frontiera. Le porte della stalla Italia sono sempre aperte ai virus e il Governo riesce sempre a peggiorare la situazione. E' più forte di loro, in fin dei conti il vero virus degli italiani è in Parlamento.
La Campania VUOLE il NAPOLI PRIDE
Ai membri di i Ken
La Campania VUOLE il PRIDE a Napoli - dichiarazione di
Carlo Cremona presidente ass. i Ken ONLUS
Questa è la sintesi del primo incontro regionale dei
convocati dall’associazione i Ken a Napoli presso la sede
della CLM d N ieri pomeriggio.
“Sono molto entusiaste ed ottimista del clima attorno a
noi ed alla nostra idea di convocare un Napoli Pride
regionale che abbia più ambizioni insieme. Ovviamente si
parte dal riconoscimento dei diritti negati a gay lesbiche e
trans per poi affrontare tutti i temi delle culture
differenti dei gruppi sociali emergenti. Inoltre è voluta
per sostenere la partecipazione di Napoli al Roma Pride09 e
per informare sul Genova Pride.
La nostra parola d’ordine, condivisa da tutti e tutte è
SOLIDARIETA’ tra tutti e tutte a prescindere dalla propria
condizione, orientamento sessuale o religioso, di genere,
d’identità di genere, di razza e di cittadinanza.
Il nostro motto è AL NAPOLI PRIDE 09, Liberi Tutti e
Libere Tutte - Parità,Dignità, Laicità.
Vogliamo manifestare il nostro dissenso ad una idea di
società omologata e grigia e manifesteremo per dimostrare
che in ciascuno di noi c’è una ricchezza inalienabile e
differente necessaria per costruire la rinascita sociale e
culturale della nostra regione. E’ fondamentale il
sostegno della CGIL Napoli, degli Studenti Medi dell’UDS e
del Comitato Candelora Day di Avellino, storici alleati di i
Ken per le battaglie dei Nuovi Diritti, ad esse tanti nuovi
alleati da tante città della provincia di Napoli e della
Campania.
Insieme c’impegneremo per ampliare e condividere quanto
più possibile questa manifestazione.
Ci ha stupito, ma non troppo, l’assenza silente di alcuni
Enti Locali che dichiarano di essere schierati in prima
linea per la politiche di parità LGT, li esortiamo a
rompere gli indugi, perché il Pride non è una
manifestazione di qualcuno ma è e deve essere il luogo di
tutti e tutte.
Il Napoli Pride 09 rappresenta questa occasione, è una
proposta all’UNITA’ su di un medesimo obiettivo il
diritto Costituzionale all’essere soggetto di diritto, cui
si procederà coordinati e differenti,ciascuno e ciascuna
attraverso i propri linguaggi e le proprie modalità
ciascuno e ciascuna con la propria differenza”. Invitiamo
tutte le organizzazioni non violente e democratiche tutti
gli uomini e tutte le donne ad aderire al nostro sogno
scrivendo a info@i-ken.org per comunicarci il loro desiderio
di PARTECIPARE attivamente alla nostra ribellione civile ad
un modello di società che ci vorrebbe privati della nostra
dignità e della nostra umanità.
Dopo l'annuncio che il Gay Pride 2009 si farà a Genova il prossimo anno, a giugno, arrivano le prime reazioni politiche. Gianni Plinio, capogruppo regionale di An, ha annunciato stamattina che promuoverà un comitato denominato “Gay Pride a Genova? No grazie” e di aver chiesto al sindaco e al Presidente della Regione di non concedere i rispettivi patrocini alla manifestazione. “E’ una carnevalata oscena e blasfema che mortifica la città – dice Plinio - Occorre impegnarsi per tempo alfine di impedire per le vie genovesi una sconcia esibizione che, nelle più recenti edizioni, si è contraddistinta per becera immoralità e gratuite offese al Papa e alla Chiesa Cattolica . Secondo Plinio la scelta di organizzare a Genova la “Giornata dell’orgoglio omosessuale” è stata fatta come "provocazione nei confronti del Presidente della Cei Angelo Bagnasco che è anche l’Arcivescovo della città". "Sono certo che al Comitato per dire No al Gay Pride genovese - spiega il capogruppo di An - aderiranno tanti cittadini che, al di là delle singole appartenenze politiche, ritengono che una siffatta parata scollacciata di esibizionisti non giovi assolutamente alla causa gay che è tutt’altra cosa”. Sul fronte opposto interviene Antonio Bruno, capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale a Genova: "Appena si è diffusa la voce che l'evento si svolgerà a Genova - dice Bruno - subito si sono levati alti strilli da parte di fondamentalisti e pruriginosi uomini politici della destra". "Per quanto ci riguarda - dicono da Rifondazione - riteniamo che Genova sia in grado di poter gestire una manifestaizone politica come il Gay Pride, come negli anni passati è riuscita agestire adunate di alpini e la visita del Pontefice. Tutto il resto fa parte di una concezione autoritaria, perbenista e un po' complessata".
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